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Operazione “Illusione”: dieci condanne in primo grado. Al centro un “pastificio fantasma” e l’Itar s.r.l.

Si è concluso ieri, con dieci condanne, il processo di primo grado relativo all’operazione denominata “Illusione”, l’inchiesta partita nel 2021 e condotta dalla Guardia di finanza della Tenenza di Patti su delega della Procura della Repubblica della stessa città. I reati contestati al gruppo – a vario titolo e secondo l’impostazione accusatoria – vanno dall’associazione a delinquere alla truffa aggravata, fino all’uso di false fatturazioni e alla frode fiscale.

Il collegio del Tribunale di Patti, presieduto da Ugo Scavuzzo con le giudici Eleonora Vona e Gioanna Ceccon, ha inflitto pene che vanno dai due ai quasi nove anni di reclusione. In dettaglio il dispositivo del giudice ha condannato: Giuseppe Stancampiano Pizzo a 8 anni e 8 mesi; Cristian Lembo a 5 anni e 10 mesi; Antonino Procopio a 2 anni e 6 mesi; Antonio Cannavò a 2 anni e 6 mesi; Marco Mondello a 2 anni e 4 mesi; Giuseppina Triolo a 3 anni e 2 mesi; Simone Mondello a 2 anni e 8 mesi; Giovanni Ross Iannello a 3 anni e 6 mesi; Doriana Biundo a 2 anni e 4 mesi; Mirko Ceraolo a 2 anni e 4 mesi.

I destinatari delle misure – residenti tra Patti, Gioiosa Marea, Piraino e Montagnareale – erano finiti sotto la lente degli investigatori già nell’operazione del settembre 2021, quando le Fiamme Gialle svelarono una rete di società “cartiere” e un articolato sistema di fatturazioni per operazioni inesistenti. L’indagine originaria evidenziò l’uso di documentazione contabile fittizia e la presunta indebita percezione di risorse pubbliche.

Al centro dell’inchiesta compare la Itar s.r.l. con sede a Montagnareale, beneficiaria — secondo gli atti ricostruiti dagli inquirenti — di finanziamenti ottenuti tramite il Fondo centrale di garanzia della Banca del Mezzogiorno (Mediocredito Centrale) per la realizzazione di un pastificio in un ex opificio di Agira, destinato sulla carta alla produzione di pasta biologica di alta qualità. Sul terreno, tuttavia, le verifiche dei finanzieri avrebbero riscontrato una struttura largamente incompiuta e attività produttiva quasi inesistente, circostanza che ha dato corpo all’ipotesi di un “pastificio fantasma” usato per giustificare l’erogazione e l’immissione di risorse.

Le indagini del 2021 evidenziarono anche numeri rilevanti: movimentazioni di fatture considerate false per importi complessivi molto elevati (articolate attorno a cifre dell’ordine di decine di milioni di euro nella ricostruzione dei flussi contabili) e sequestri patrimoniali cautelari per alcune centinaia di migliaia di euro; gli inquirenti hanno inoltre parlato di oltre un milione di euro di contributi pubblici ritenuti indebitamente percepiti.

Come sarebbe stato il meccanismo contestato

Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema si reggeva su una combinazione di società cartiere, emissione e scambio di fatture per operazioni inesistenti e l’impiego di tali documenti per:

  • giustificare richieste e ottenere finanziamenti agevolati;
  • abbattere imponibili fiscali attraverso fatture fittizie;
  • trasferire e “ripulire” risorse all’interno di una rete chiusa di soggetti economici.
    Tutto ciò, rimarcano gli inquirenti, avrebbe permesso la distrazione di risorse pubbliche destinate a investimenti realmente produttivi.

Conseguenze giudiziarie e prossime tappe

Le condanne pronunciate ieri sono di primo grado: come previsto dal codice di procedura penale, le sentenze possono essere impugnate in appello dalle parti. La decisione del Tribunale di Patti segna comunque un passaggio processuale importante, che nelle motivazioni (allegate alla sentenza) dovrà chiarire il quadro probatorio ritenuto decisivo dal collegio e le ragioni che hanno portato alle singole quantificazioni di pena.

Per la comunità e per le imprese

Il caso riporta al centro del dibattito locale il tema del controllo sui fondi pubblici e sulle procedure di accesso a finanziamenti agevolati: la vicenda dell’Itar s.r.l. e del presunto “pastificio fantasma” costituisce un monito sulla necessità di vigilanza sulle pratiche amministrative e contabili e sull’importanza di verifiche preventive e periodiche più stringenti per progetti finanziati con risorse pubbliche.

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