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Omicidio a Capizzi, stangata del Riesame: i Frasconà Filaro restano tutti in carcere

Il Tribunale del Riesame di Caltanissetta, al termine della camera di consiglio tenutasi nella giornata odierna, ha rigettato il ricorso presentato dai legali di Antonino, Mario e Giacomo Frasconà Filaro, confermando integralmente l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Enna dopo la convalida del fermo.

I giudici hanno ritenuto sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari prospettate dagli inquirenti, ritenendo “non adeguate e non sufficienti” le argomentazioni difensive.

Le accuse e la ricostruzione dei fatti

I tre Frasconà Filaro – rispettivamente padre e due figli, di 48, 18 e 20 anni – sono indagati, a vario titolo, per omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva di armi, lesioni personali e ricettazione nell’ambito delle indagini sulla sparatoria avvenuta la sera del 1° novembre a Capizzi, in via Roma.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tre si sarebbero recati insieme sul luogo della sparatoria a bordo di un’autovettura. Giacomo (nella foto), ritenuto colui che ha materialmente esploso i colpi, avrebbe puntato una pistola Mauser calibro 6.35 – con matricola abrasa – tentando prima di colpire un giovane, per poi riuscire a far fuoco due volte.
Uno dei proiettili ha raggiunto il sedicenne Giuseppe Di Dio, deceduto poco dopo a causa di una gravissima emorragia. Un ventiduenne del luogo è stato invece colpito a una gamba e trasportato all’ospedale di Nicosia.

Le dichiarazioni degli indagati

Durante l’udienza di convalida del 5 novembre, Giacomo si è avvalso della facoltà di non rispondere, rilasciando solo una dichiarazione spontanea: ha affermato che né il padre né il fratello fossero al corrente del fatto che fosse armato e intenzionato a cercare un coetaneo con cui aveva avuto precedenti contrasti.
Antonino e Mario hanno confermato tale versione, sostenendo che il ventenne avesse chiesto di essere lasciato davanti a un bar per “bere una birra e calmarsi”. Gli inquirenti, tuttavia, hanno evidenziato alcune incongruenze con le dichiarazioni rese dalla madre poco dopo il fermo.

Il Tribunale del Riesame

ll Riesame ha evidenziato la gravità del quadro indiziario, ritenuto al momento “coerente e non scalfito” dalle dichiarazioni difensive; il rischio concreto di inquinamento probatorio, poiché alcune testimonianze ritenute decisive devono ancora essere acquisite in forma protetta; il pericolo di fuga, alla luce della dinamica dei fatti e del comportamento successivo agli spari; l’esigenza di tutela della collettività, considerata l’estrema gravità dei reati contestati.
Per queste ragioni, il Tribunale ha disposto che i tre indagati rimangano in carcere, rigettando integralmente l’istanza dei difensori. Tra 10 giorni verranno rese note le motivazioni

La posizione della difesa

L’avvocato Felice Lo Furno, legale dei tre indagati, aveva sostenuto che Giacomo fosse stato vittima poco prima di un’aggressione e di un pestaggio, circostanza che – secondo la tesi difensiva – avrebbe influito sul suo stato emotivo e sul gesto successivo.

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