Seduto nel confessionale, con le mani sulle guance e lo sguardo sornione di chi ha visto tanto ma non ha perso la voglia di scherzare con la vita, Padre Pippo Mammana ci regala uno scatto che – come si direbbe oggi – “fa il giro dei social”. Il suo commento? Semplice e geniale: “Aspettando i penitenti”. E in quell’attesa c’è tutta l’ironia di un uomo che sa abbracciare il mondo con tenerezza, fede e – perché no – una buona dose di umorismo siciliano.
L’immagine, condivisa inizialmente in maniera informale, fa sorridere e viene commentata da tanti utenti. E non è passata inosservata nemmeno a noi giornalisti. È così che Padre Pippo è finito su un articolo di giornale: non per uno scandalo o una polemica, ma per qualcosa di decisamente più raro – per la sua capacità di comunicare la fede con un sorriso, per l’umanità che traspare anche in un momento d’attesa, e per il modo genuino con cui riesce a essere vicino alla gente. In un’epoca dove l’immagine vale spesso più delle parole, questo scatto è diventato un simbolo potente: quello di una Chiesa che sa ascoltare, aspettare e – quando serve – anche ironizzare.
Ma dietro a quell’immagine simpatica, c’è molto di più. C’è un sacerdote che ha attraversato decenni di storia con passo fermo, spirito libero e cuore grande. Padre Pippo, originario di Castel di Lucio, sin da piccolo, sa trasformare l’ordinario in straordinario: educato, gentile, altruista, con una naturale predisposizione a donarsi agli altri.
Il suo percorso di studi, dall’Istituto Magistrale di Sant’Agata di Militello fino alla laurea in Lettere a Palermo, è punteggiato da esperienze decisive per la sua formazione umana e spirituale. Ma è nel 1974 che inizia davvero il cammino che lo avrebbe portato lontano – nel cuore e nello spirito – a Marino e poi a Vermicino, fino all’ordinazione sacerdotale avvenuta il 22 settembre 1979.
Da quel giorno, Padre Pippo ha scelto la via dell’impegno totale. Non una carriera comoda, ma una missione vissuta con coraggio e generosità, che lo ha condotto fino in Uruguay, dove ha fatto della sua vocazione un servizio agli ultimi, a chi non ha voce, a chi è ai margini. Un apostolato fatto di concretezza, amore e silenziosa operosità.
Oggi, da vice parroco a Santo Stefano di Camastra, Padre Pippo continua ad essere testimone di quella “gioia di amare” che è il cuore pulsante del Vangelo. Con la semplicità di chi dà valore alle piccole cose, fatte con fedeltà e amore.
E allora sì, lo scatto che lo ritrae in confessionale è davvero iconico. Fa sorridere, certo, ma racconta anche un’anima che non ha mai smesso di attendere l’altro, con fiducia, pazienza e un sorriso disarmante. In un mondo che corre e dimentica, Padre Pippo ci ricorda che anche un momento di attesa può essere sacro. E mentre aspetta i penitenti, ci fa venire voglia di sederci lì accanto a lui. Per raccontargli un po’ della nostra vita.




