Il rimpasto della giunta regionale siciliana non è più solo un’ipotesi da retroscenisti. Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, la partita sarebbe già entrata nel vivo durante le votazioni della Finanziaria e ora starebbe prendendo una forma quasi definitiva, almeno per quanto riguarda Fratelli d’Italia.
Il partito della premier Giorgia Meloni sarebbe pronto a sostituire due assessori, puntando su due donne entrambe new entry alla Regione. I nomi cerchiati in rosso sul taccuino del presidente Renato Schifani sarebbero quelli di Ella Bucalo e Brigida Alaimo, considerate oggi le più quotate per entrare in giunta.
La mossa principale riguarderebbe l’assessorato al Turismo. Ella Bucalo, attuale senatrice e messinese, sarebbe destinata a prendere il posto di Elvira Amata, anche lei messinese, consentendo così a Fratelli d’Italia di rispettare il principio della rappresentanza territoriale. Ma il cambio non sarebbe dettato solo da equilibri politici.
L’uscita di scena di Amata viene infatti data per probabile alla luce della vicenda giudiziaria che la coinvolge. L’ex assessora è indagata per corruzione e per il 13 gennaio è fissata l’udienza preliminare, nel corso della quale il giudice dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio. Un passaggio delicato che, secondo fonti politiche, renderebbe difficilmente sostenibile la sua permanenza in giunta.
L’ingresso della Bucalo in giunta innescherebbe però un vero e proprio effetto domino. Lasciando il Senato, la senatrice libererebbe uno scranno a Palazzo Madama che, secondo i risultati delle politiche del 2022, spetterebbe a Francesco Scarpinato, primo dei non eletti di Fratelli d’Italia. A quel punto Scarpinato potrebbe lasciare l’assessorato regionale ai Beni culturali.
Ed è qui che entrerebbe in gioco Brigida Alaimo, palermitana, attuale assessore comunale al Bilancio nella giunta Lagalla. La Alaimo, considerata molto vicina alla deputata Carolina Varchi – una delle voci più ascoltate a livello nazionale dalla presidente del Consiglio – rappresenterebbe un tassello importante per riequilibrare i pesi interni al partito, bilanciando l’influenza delle correnti etnee con una presenza forte dell’area palermitana.
Anche a Palazzo delle Aquile, però, il rimpasto regionale produrrebbe effetti: l’uscita della Alaimo dalla giunta comunale costringerebbe il sindaco Lagalla a una redistribuzione delle deleghe.
Sul fronte degli alleati, il quadro resta fluido. La Democrazia Cristiana difficilmente tornerà al governo regionale, ma non è detto che questo apra automaticamente spazi per un rafforzamento dell’MpA. Restano inoltre in bilico i due assessori tecnici, il cui destino potrebbe essere deciso solo in una fase successiva del rimpasto.
Per ora tutto resta ufficialmente nel campo delle indiscrezioni. Ma una cosa appare chiara: il rimpasto non è più una questione di “se”, bensì di “quando”. E il calendario giudiziario, con la data del 13 gennaio cerchiata in rosso, potrebbe accelerare decisioni che, dietro le quinte, sembrano già state prese.




