In ogni comitiva ce n’è una.
Una persona che parla senza sosta, che passa da un argomento all’altro con la velocità di un battito di ciglia. Che s’insinua in ogni discussione, commenta, interviene, tempesta – fino allo sfinimento – chiunque stia parlando. Una persona con una parlantina spiccata. Troppo, forse.
Eppure, a voler analizzare bene la cosa, è il vero motore conversazionale del gruppo, il centro gravitazionale attorno a cui ruotano dialoghi, risate e, a volte, anche qualche piccolo sospiro di stanchezza.
Quando la conversazione langue e cala quel silenzio imbarazzante, ecco che lei – chi la conosce lo sa – entra in scena. Senza pensarci troppo, riaccende l’atmosfera: cambia argomento, lancia una battuta, racconta un aneddoto — e il gruppo torna a vivere.
A voler fare un paragone, è come il Wi-Fi delle relazioni umane: quando “cade la connessione” (cioè il dialogo), si attiva per ristabilirla. Dà ritmo, osserva le reazioni, adatta il tono, scherza e, in mezzo alle sue mille parole — spesso senza senso — sa anche lasciare spazio agli altri.
A volte può sembrare instancabile — e lo è davvero. Però ci vuole. È essenziale in un gruppo. Sa fare sarcasmo su se stessa, fa sorridere, distrae… ma ogni tanto fa venir voglia di dire “basta!”. Solo per qualche secondo, però. E se tace per più di un minuto, tutti preoccupano. Ammettiamolo, senza di lei le nostre serate sarebbero un po’ più vuote, i silenzi un po’ più lunghi e le risate decisamente più rare.




