Una delle operazioni antimafia più imponenti degli ultimi anni è scattata nella notte tra mercoledì e giovedì nel capoluogo siciliano. La Squadra Mobile di Palermo, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha eseguito 50 misure cautelari colpendo i clan mafiosi dei principali mandamenti cittadini.
L’operazione – diretta dal dirigente della Mobile Antonio Sfameni – ha impegnato oltre 350 agenti della Polizia di Stato, supportati da elicotteri che, a partire dalle ore 2:50, hanno sorvolato la città illuminando centro e periferie. Un impiego massiccio di uomini e mezzi reso necessario dalla fitta rete di interessi mafiosi che l’inchiesta ha portato alla luce.
I reati contestati
I cinquanta indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, spaccio di droga. Secondo gli inquirenti, i clan avrebbero ripreso a gestire contemporaneamente droga e racket per rifinanziare le casse dell’organizzazione. Un ritorno al pizzo, dicono gli investigatori, che rappresenta il segnale più evidente della riorganizzazione delle famiglie dopo i duri colpi inferti dalle operazioni di febbraio.
Le misure disposte dal Gip
Il giudice per le indagini preliminari ha stabilito 19 custodie cautelari in carcere, 6 arresti domiciliari,25 provvedimenti di fermo, eseguiti contestualmente durante la notte. A essere colpiti sono esponenti ritenuti vicini ai mandamenti più attivi sul territorio palermitano. Le indagini avrebbero ricostruito una rete capillare di controllo, gestione degli affari illeciti e riscossione delle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori.
Droga, estorsioni e nuova strategia dei clan
L’inchiesta conferma come il narcotraffico rimanga una delle principali fonti di sostentamento delle famiglie di Cosa nostra. Tra le piazze di spaccio individuate dagli investigatori figurano zone centrali e periferiche della città, dove la rete criminale gestiva rifornimenti, distribuzione e vendita al dettaglio.
Parallelamente, secondo gli inquirenti, i clan avrebbero rilanciato con forza anche il racket delle estorsioni, tornando a imporre il pizzo in maniera sistematica. Un meccanismo che non solo garantisce introiti costanti, ma rappresenta anche un atto di controllo sociale e intimidazione sul territorio.
Un colpo alla riorganizzazione mafiosa
L’operazione di questa notte si inserisce in un quadro più ampio di contrasto a una Cosa nostra che, nonostante i duri colpi subiti negli ultimi anni, tenta periodicamente di riorganizzarsi. La DDA parla di un “sistema in evoluzione”, capace di adattarsi ai cambiamenti e di sfruttare nuovi canali per reinvestire i proventi illeciti. Ulteriori dettagli sull’inchiesta saranno resi noti nelle prossime ore durante una conferenza stampa convocata dalla Procura della Repubblica.




