Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, così com’è oggi, non può andare avanti senza una nuova gara pubblica. A dirlo è il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Giuseppe Busia, intervenuto in audizione al Senato.
Una presa di posizione che riporta al centro una questione rimasta finora sospesa tra scelte politiche e rilievi tecnici: negli anni il progetto è cambiato profondamente, al punto da non essere più lo stesso.
Costi fuori scala e modello ribaltato
I numeri raccontano l’evoluzione dell’opera: dai circa 4 miliardi iniziali si è passati a oltre 13 miliardi. Ma il nodo non è solo economico. È cambiato anche il modello finanziario. Se in origine il rischio era condiviso tra pubblico e privato, oggi l’intero investimento è a carico dello Stato.
Secondo l’Anac, queste modifiche superano le soglie consentite e rendono necessario ripartire da zero. Nonostante ciò, il progetto è stato riattivato utilizzando i contratti del 2004, affidati allo stesso gruppo industriale, guidato da Webuild.
Lo stop della Corte dei Conti
I dubbi non sono nuovi. Nell’ottobre 2025 la Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità, evidenziando criticità su appalti e impatto ambientale. Sul primo fronte, la mancanza di una nuova gara dopo modifiche sostanziali appare in contrasto con le norme europee. Sul secondo, resta irrisolta la questione delle alternative: requisito necessario per intervenire in aree protette.
Il territorio fermo: case svalutate e futuro sospeso
Mentre il confronto si consuma nelle sedi istituzionali, sul territorio il blocco è già realtà. A Torrefaro, sulla costa nord-orientale della Sicilia, circa 300 abitazioni ricadono nell’area interessata dal progetto. Gli espropri però non sono mai partiti.
C’è solo un vincolo, sufficiente però a congelare tutto, il mercato immobiliare fermo, il valore delle case in calo e gli investimenti azzerati. Una paralisi che dura da anni e che pesa direttamente sulla vita dei residenti.
Ambiente e corridoio migratorio
Lo Stretto di Messina è uno dei principali snodi migratori al mondo. Milioni di uccelli lo attraversano ogni anno tra Europa e Africa. L’area rientra nella rete Natura 2000 e, secondo la Corte dei Conti, il progetto non ha dimostrato né l’assenza di alternative né un interesse pubblico tale da giustificare l’intervento. Il rischio, segnalano gli esperti, è quello di un impatto irreversibile su un ecosistema fragile.
Il rischio infiltrazioni mafiose
C’è infine il tema della criminalità organizzata. Un’opera da miliardi rappresenta un potenziale punto di attrazione per le mafie. La Direzione Investigativa Antimafia ha già indicato il rischio concreto di infiltrazioni nei lavori e nei subappalti: non solo grandi opere, ma anche logistica, forniture e gestione dei materiali. In Calabria, alcune aree interessate risultano collegate a soggetti vicini alla cosca dei Mancuso, elemento che rafforza le preoccupazioni.
Un’opera ancora in bilico
Tra rilanci politici e rilievi tecnici, il progetto del ponte resta sospeso. Da un lato la volontà di andare avanti. Dall’altro, una serie di ostacoli giuridici, ambientali ed economici che, al momento, non risultano superati. Nel frattempo, il territorio resta fermo. E il conto, almeno per ora, lo pagano i cittadini.




