Si è svolto nel tardo pomeriggio di oggi, al Sacro Cuore, la conferenza stampa pubblica per presentare la diffida stragiudiziale, a cittadini e giornalisti, lanciare una mobilitazione popolare che ha lo scopo di rendere questa estate più calda del solito, se da Palermo non arriveranno risposte immediate, a partire dalla riapertura completa del Pronto Soccorso.
Un atto, quello spiegato agli intervenuti, che pesa come un macigno sulla gestione sanitaria della Regione Sicilia e dell’ASP di Messina. Una diffida stragiudiziale durissima, notificata nei giorni scorsi, rompe il silenzio sulla drammatica condizione dell’Ospedale di Sant’Agata Militello e denuncia a chiare lettere lo smantellamento sistematico di uno dei pochi presidi sanitari pubblici del comprensorio dei Nebrodi.
A firmarla sono stati la Presidente dell’Assemblea Permanente per l’Ospedale Sant’Agata e Salute Pubblica dei Nebrodi e i consiglieri comunali di minoranza del Comune di Sant’Agata di Militello, in un’azione congiunta e senza precedenti, che richiama le istituzioni regionali – sanitarie e politiche – alle loro responsabilità, anche in sede penale.
L’atto è stato trasmesso ufficialmente all’Assessore regionale alla Salute, Giovanna Faraoni, al Presidente della Commissione Sanità dell’ARS, on. Pippo Laccoto, a tutti i membri della Commissione, nonché al Direttore generale dell’ASP di Messina, Giuseppe Cuccì, per quanto di rispettiva competenza. Copia è stata inviata anche alle Procure della Repubblica di Patti, Messina e Palermo affinché venga avviata ogni necessaria indagine penale nei confronti delle precedenti governance dell’ASP e si vigili sul corretto operato dei soggetti oggi coinvolti nel processo di riforma della rete ospedaliera.
Un intero comprensorio senza ospedale
L’Ospedale di Sant’Agata – un tempo presidio strategico per oltre 100 mila abitanti, tra costa e aree interne – è oggi ridotto a un guscio vuoto: Ostetricia chiusa, Cardiologia ridotta al minimo, Pronto Soccorso operante solo per codici rossi, personale sanitario in costante emergenza, reparti accorpati o desertificati.
E mentre il PNRR stanzia miliardi per la sanità, nei territori fragili si cancellano i presidi, si negano i diritti e si alimenta lo spopolamento. L’ennesima beffa a danno delle aree interne, che in Sicilia sembrano ormai escluse da qualsiasi visione strategica.
Violazioni gravi del diritto alla salute
L’atto di diffida spiegato in ogni sua parte non è solo una denuncia politica: è un’analisi giuridica rigorosa, che elenca violazioni gravi e sistematiche della Costituzione italiana (art. 32), dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), e degli standard ospedalieri nazionali previsti dal DM 70/2015.
Si afferma chiaramente che la Regione Sicilia ha scientemente escluso l’Ospedale di Sant’Agata dalla proposta di nuova rete ospedaliera che dovrà sostituire quella – ormai superata – del 2019, oggi all’esame della Commissione Sanità dell’ARS. Una scelta che, di fatto, lascia senza assistenza un’area estesa, orograficamente complessa e demograficamente fragile.
Particolarmente grave è la chiusura del punto nascita: le donne incinte sono costrette a percorrere decine di chilometri per partorire. Un arretramento di trent’anni, mentre il resto d’Europa parla di sanità di prossimità e diritti territoriali.
Una proposta concreta, non solo denuncia
A differenza della sterile retorica istituzionale, l’atto spiegato dal consigliere comunale e avvocato Paolo Starvaggi, propone soluzioni concrete: si chiede il rilancio dell’Ospedale di Sant’Agata come Ospedale di Base, con tutti i servizi previsti per legge, un rafforzamento strutturale del Pronto Soccorso e la piena funzionalità dei reparti attualmente ridotti. L’obiettivo: garantire assistenza sanitaria dignitosa per almeno 100 mila persone.
Si sottolinea che, senza interventi immediati, la popolazione verrà esposta a un rischio oggettivo per la vita, incompatibile con le garanzie minime imposte dall’art. 32 della Costituzione e da molteplici disposizioni di legge.
Non meno forte la critica alla politica locale, che – secondo i firmatari – “non ha mai mosso un dito a tutela dell’Ospedale”, alimentando nei fatti il disegno di smantellamento. Si denuncia inoltre il sospetto di un disegno preordinato: indebolire il pubblico per fare spazio alla sanità privata a pagamento, e alla Fondazione Giglio, la cui presenza – si afferma – ha prodotto “effetti opposti ai proclami iniziali”, aggravando lo stato del presidio.
Procure allertate, istituzioni sotto osservazione
Il passaggio più forte dell’atto è quello che chiama in causa la magistratura: le Procure di Patti, Messina e Palermo sono state investite del compito di verificare eventuali responsabilità penali passate e vigilare sul futuro, in particolare nella fase di approvazione della nuova rete ospedaliera. Se qualcuno ha scientemente abbandonato l’ospedale, potrebbe risponderne davanti alla legge.
Politici assenti, cittadini presenti
Mentre i palazzi tacciono o si rifugiano dietro la burocrazia, i cittadini hanno scelto la via della legalità e della resistenza civile. “Non staremo più a guardare mentre chiudono i presidi e abbandonano le comunità interne”, è il messaggio forte e chiaro dei promotori.
Comitato, Gruppo di minoranza consiliare e cittadini sono già in fervente movimento. Il documento è ora agli atti delle autorità competenti. La palla è nelle mani della Regione. Ma questa volta – assicurano – non ci sarà silenzio. Perché questo non è solo un problema sanitario. È una questione di giustizia sociale e dignità territoriale. Un popolo che viene privato del diritto alla salute ha il diritto – e il dovere – di ribellarsi.




