Negli ultimi anni il mercato degli oli vegetali esausti – provenienti da ristoranti, pizzerie, panifici e pub – è diventato sempre più redditizio. Si tratta di un settore legale e regolamentato, legato all’economia circolare: gli oli usati vengono raccolti gratuitamente, trattati attraverso processi chimici e trasformati in nuovi prodotti, come biocarburanti o lubrificanti industriali. Tuttavia, proprio il valore economico di questa filiera ha attirato anche l’interesse della criminalità organizzata.
Secondo diverse indagini giudiziarie, gruppi mafiosi avrebbero cercato di infiltrarsi nel sistema della raccolta e dello smaltimento degli oli esausti per trarne profitto. Tra i casi più recenti emerge un’inchiesta condotta dalla procura di Caltanissetta che ha portato all’emissione di 35 misure cautelari. Al centro delle indagini ci sarebbero i fratelli Alberto e Sergio Musto, ritenuti affiliati a Cosa nostra e attivi nel territorio di Niscemi, nel nisseno.
Un business apparentemente semplice ma molto redditizio
Stando alla ricostruzione degli inquirenti, i Musto avrebbero intuito le potenzialità economiche del settore e tentato di controllarlo in maniera capillare. Il loro obiettivo era monopolizzare la raccolta degli oli esausti nel territorio, imponendo ai commercianti locali accordi per il ritiro del materiale.
Il meccanismo era relativamente semplice: i due fratelli si occupavano direttamente della raccolta presso le attività commerciali – dalle rosticcerie alle pizzerie, fino ai locali specializzati in fritture – accumulando grandi quantità di olio in appositi contenitori. Successivamente, le aziende partner intervenivano solo per il ritiro finale, beneficiando così di un sistema già organizzato e di una clientela garantita.
Dalle intercettazioni emergerebbe chiaramente la convenienza economica dell’attività: per ogni 1.000 litri di olio raccolto, il guadagno oscillava tra i 400 e i 600 euro. Un margine significativo, soprattutto considerando la semplicità operativa del servizio.
Pressioni sul territorio e controllo del mercato
Secondo l’accusa, il controllo del settore non sarebbe avvenuto in modo concorrenziale, ma attraverso intimidazioni e pressioni tipiche delle organizzazioni mafiose. I commercianti di Niscemi sarebbero stati di fatto costretti a stipulare contratti con il sistema gestito dai Musto, limitando la libera scelta delle aziende di smaltimento.
L’obiettivo dichiarato, emerso dalle intercettazioni, era quello di “chiudere il cerchio” sul territorio, assicurandosi tutte le attività locali e impedendo l’ingresso di concorrenti non autorizzati.
I rapporti con le aziende del settore
Per portare avanti il progetto, i fratelli Musto si sarebbero appoggiati inizialmente a una società di Favara, la Think Green. Grazie alla mediazione del clan, l’azienda sarebbe riuscita a entrare nel mercato di Niscemi, sfruttando una rete di raccolta già strutturata.
Il rapporto, però, si sarebbe interrotto a causa di contrasti interni. In particolare, il responsabile della società sarebbe stato accusato di aver effettuato ritiri di olio senza il consenso preventivo del gruppo criminale, violando così gli equilibri stabiliti.
Dopo la rottura, sarebbe subentrata un’altra azienda, la Sicilgrassi di Catania. Secondo gli inquirenti, la società avrebbe avviato contatti con i Musto in seguito alla perdita di alcuni contratti nella zona di Niscemi. L’accordo sarebbe stato raggiunto rapidamente, permettendo la prosecuzione dell’attività con un nuovo partner commerciale.
Un settore vulnerabile alle infiltrazioni
Il caso di Niscemi si inserisce in un quadro più ampio che vede la criminalità organizzata interessata al settore dei rifiuti e del loro recupero. La gestione degli oli esausti, pur essendo un’attività apparentemente marginale, rappresenta infatti un segmento strategico dell’economia ambientale, con flussi di denaro costanti e possibilità di guadagni elevati.
Le indagini dimostrano come anche comparti legati alla sostenibilità possano diventare terreno fertile per attività illecite, soprattutto in contesti dove il controllo del territorio da parte delle organizzazioni criminali è radicato.




