Si chiude con otto condanne e alcune assoluzioni il processo di primo grado nato dall’operazione “Majari”, l’inchiesta che nel 2020 aveva acceso i riflettori su un presunto sistema di truffe ed estorsioni costruito attorno alla promessa di liberare le vittime da malocchi, negatività e pericoli imminenti attraverso pratiche esoteriche e rituali magici.
Il collegio del Tribunale di Patti, presieduto da Monica Marino con a latere i giudici La Spada e Corona, ha pronunciato una sentenza che accoglie in larga parte l’impianto accusatorio della Procura, riconoscendo l’esistenza di un’associazione per delinquere che avrebbe operato principalmente tra Patti e Santo Stefano di Camastra, sfruttando paure, fragilità emotive e condizioni di particolare vulnerabilità delle persone coinvolte.
La condanna più pesante
La pena più elevata è stata inflitta a Elvira Parisi, 65 anni, di Santo Stefano di Camastra, condannata a sei anni e quattro mesi di reclusione. Per i giudici sarebbe stata una delle figure centrali del sodalizio criminale, ritenuta responsabile non soltanto del reato associativo ma anche di due episodi di truffa e di un’estorsione ai danni di tre diverse vittime.
Secondo l’accusa, le persone finite nella rete dell’organizzazione venivano convinte di essere colpite da influenze negative, maledizioni o presunti pericoli che incombevano sulla loro vita o su quella dei propri familiari. A quel punto venivano prospettati rituali, pratiche esoteriche e interventi “spirituali” per eliminare tali minacce, dietro il pagamento di somme di denaro che, in alcuni casi, sarebbero progressivamente aumentate fino a diventare particolarmente consistenti.
Le altre condanne
Per il reato di associazione per delinquere e per ulteriori episodi di truffa o estorsione sono stati condannati:
- Gino Paterniti, 54 anni, di Tortorici, a quattro anni di reclusione e 1.500 euro di multa;
- Lidia Messina, 58 anni, di Santo Stefano di Camastra, a tre anni e otto mesi;
- Teresa Prinzi, 58 anni, anch’essa di Santo Stefano di Camastra, a tre anni e sei mesi di reclusione e 1.500 euro di multa.
Per la sola partecipazione all’associazione per delinquere sono stati invece condannati:
- Dorina Negru, 36 anni;
- Gaetano Capra, 74 anni;
entrambi a tre anni di reclusione.
Due anni e sei mesi sono stati inflitti a Francesco Ranno, 37 anni, residente a Santo Stefano di Camastra.
Infine Rosario Lombardo Facciale, 37 anni, di Torrenova, è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione e mille euro di multa per un singolo episodio di truffa.
Il risarcimento alle vittime
Particolarmente significativo il capitolo relativo alle parti civili.
Ad eccezione di Rosario Lombardo Facciale, tutti i condannati dovranno risarcire i danni alle due persone che si sono costituite nel processo. Il Tribunale ha disposto il pagamento immediato di due provvisionali, una di 100 mila euro e l’altra di 75 mila euro, somme che anticipano il risarcimento definitivo che sarà quantificato in separata sede civile.
Si tratta di importi che testimoniano come il danno riconosciuto non sia stato soltanto economico, ma anche morale e psicologico, considerando il forte stato di soggezione e dipendenza nel quale, secondo l’accusa, sarebbero state indotte le vittime.
Le assoluzioni e le motivazioni attese
La sentenza non ha tuttavia confermato integralmente tutte le contestazioni formulate dalla Procura. Per alcune ulteriori imputazioni di truffa il Tribunale ha pronunciato l’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”, escludendo dunque la sussistenza degli elementi necessari per affermare la responsabilità penale.
Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni. Sarà proprio dalla lettura delle oltre attese motivazioni che sarà possibile comprendere quali elementi probatori abbiano convinto il collegio a riconoscere l’esistenza dell’associazione per delinquere e quali, invece, abbiano portato all’assoluzione per alcuni capi d’imputazione.
Un fenomeno che colpisce le persone più fragili
La vicenda giudiziaria assume un rilievo che va oltre i singoli fatti contestati. Negli ultimi anni, infatti, le forze dell’ordine e la magistratura hanno registrato in diverse parti d’Italia un numero crescente di procedimenti legati alle cosiddette “truffe esoteriche”.
Si tratta di raggiri che fanno leva sulla paura, sulla solitudine e sulle difficoltà personali delle vittime. Chi attraversa un momento di crisi familiare, una malattia, problemi economici o sentimentali può diventare particolarmente vulnerabile a chi promette soluzioni immediate attraverso presunti poteri soprannaturali.
Il caso “Majari”, per dimensioni investigative e per il riconoscimento giudiziario dell’esistenza di una struttura associativa, rappresenta uno dei procedimenti più rilevanti celebrati negli ultimi anni nel comprensorio dei Nebrodi. Un processo che, in attesa degli eventuali sviluppi nei successivi gradi di giudizio, segna un punto fermo nella lotta contro forme di sfruttamento che utilizzano la superstizione e la fragilità umana come strumenti di profitto.




