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Ospedali di Leonforte e Sant’Agata di Militello, due battaglie per un solo diritto: essere curati senza pagare il prezzo della periferia

Un’interrogazione chiede di restituire al reparto di Medicina del “Ferro-Branciforti-Capra” spazi separati dal Pronto soccorso. Un’audizione urgente all’Ars punta invece alla riapertura di Ginecologia, Ostetricia e Punto nascita nel presidio dei Nebrodi. Vicende diverse che pongono la stessa domanda alla Regione: il diritto alla salute può dipendere dal luogo in cui si vive?

Due ospedali, due territori e due criticità apparentemente differenti. A Leonforte la battaglia riguarda la collocazione del reparto di Medicina e la necessità di separarlo funzionalmente dagli ambienti e dai percorsi del Pronto soccorso. A Sant’Agata di Militello torna invece al centro del confronto politico la riapertura di Ginecologia e Ostetricia e del Punto nascita.

A unire le due vicende è la sostanza delle iniziative intraprese all’Assemblea regionale siciliana: chiedere alla Regione e alle Aziende sanitarie di garantire non una sanità soltanto formalmente presente, ma servizi realmente accessibili, sicuri e adeguatamente organizzati.

Dietro la disposizione di alcuni locali o la sospensione di un reparto non ci sono soltanto questioni amministrative. Ci sono pazienti, famiglie, donne in gravidanza e operatori sanitari. E c’è un diritto costituzionale la cui effettività, soprattutto nei territori periferici e montani, finisce spesso per essere misurata attraverso i chilometri da percorrere, i tempi di attesa, la disponibilità del personale e persino la separazione degli spazi ospedalieri.

Leonforte, chiesto il ritorno di Medicina nella precedente collocazione

Sul presidio ospedaliero “Ferro-Branciforti-Capra” di Leonforte è stata presentata un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al presidente della Regione e all’assessore regionale alla Salute. L’iniziativa parlamentare nasce dalle criticità segnalate nell’attuale sistemazione del reparto di Medicina, collocato in spazi nei quali si sarebbe determinata una commistione, almeno parziale, con le attività e i percorsi propri del Pronto soccorso.

Non è una semplice disputa sulla distribuzione delle stanze. Un Pronto soccorso deve poter contare su percorsi organizzati per l’accoglienza, il triage, la valutazione clinica, la presa in carico dei pazienti e la gestione delle emergenze. Un reparto di Medicina risponde invece alle esigenze della degenza ordinaria, della continuità assistenziale, del riposo e della riservatezza delle persone ricoverate, oltre che al regolare svolgimento delle attività mediche e infermieristiche.

La coesistenza tra funzioni così diverse viene ritenuta potenzialmente problematica per l’organizzazione dei servizi, la gestione dei flussi, la privacy dei pazienti e le condizioni di lavoro del personale sanitario. L’interrogazione non afferma che si siano già verificati danni o eventi avversi. Solleva però una questione organizzativa che, proprio perché investe la sicurezza e la qualità dell’assistenza, richiede una verifica ufficiale e una risposta non più rinviabile.

L’attuale collocazione di Medicina sarebbe stata determinata anche da una programmata riorganizzazione degli spazi del presidio di Leonforte, collegata alla prospettata destinazione di alcuni locali ad altri servizi. Tra le ipotesi vi sarebbe stato il trasferimento nell’ospedale della Residenza sanitaria assistenziale di Pietraperzia. Nel corso di successive interlocuzioni istituzionali sarebbe tuttavia emersa la possibilità che la RSA non venga più trasferita a Leonforte. Le amministrazioni locali avrebbero infatti riferito che sono in corso lavori di riqualificazione su un’altra struttura situata nel Comune di Pietraperzia, individuata come possibile sede della Residenza sanitaria assistenziale.

Qualora questa circostanza venisse confermata, verrebbe meno almeno una delle ragioni organizzative utilizzate per giustificare la diversa destinazione degli spazi precedentemente occupati da Medicina. Il sindaco e l’assessore alla Sanità del Comune di Leonforte hanno già rappresentato più volte la necessità di riportare il reparto nella collocazione precedente e di garantire una netta separazione funzionale dal Pronto soccorso. Alle interlocuzioni avviate, però, non sarebbe ancora seguita una determinazione definitiva dell’Asp di Enna.

L’iniziativa parlamentare chiede quindi al Governo regionale di chiarire quale sia l’attuale organizzazione del presidio, se il trasferimento della RSA di Pietraperzia sia stato definitivamente accantonato e quali decisioni siano state assunte dall’Asp sull’utilizzo degli spazi disponibili. Viene inoltre domandato se la sistemazione attuale sia considerata compatibile con le esigenze di sicurezza, appropriatezza organizzativa, tutela della privacy e qualità dell’assistenza, nonché quali interventi e quali tempi siano previsti per ristabilire una separazione effettiva tra Medicina e Pronto soccorso.

A firmare l’interrogazione sono stati i deputati regionali Sebastiano Venezia, Michele Catanzaro, Giovanni Burtone, Valentina Chinnici, Antonino Cracolici, Emanuele Dipasquale, Mario Giambona, Calogero Leanza, Dario Safina, Ersilia Saverino e Tiziano Spada.

Sant’Agata di Militello, chiesta un’audizione urgente sul Punto nascita

Un’altra iniziativa parlamentare riporta all’attenzione dell’Ars il futuro dell’ospedale di Sant’Agata di Militello e, in particolare, la riapertura e il potenziamento del reparto di Ginecologia e Ostetricia e del Punto nascita. Il 1° settembre 2026 i deputati regionali del gruppo “ControCorrente – Ismaele La Vardera Presidente”, Ismaele La Vardera, Alessandro De Leo, Jose Marano e Carlo Gilistro, hanno chiesto al presidente della VI Commissione “Servizi sociali e sanitari” la convocazione di un’audizione urgente.

L’ospedale santagatese rappresenta un riferimento sanitario fondamentale per il comprensorio nebroideo e per una popolazione di oltre centomila cittadini distribuiti nei numerosi Comuni afferenti ai Distretti sanitari di Sant’Agata di Militello e Mistretta. Da anni il territorio manifesta preoccupazione per il progressivo depotenziamento dei servizi e per la mancata piena operatività di Ginecologia, Ostetricia e del Punto nascita. Una condizione che genera particolare apprensione tra le donne in gravidanza e le famiglie residenti nei Comuni dei Nebrodi.

La geografia, in questo caso, non rappresenta un elemento secondario. Numerosi centri si trovano in aree montane, lungo una rete viaria complessa e con collegamenti non sempre agevoli verso gli ospedali alternativi. Le distanze, pertanto, non possono essere valutate soltanto in chilometri, ma devono essere misurate nei tempi effettivi necessari per raggiungere una struttura capace di assicurare assistenza.

È questo il punto politico e sanitario centrale. Un Punto nascita non può essere riaperto limitandosi a rimettere una targa sopra una porta. Servono medici, ostetriche, infermieri, turni sostenibili, servizi collegati, percorsi d’emergenza e condizioni di sicurezza. Allo stesso tempo, però, la sua mancata operatività non può essere giustificata attraverso criteri astratti, soglie numeriche o generiche esigenze di razionalizzazione senza dimostrare che gli altri presidi siano realmente in grado di garantire un’assistenza tempestiva alle donne dei Nebrodi.

La sicurezza non può essere invocata soltanto per sospendere o ridimensionare un servizio. Deve essere garantita anche successivamente, chiarendo dove debbano recarsi le pazienti, quanto tempo occorra per arrivare, quale struttura sia chiamata ad accoglierle e con quale capacità operativa. La richiesta di audizione raccoglie anche la mobilitazione portata avanti dal Comitato civico di volontariato “Alcara una strada per ripartire”, che, insieme ad associazioni, professionisti e rappresentanti della società civile, ha sottoposto alle istituzioni regionali le preoccupazioni avvertite dalla popolazione.

La proposta è quella di convocare in Commissione l’assessore regionale alla Salute, i dirigenti competenti dell’assessorato, il direttore generale dell’Asp di Messina, i vertici dell’ospedale di Sant’Agata di Militello, i rappresentanti del personale sanitario, i sindaci dei Comuni nebroidei, il Comitato civico, le associazioni impegnate nella difesa del diritto alla salute e le organizzazioni professionali e sindacali del comparto.

L’audizione dovrà servire a verificare quali condizioni strutturali, organizzative e di personale siano necessarie per riaprire il reparto e il Punto nascita, ma anche a conoscere programmi, risorse e tempi previsti dall’amministrazione regionale e dall’Asp di Messina.

Il diritto alla salute non è uguale se l’accesso alle cure è diseguale

Le battaglie di Leonforte e Sant’Agata di Militello mostrano due aspetti della stessa fragilità. Nel primo caso, il diritto alla salute si gioca all’interno dell’ospedale: nella qualità degli ambienti, nella separazione dei percorsi, nella riservatezza dei pazienti e nelle condizioni nelle quali medici e infermieri sono chiamati a lavorare. Nel secondo caso si misura nella possibilità stessa di trovare un reparto aperto e raggiungibile quando una gravidanza richiede assistenza. Da una parte, quindi, c’è il diritto a essere curati in spazi adeguati. Dall’altra, il diritto a non dover affrontare distanze eccessive per accedere a un servizio essenziale.

La tutela della maternità, della salute della donna e del neonato è una componente del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Ma il principio costituzionale non può rimanere sospeso tra una riorganizzazione annunciata, un reparto trasferito e una riapertura continuamente rinviata. La sanità territoriale, del resto, raramente viene smantellata con una sola decisione clamorosa. Più spesso arretra attraverso passaggi successivi: un reparto spostato, un servizio sospeso, alcuni locali destinati ad altro, un organico non completato, un’attività ridotta e una riapertura rinviata.

Ogni scelta, osservata singolarmente, può apparire provvisoria o tecnicamente giustificabile. La somma di queste decisioni, però, può trasformare un ospedale formalmente aperto in un presidio progressivamente meno capace di rispondere ai bisogni della comunità. L’interrogazione su Leonforte e la richiesta di audizione su Sant’Agata di Militello hanno il merito di portare le rivendicazioni dei territori dentro le istituzioni regionali. Ma l’iniziativa politica rappresenta soltanto il primo passaggio.

Un’interrogazione non separa materialmente due reparti. Un’audizione non assume medici e non riapre un Punto nascita. Entrambe servono a ottenere risposte. E saranno realmente utili soltanto se quelle risposte conterranno decisioni verificabili, responsabilità precise, risorse, cronoprogrammi e scadenze. A Leonforte bisognerà chiarire se esistano ancora le ragioni che hanno determinato il trasferimento di Medicina e se l’attuale convivenza con il Pronto soccorso sia realmente compatibile con la sicurezza dei pazienti e degli operatori.

A Sant’Agata di Militello occorrerà dire quali condizioni manchino per riattivare pienamente Ginecologia, Ostetricia e Punto nascita, se sia possibile colmarle, con quali risorse e in quanto tempo. Qualora la riapertura non fosse ritenuta possibile, la Regione dovrebbe spiegare con altrettanta precisione in che modo intenda garantire alle donne dei Nebrodi un’alternativa sicura, accessibile e tempestiva.

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