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Quindici anni al medico di Messina Denaro per concorso esterno in associazione mafiosa e falso

Il Tribunale di Marsala ha pronunciato ieri una sentenza pesante nei confronti del dottor Alfonso Tumbarello, medico di Campobello di Mazara: 15 anni di reclusione per i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e falso ideologico. L’accusa in dibattimento era rappresentata dal pubblico ministero Gianluca De Leo, che aveva chiesto una pena di 18 anni.

La condanna riguarda il ruolo che il medico avrebbe avuto nell’assistenza sanitaria prestata a Matteo Messina Denaro durante la latitanza, quando il boss si presentava con l’identità di Andrea Bonafede, un geometra che era effettivamente assistito dal dottore e che risultava in buona salute. Secondo l’impostazione accusatoria, Tumbarello era consapevole che le prescrizioni mediche, le analisi e i certificati intestati a Bonafede fossero in realtà destinati a Messina Denaro.

Le prescrizioni e la diagnosi

Il capo d’imputazione ricostruisce che per oltre due anni il medico ebbe in cura il padrino di Castelvetrano: fu lui, secondo l’accusa, il primo a diagnosticare un tumore che poi uccise il latitante. Nel corso della latitanza, il medico avrebbe prescritto più di un centinaio di farmaci e analisi riportanti il nome di Andrea Bonafede. Per l’accusa questi atti non sarebbero stati un errore formale ma una volontaria copertura dell’identità reale del paziente.

A sorpresa, prima della sentenza il Tribunale di Marsala aveva disposto una serie di perizie sulla documentazione sanitaria al centro del processo, verosimilmente per chiarire elementi tecnici e cartacei decisivi sul piano probatorio.

Le difese e i rapporti pregressi

Tumbarello si è sempre difeso sostenendo di aver creduto che a presentarsi fosse effettivamente Bonafede: «Pensavo che fosse davvero Bonafede la persona malata», avrebbe dichiarato in aula. I pm, invece, ritengono che il medico sapesse che dietro quel nome si nascondeva il boss mafioso.

Nel passato del medico emergono rapporti con persone vicine alla famiglia Messina Denaro: tra questi il fratello dell’ex latitante, Salvatore Messina Denaro, che per un periodo guidò la cosca di Castelvetrano, e Antonio Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano (oggi deceduto). Il dottore ammette di aver messo in contatto Vaccarino con Salvatore Messina Denaro e di aver favorito un incontro nel suo studio in un momento in cui non c’era personale presente: un episodio che i magistrati hanno ritenuto utile a ricostruire legami e frequentazioni.

Un elemento ritenuto inquietante dalla pubblica accusa è la presenza nella documentazione di un certificato di sana e robusta costituzione rilasciato da Tumbarello in data 7 luglio 2021 per l’accesso in comunità e impianti sportivi, lo stesso giorno in cui il medico avrebbe firmato per il suo assistito (Bonafede/Messina Denaro) la scheda di ricovero in ospedale per un tumore maligno al colon. Per i pm questa discrepanza rafforza l’ipotesi che il medico sia stato parte attiva nella copertura dell’identità del latitante.

Conseguenze processuali

Con la condanna di Tumbarello salgono a 14 le persone condannate a vario titolo — dall’arresto del capomafia — per aver contribuito alla sua latitanza. La sentenza di primo grado a carico del medico rappresenta dunque un capitolo significativo in un procedimento più ampio che ha ricostruito la rete di protezione che permise a Messina Denaro di sottrarsi alla cattura per anni. La pronuncia del Tribunale sarà ora valutata dalle difese: come previsto dall’ordinamento, è possibile che la sentenza venga impugnata in appello. Non risultano al momento comunicazioni ufficiali sulle eventuali richieste di misure alternative o sul deposito di motivazioni da parte del collegio.

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