Sottratti oltre 600mila euro dai risparmi di 59 clienti, molti dei quali anziani
È arrivata la sentenza attesa da mesi nel piccolo centro nebroideo di Motta d’Affermo. Il Gup del Tribunale di Patti, Ugo Domenico Molina, ha condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione l’ex responsabile dell’ufficio postale, Calogero Mario Parafioriti, 63 anni, ritenuto colpevole di peculato aggravato per essersi appropriato indebitamente di circa 600 mila euro dai conti di 59 risparmiatori, in gran parte anziani.
Oltre alla pena detentiva, il giudice ha disposto nei confronti dell’imputato:
- l’interdizione perpetua dai pubblici uffici;
- il risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite, da liquidarsi in separata sede;
- la refusione delle spese processuali.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.
La frode: sette anni di sottrazioni silenziose
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, tra il 2015 e il 2022 Parafioriti, unico operatore dello sportello postale di Motta d’Affermo, avrebbe messo in piedi un sistema fraudolento sofisticato:
- libretti postali falsificati, creati o modificati ad arte;
- rendiconti cartacei alterati, con saldi gonfiati per rassicurare i correntisti;
- prelievi abusivi e operazioni non autorizzate sui conti.
Il meccanismo era tanto semplice quanto insidioso: ai clienti venivano consegnati documenti apparentemente regolari, mentre i fondi erano in realtà già stati sottratti dal funzionario tramite accessi abusivi al sistema informatico interno di Poste Italiane.
L’inchiesta, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Mistretta e dal reparto antifrode di Poste Italiane, prese avvio dopo le denunce di alcuni risparmiatori che avevano notato gravi discrepanze nei saldi.
Il processo e la requisitoria
Nel corso del dibattimento, il pubblico ministero aveva descritto la condotta dell’imputato come sistematica e reiterata, aggravata dal tradimento di una funzione pubblica e dalla particolare vulnerabilità delle vittime, spesso persone anziane e poco avvezze agli strumenti digitali.
A rappresentare i risparmiatori frodati, si sono costituiti numerosi legali delle parti civili, tra cui Antonella Marinaro, Eugenio Passalacqua, Felice Tropia, Francesco Giannì, Antonio Di Francesco e Giuseppe Labbate, che hanno ricostruito nel dettaglio il sistema fraudolento adottato dall’ex funzionario.
La procura aveva richiesto otto anni di reclusione, ma il rito abbreviato ha comportato la riduzione della pena a sette anni e quattro mesi.
La difesa e le attenuanti richieste
Il difensore, avv. Massimiliano Fabio, aveva sostenuto la richiesta di assoluzione “perché il fatto non sussiste” o, in subordine, la riqualificazione del reato in appropriazione indebita. La linea difensiva ha puntato inoltre sulla parziale incapacità di intendere e volere dell’imputato, chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche e l’applicazione di misure alternative.
Il giudice, tuttavia, ha accolto solo in parte le argomentazioni, riconoscendo la gravità e la sistematicità delle condotte contestate.
La comunità ferita e l’attesa delle vittime
La sentenza chiude una vicenda che ha profondamente scosso la piccola comunità di Motta d’Affermo, dove la figura del responsabile postale rappresentava da sempre un punto di riferimento di fiducia. Per i risparmiatori coinvolti, il danno non è solo economico ma anche psicologico: molti hanno denunciato un profondo senso di tradimento. Adesso si attende la quantificazione dei risarcimenti in sede civile, che costituirà un ulteriore capitolo di una storia dolorosa ma destinata a segnare un precedente importante nel contrasto ai reati di peculato nel settore postale siciliano.




