Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo Piano Carceri presentato dal Governo, che prevede un investimento complessivo di 758 milioni di euro entro il 2027, con l’obiettivo di creare 15.000 nuovi posti detentivi. Il piano rappresenta il più importante intervento in materia penitenziaria degli ultimi decenni.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) ha già stanziato 335 milioni di euro, che permetteranno la realizzazione di oltre 2.500 nuovi posti entro i primi mesi del 2027. Tra gli interventi prioritari si segnalano:
Forlì, dove è previsto un importante intervento di manutenzione della struttura esistente;
San Vito al Tagliamento (Pordenone), dove si realizzerà un nuovo carcere, il primo in Italia dopo ben 14 anni dall’ultima costruzione ex novo.
Nel piano sono compresi anche 85 nuovi posti nel settore minorile, da destinare agli IPM (Istituti Penali per i Minorenni) di:
Casal del Marmo (Roma)
Lecce
Rovigo
Quartucciu (Cagliari)
Il programma prevede inoltre:
1.472 posti nel 2025; 5.914 nel 2026; 2.310 nel 2027. A questi si aggiungeranno 5.000 posti attraverso la valorizzazione e riconversione di strutture esistenti, da realizzarsi in un arco temporale quinquennale.
Il caso Mistretta: una proposta accolta con favore dalla popolazione, ma ancora ignorata
Nonostante l’ampio respiro del Piano Carceri 2025-2027, che coinvolgerà diverse di città italiane per l’ampliamento, la ristrutturazione e la costruzione di nuovi istituti penitenziari, Mistretta, comune montano dei Nebrodi in provincia di Messina, resta clamorosamente esclusa dagli interventi programmati dal Governo.
Eppure, Mistretta ha avanzato una candidatura concreta e ben strutturata, mettendo a disposizione un sito già individuato e valutato idoneo, sia per caratteristiche tecniche che per accessibilità logistica. La proposta dell’amministrazione locale, guidata dal sindaco Tatà Sanzarello, è stata accompagnata da una compatta adesione della cittadinanza, che ha colto nella realizzazione dell’istituto penitenziario un’occasione di sviluppo, lavoro e rilancio economico per il territorio.
Tuttavia, nonostante il clima favorevole e la disponibilità del sito, il nome del comune messinese non figura tra quelli beneficiari del maxi-intervento statale. Una decisione che ha lasciato amareggiati e perplessi amministratori locali e cittadini, soprattutto alla luce delle esigenze dichiarate nel piano stesso: decongestionare il sistema penitenziario, spesso sovraffollato, valorizzare territori pronti all’accoglienza e attivare economie locali attraverso opere pubbliche.
Il sindaco di Mistretta, Tatà Sanzarello, non si arrende:
Il primo cittadino, Tatà Sanzarello, da mesi impegnato in interlocuzioni con rappresentanti istituzionali e parlamentari, non intende mollare la presa.
«Abbiamo offerto un progetto chiaro, sostenibile e condiviso dalla popolazione. È incomprensibile che Mistretta non sia stata presa in considerazione, nonostante la disponibilità e l’entusiasmo dimostrati. Non stiamo chiedendo favori, ma solo una valutazione oggettiva. Siamo convinti – aggiunge – che il nostro territorio possa svolgere un ruolo strategico e utile nella gestione del sistema penitenziario nazionale. Abbiamo fatto tutto il possibile per rendere concreta questa opportunità. Chiediamo solo che il Governo ci ascolti e ci dia la possibilità di contribuire alla soluzione del problema del sovraffollamento carcerario. Continuerò a sollecitare le istituzioni competenti con determinazione. Mistretta è pronta e merita attenzione».
Intanto, il malcontento cresce, non solo a Mistretta ma in tutto il comprensorio dei Nebrodi, dove in molti vedono nell’esclusione l’ennesima occasione mancata per il Sud.
Il Governo, dal canto suo, non ha ancora fornito spiegazioni ufficiali sull’assenza del comune messinese dal piano. Ma se davvero l’obiettivo è quello di creare 15.000 nuovi posti detentivi entro i prossimi anni, c’è ancora spazio per inserire chi, come Mistretta, ha già fatto i compiti a casa e attende solo di essere “interrogata”.




