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Porto di Sant’Agata, cronoprogramma in tilt: tre mesi di ritardo, 5 milioni in più e una storia infinita

I lavori al Porto di Sant’Agata di Militello subiranno un ritardo di almeno tre mesi rispetto alla data prevista del 15 novembre. Durante un sopralluogo tecnico, sono emersi progressi visibili nelle opere a terra e nel molo di sopraflutto, ma i ritmi estivi rallentati hanno imposto un nuovo cronoprogramma. A riportare la notizia è la Gazzetta del Sud che parla anche di un prolungamento di tempi e aumento i costi. “Per il completamento saranno necessari almeno 5 milioni di euro in più”.

Sei anni di proroghe, milioni di euro e promesse disattese

A raccontare la verità, più delle parole, sono i fatti.
Dopo sei anni di proroghe, milioni di euro investiti e promesse rinnovate a ogni stagione politica, il porto dei Nebrodi, opera strategica per la costa tirrenica messinese, resta ancora un’incompiuta. L’ultima novità è, appunto, una nuova proroga di tre mesi: un rinvio che si aggiunge a una lista ormai infinita.

Il calendario che racconta le chiacchiere sin ora fatte

7 novembre 2019 – data prevista per la consegna del porto.

2020 – prima proroga e prime ammissioni di ritardo.

20 gennaio 2023 – altro slittamento di 158 giorni.

2024 – nuovo cronoprogramma: consegna fissata al 31 luglio 2025.

ottobre 2025 – nuovo rinvio di tre mesi.

In totale, oltre 1.300 giorni di ritardi. Tre anni di attese, dichiarazioni e cantieri che avanzano a passo di lumaca.

Il dragaggio, croce di ogni cronoprogramma

Il nodo principale resta il dragaggio del bacino, passato da 122.000 a quasi 300.000 metri cubi. L’aumento dei volumi ha fatto lievitare i costi di oltre il 40% e reso necessario un ulteriore stanziamento di 5 milioni di euro. Ogni revisione apre nuovi studi, nuove gare, nuove attese. Nel frattempo, le ordinanze stagionali bloccano i lavori durante l’estate e i materiali tardano ad arrivare.

Tra rassegnazione e sfiducia

Il porto doveva essere il cuore pulsante dello sviluppo dei Nebrodi, capace di rilanciare turismo e pesca. Oggi è invece il simbolo di un sistema amministrativo che si inceppa tra varianti, proroghe e responsabilità sfumate.

Tra i cittadini, cresce la rassegnazione. Sui social e nei bar del paese si ripete la stessa frase, amara e ironica:

“Chissà se lo vedremo finito… o se moriremo prima.”
Un pensiero che fotografa meglio di qualsiasi cronoprogramma la distanza tra le promesse e la realtà.

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