La decisione del TAR del Lazio sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina segna un passaggio importante, ma tutt’altro che definitivo, nella lunga e complessa vicenda dell’infrastruttura più discussa del Paese. I giudici amministrativi hanno infatti dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da associazioni ambientaliste ed enti locali (WWF Italia, Legambiente, LIPU, Comune di Villa San Giovanni e Città Metropolitana di Reggio Calabria) contro alcuni atti chiave dell’iter autorizzativo. Una pronuncia che ha immediatamente acceso il dibattito politico e giuridico, con interpretazioni opposte tra sostenitori e oppositori dell’opera.
Una decisione tecnica, non di merito
Al centro della sentenza c’è un aspetto procedurale: secondo il TAR, i ricorsi sono stati presentati troppo presto. Gli atti contestati – in particolare il parere favorevole di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del novembre 2024 e la successiva delibera governativa sulla relazione IROPI – sono stati considerati atti interni al procedimento, privi di effetti diretti e quindi non ancora impugnabili.
In altre parole, il tribunale non ha stabilito se il progetto sia legittimo o meno dal punto di vista ambientale o normativo, ma ha chiarito che il momento per contestarlo non è ancora arrivato.
Il nodo decisivo: la delibera finale
La sentenza ribadisce che la valutazione definitiva spetta al CIPESS, l’organismo chiamato a dare il via libera finale alle grandi opere strategiche. Solo con quella decisione si chiuderà formalmente il procedimento amministrativo, rendendo possibile un ricorso nel merito. È su questo punto che si concentra ora l’attenzione: la delibera finale rappresenterà il vero banco di prova, sia per il governo sia per i soggetti contrari al ponte.
Ambientalisti: “Nessuna bocciatura, solo un rinvio”
Le associazioni ambientaliste leggono la pronuncia come una battuta d’arresto solo temporanea. Secondo questa interpretazione, il TAR non ha respinto le contestazioni, ma si è limitato a rinviarle a una fase successiva.
Restano quindi aperte tutte le questioni sollevate:gli impatti ambientali sull’ecosistema dello Stretto; la valutazione delle alternative progettuali; i possibili profili di incompatibilità con le normative europee; i dubbi di costituzionalità.
Gli stessi giudici, nella sentenza, riconoscono la complessità del quadro giuridico e non escludono che tali temi possano essere affrontati in futuro.
La lettura politica: “Ponte legittimo”
Di segno opposto la reazione della Lega e dei sostenitori dell’opera, che parlano di una conferma della piena legittimità del progetto. Secondo questa posizione, la dichiarazione di inammissibilità rafforza l’impianto normativo che sostiene il ponte e consente di procedere con maggiore determinazione verso la realizzazione.
Una lettura più politica che giuridica, ma che riflette il forte investimento del governo su un’infrastruttura considerata strategica per lo sviluppo del Sud e del Paese.
Un confronto destinato a proseguire
La decisione del TAR non chiude dunque il contenzioso, ma lo sposta in avanti. Il vero confronto legale inizierà dopo la delibera del CIPESS, quando i ricorsi potranno entrare nel merito delle questioni ambientali e normative. Nel frattempo, il progetto del Ponte sullo Stretto continua il suo percorso tra avanzamenti amministrativi, mobilitazioni territoriali e un dibattito pubblico sempre più acceso.
In attesa del prossimo passaggio
Per i territori coinvolti – in particolare Sicilia e Calabria – resta alta l’attenzione su un’opera che promette trasformazioni profonde ma solleva anche interrogativi significativi. La partita è ancora aperta e, come evidenzia la sentenza, il momento decisivo deve ancora arrivare.




