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Palermo: scoperto un “business” sulle salme al Policlinico, chiesti 15 arresti

Un sistema di corruzione che ha sfruttato il dolore dei familiari

La Procura della Repubblica di Palermo, coordinata dal procuratore Maurizio De Lucia, ha avanzato la richiesta di arresto per 15 persone – tra dipendenti dell’obitorio del Policlinico “Paolo Giaccone” e titolari e dipendenti di imprese funebri – accusate a vario titolo di associazione a delinquere, corruzione e concussione. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) dovrà ora fissare gli interrogatori per valutare l’applicazione delle misure cautelari richieste dai pm.

Un tariffario per accelerare le pratiche burocratiche

Le indagini hanno portato alla luce un sistema organizzato e strutturato che aveva trasformato il rilascio delle salme in un vero e proprio “business”. Alcuni operatori della camera mortuaria dell’ospedale, dietro pagamento di somme di denaro dai 50 ai 200 euro, “acceleravano” e “oliavano” le pratiche burocratiche necessarie per consegnare i corpi alle imprese funebri incaricate dai familiari. Il meccanismo funzionava con regole precise: chi si rifiutava di partecipare al giro veniva minacciato o ostacolato nello svolgimento della propria attività.

L’indagine nata da Milano

L’inchiesta è partita a Milano: gli investigatori avevano intercettato una conversazione in cui uno dei titolari di un’impresa funebre palermitana, incaricato di occuparsi delle pratiche per il trasferimento di una salma a Milano, ammetteva candidamente di aver dato 100 euro a un operatore dell’obitorio dicendo “perché qui funziona così”. Questa confessione ha fatto partire gli approfondimenti che hanno svelato tutto il sistema corruttivo.

Intercettazioni e prove video

Le intercettazioni telefoniche e le telecamere piazzate dagli investigatori hanno mostrato numerosi episodi di scambio di denaro. In un caso, l’operatore di un’impresa di pompe funebri, Marcello Spatola, consegnava quattro banconote da 50 euro a un operatore del Policlinico, chiedendo conferma che fossero “giuste”, e ricevendo in risposta un ringraziamento.

Un’altra intercettazione ha catturato un operatore dell’obitorio che, parlando con un collega, diceva: «Mii, un mare di piccioli ci sono qua» riferendosi alle tangenti che avrebbero incassato per aver favorito la pratica di restituzione della salma di un giovane ucciso dopo una lite in discoteca.

Decine di casi documentati

Nel corso dell’indagine, durata poco più di un anno, sono stati accertati almeno 49 casi di corruzione relativi a pratiche per il rilascio delle salme di pazienti deceduti nel nosocomio o per i quali era stata disposta un’autopsia dalla magistratura. Tra le 15 persone per cui è stata chiesta l’applicazione di misure cautelari figura anche il noto imprenditore del settore funebre Francesco Trinca.

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