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Presunte minacce a De Luca, indaga la Procura: tensione alta a Barcellona

Resta alta la tensione politica e istituzionale nel comprensorio tirrenico messinese dopo le presunte minacce denunciate dal deputato regionale Cateno De Luca. La Procura della Repubblica ha avviato un’indagine per fare piena luce su quanto accaduto nei giorni scorsi, mentre emergono versioni contrastanti sull’episodio.


L’episodio: inseguimento e insulti dopo le denunce antimafia

Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso De Luca, l’episodio si sarebbe verificato a Barcellona Pozzo di Gotto, dove il leader di Sud chiama Nord si trovava per impegni politici legati alla campagna elettorale.

Il parlamentare ha denunciato di essere stato inseguito da un’auto con a bordo quattro persone, che avrebbero rivolto insulti e frasi intimidatorie mentre lo seguivano fino all’ingresso dell’autostrada.

Un fatto avvenuto, secondo quanto evidenziato anche dalla stampa locale, a meno di 24 ore da dure dichiarazioni contro ambienti e atteggiamenti riconducibili alla criminalità mafiosa pronunciate dallo stesso De Luca a Milazzo.

“Se pensate di intimidire me vi sbagliate”, ha dichiarato il deputato, annunciando la presentazione di un esposto alle autorità competenti.


L’inchiesta: nessun indagato, si parte dalle testimonianze

A seguito della querela contro ignoti, la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha aperto un fascicolo d’indagine. Il procuratore Giuseppe Verzera coordina gli accertamenti affidati alle forze dell’ordine. Al momento non risultano persone iscritte nel registro degli indagati e non è stata formulata alcuna ipotesi di reato. Lunedì prossimo sarà sentito lo stesso De Luca, in qualità di persona offesa e informata sui fatti, mentre gli investigatori stanno raccogliendo elementi utili a ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto.


La versione alternativa: dichiarazioni spontanee e difesa

Un elemento che contribuisce a rendere il quadro più complesso è la presenza di una versione alternativa dei fatti. Il proprietario dell’auto indicata da De Luca si è infatti presentato spontaneamente presso i carabinieri, assistito dal proprio legale, fornendo la sua ricostruzione. Secondo quanto emerso, la difesa tende a ridimensionare l’episodio, escludendo connotazioni di tipo mafioso e parlando di un contesto diverso rispetto a quello denunciato dal parlamentare.


Reazioni politiche e clima nel territorio

La vicenda ha immediatamente suscitato un’ondata di reazioni nel mondo politico regionale. Solidarietà a De Luca è arrivata da esponenti istituzionali e dal suo movimento, che ha parlato di “atto grave e intimidatorio”, chiedendo una presa di posizione netta contro ogni forma di pressione o minaccia. Il caso riporta inoltre l’attenzione su Barcellona Pozzo di Gotto, territorio storicamente sensibile sotto il profilo delle infiltrazioni criminali e più volte al centro di indagini antimafia.


Una vicenda ancora da chiarire

La situazione resta, allo stato attuale, in una fase iniziale. Da un lato, la denuncia di De Luca e il contesto politico in cui si inserisce l’episodio; dall’altro, le dichiarazioni della controparte che puntano a ridimensionare i fatti. Sarà ora il lavoro della magistratura a stabilire se si sia trattato di un reale episodio intimidatorio, oppure di un fatto meno grave, privo di rilevanza penale. Nel frattempo, il leader politico ha ribadito l’intenzione di proseguire la propria attività sul territorio, sottolineando di non voler arretrare di fronte a possibili tentativi di pressione.

La vicenda conferma quanto il clima politico locale resti teso, soprattutto quando si intreccia con temi delicati come legalità e contrasto alla criminalità. L’esito dell’indagine sarà determinante non solo per accertare eventuali responsabilità, ma anche per chiarire la reale portata di un episodio che ha già acceso il dibattito pubblico in tutta la provincia di Messina.

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