In un tempo in cui la sfiducia verso la politica cresce e le promesse elettorali vengono spesso archiviate il giorno dopo le elezioni, esistono ancora amministrazioni che dimostrano che governare con serietà, visione e coerenza non solo è possibile, ma produce risultati concreti. Il Comune di Pettineo rappresenta oggi, sui Nebrodi, uno di questi esempi virtuosi.
Il 22 dicembre il gruppo di maggioranza Pettineo Domani ha approvato per il terzo anno consecutivo lo schema di Bilancio entro la fine dell’anno. Un fatto tutt’altro che scontato, che va ben oltre l’aspetto formale: significa garantire continuità amministrativa, servizi senza interruzioni, pagamenti regolari ai fornitori e cantieri pronti a partire dal primo gennaio. Significa, in sostanza, rispetto per la macchina comunale e per la comunità. Ma a fare notizia non è questo.
La notizia
Il dato politicamente più rilevante è un altro, ed è quello che incide direttamente sulle tasche dei cittadini. In un periodo storico segnato da rincari e incertezze economiche, l’amministrazione di Pettineo ha scelto di fare ciò che aveva promesso, riducendo l’aliquota IMU dello 0,30% e, nei fatti, la pressione fiscale. L’abbassamento dell’aliquota IMU non è un episodio isolato nel piccolo Comune, ma la terza riduzione in otto anni. Tradotto in numeri, per il Comune di Pettineo si tratta di un mancato introito di circa 100 mila euro: una cifra considerevole per un ente con poco più di 1.000 abitanti.
Un risultato che non nasce per caso, ma è frutto di una gestione oculata dei conti pubblici e, soprattutto, di una precisa scelta politica: mantenere gli impegni assunti in campagna elettorale. Qui sta la differenza sostanziale: a Pettineo i numeri non restano freddi dati di bilancio, ma si trasformano in benefici reali per i cittadini. È la dimostrazione concreta che, quando i conti sono in ordine, si può restituire qualcosa ai cittadini invece di chiedere sempre nuovi sacrifici. È la prova che la coerenza non è uno slogan, ma un metodo di governo.
L’esempio per fare un confronto
A distanza di pochi chilometri, però, il quadro cambia radicalmente. A Mistretta la sensibilità verso i segnali da dare ai cittadini appare di tutt’altra natura. Il confronto non è forzato né pretestuoso, ma nasce da una conoscenza diretta dei fatti e da una vicenda che, almeno nelle premesse, è quasi sovrapponibile a quella di Pettineo. Ed è proprio per questo che la comparazione diventa utile e illuminante.
In entrambi i casi si parte da una situazione di difficoltà finanziaria, affrontata chiedendo ai cittadini un sacrificio straordinario, giustificato da un’emergenza reale e condivisa. La differenza, però, emerge nel “dopo”: nel modo in cui le amministrazioni scelgono di comportarsi una volta superata la fase critica. Il confronto serve quindi a far comprendere meglio non tanto i problemi, quanto le scelte politiche compiute per risolverli e, soprattutto, il rapporto che ciascuna amministrazione decide di instaurare con la propria comunità.
Nel 2013 l’aumento dell’addizionale comunale IRPEF allo 0,8% — il massimo consentito dalla legge — venne presentato come una scelta inevitabile, un atto di responsabilità collettiva. Bisognava coprire il noto debito La Fauci, una vera emergenza finanziaria che rischiava di mettere in ginocchio l’Ente. Il messaggio fu chiaro e diretto: “Stringiamo tutti la cinghia, ma solo per il tempo necessario”.
E i cittadini risposero. Dipendenti, pensionati, autonomi, imprese: tutti hanno contribuito, anno dopo anno, accettando il sacrificio con senso di appartenenza e responsabilità. Perché quando una comunità viene chiamata a salvare la propria casa, difficilmente si tira indietro. Oggi, però, quel debito non esiste più. È stato saldato. L’emergenza che giustificava l’aliquota massima è finita. Eppure, l’IRPEF comunale continua a restare inchiodata allo 0,8%, gravando sulle buste paga e sulle dichiarazioni dei redditi come se fossimo ancora in piena crisi.
La differenza
È qui che emerge la vera differenza tra amministrare e governare con visione. A Pettineo, quando l’eccezione finisce, finiscono anche le misure straordinarie. A Mistretta, invece, ciò che doveva essere temporaneo è diventato strutturale, senza un reale confronto politico e senza un segnale di restituzione verso i cittadini.
La politica, in fondo, è anche questo: decidere quali priorità darsi e quale messaggio inviare alla comunità. Continuare a far pagare l’aliquota massima quando non c’è più emergenza significa dire ai contribuenti che il loro sacrificio non era un patto a termine, ma una rinuncia definitiva. Ridurla, al contrario, sarebbe un gesto di coerenza, prima ancora che di finanza pubblica.
Mentre a Pettineo il superamento delle difficoltà ha aperto la strada a una restituzione concreta ai cittadini, trasformando il rigore contabile in un beneficio reale, a Mistretta quella stessa logica sembra essersi fermata prima del traguardo. È qui che la distanza tra i due modelli amministrativi diventa evidente: non nei numeri in sé, ma nella volontà — o meno — di tradurre il risanamento dei conti in un segnale tangibile di equità e coerenza verso chi, quel sacrificio, lo ha sostenuto fino in fondo.
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