Un sistema articolato di presunte irregolarità nell’utilizzo dei fondi europei destinati alla ricerca universitaria è al centro di un’inchiesta della Procura europea (EPPO), che coinvolge docenti, ricercatori e imprenditori legati all’Università degli Studi di Palermo.
Sono 23 gli indagati per ipotesi di reato che vanno dalla truffa aggravata ai danni dell’Unione Europea al falso, fino alla turbata scelta del contraente. I fatti contestati si collocano tra il 2018 e il 2023, ma l’indagine – avviata almeno due anni fa – è emersa pubblicamente solo di recente.
Le accuse: progetti finanziati e spese sospette
Al centro dell’inchiesta ci sono alcuni progetti di ricerca finanziati con fondi europei, tra cui Bythos e Smiling, entrambi realmente esistenti e documentati nei programmi dell’ateneo palermitano.
Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state rendicontate spese non corrispondenti ad attività effettivamente svolte: acquisti di attrezzature mai realizzati, materiali inesistenti e compensi a docenti e ricercatori che, secondo le dichiarazioni raccolte dagli inquirenti, non avrebbero contribuito concretamente alla ricerca.
Le indagini sarebbero partite proprio dalle segnalazioni di due ricercatori, che hanno descritto un sistema in cui alcune attività risultavano solo sulla carta. L’attenzione dei magistrati si è poi estesa ad altri progetti e soggetti coinvolti nella gestione operativa e amministrativa dei fondi.
Tra i nomi citati compare quello del professor Vincenzo Arizza, direttore di dipartimento e responsabile scientifico di alcuni progetti, e dell’imprenditore Antonio Fabbrizio, ritenuto amministratore di fatto di associazioni coinvolte nelle attività.
Il nodo delle misure cautelari
Uno degli aspetti più rilevanti della vicenda riguarda la decisione del giudice per le indagini preliminari (gip).
A dicembre 2024 la Procura europea aveva chiesto 17 misure cautelari, ma il gip ha esaminato il fascicolo solo oltre un anno dopo, nel febbraio 2026. La richiesta è stata respinta.
Il giudice ha riconosciuto la presenza di gravi indizi, ma ha escluso i presupposti per l’arresto: secondo la valutazione, i fatti contestati sarebbero troppo risalenti nel tempo per giustificare esigenze cautelari attuali, come il rischio di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove.
Si tratta di un passaggio chiave: il rigetto delle misure non equivale a un proscioglimento, ma riguarda esclusivamente la fase cautelare.
La Procura europea ha già annunciato ricorso al Tribunale del Riesame, chiedendo una nuova valutazione.
I progetti nel mirino
I progetti oggetto dell’inchiesta risultano formalmente reali e finanziati:
- Bythos: ricerca su biotecnologie applicate alla salute e al riutilizzo di scarti marini
- Smiling: progetto legato alla valorizzazione di prodotti naturali, anche in ambito cosmetico e nutraceutico
Secondo l’accusa, il problema non sarebbe l’esistenza dei progetti, ma la loro concreta esecuzione e la gestione dei fondi.
Difese e sviluppi
Le difese degli indagati respingono le accuse, sostenendo che i progetti siano stati effettivamente realizzati e che le attività scientifiche abbiano prodotto risultati concreti.
L’inchiesta, formalmente chiusa nel dicembre 2024, è ora in una fase cruciale: da un lato il ricorso della Procura europea, dall’altro la possibilità che si arrivi a richieste di rinvio a giudizio.
Una vicenda ancora aperta
Il caso solleva interrogativi più ampi sulla gestione dei finanziamenti pubblici alla ricerca e sui sistemi di controllo.
Resta ora da chiarire, nel corso del procedimento, se si sia trattato di irregolarità amministrative o di un vero e proprio sistema fraudolento.
Nel frattempo, la decisione del gip evidenzia anche un tema strutturale: i tempi della giustizia, che in questo caso hanno inciso direttamente sulla possibilità di adottare misure cautelari.
La vicenda è tutt’altro che conclusa. I prossimi passaggi giudiziari saranno determinanti per definire responsabilità e portata reale delle accuse.




