La riforma della legge sugli Enti Locali all’Assemblea Regionale Siciliana si è arenata in un clima di tensione politica, liti interne alla maggioranza e votazioni controverse. Il provvedimento, atteso da tempo e presentato come un passo importante per il rilancio dell’autonomia locale, non è riuscito neanche ad approdare alla discussione sui nodi più delicati, come le quote rosa nelle giunte comunali e il terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni.
Ieri l’aula di Sala d’Ercole ha dedicato quasi l’intera seduta ad una lunga discussione generale sulla legge, preceduta dal rinvio dei lavori per l’approvazione urgente di una norma dedicata ai ristori per i territori devastati dal ciclone Harry.
Caos in Aula e voto segreto che affossa il testo
L’assenza di un accordo chiaro nella maggioranza sul calendario dei lavori e sui contenuti più divisivi ha portato a una richiesta di voto segreto sulla prima parte della legge, quella che riguarda, tra l’altro, il sistema degli ispettori degli Enti Locali. Con 33 voti contrari e 21 favorevoli, la disposizione è stata respinta, facendo di fatto tramontare il percorso di approvazione del disegno di legge. La spaccatura interna al centrodestra è stata evidente: da una parte chi voleva affrontare subito gli articoli più “sensibili” come quelli sulle quote di genere e sul terzo mandato, dall’altra chi chiedeva rinvii e mediazioni. Le opposizioni hanno cercato di sfruttare lo scontro per far slittare la discussione sui punti più controversi, ma il risultato è stato solo un’accesa bagarre parlamentare.
Quote rosa e terzo mandato: i nodi irrisolti
Nel testo originario della riforma era previsto un innalzamento della rappresentanza femminile nelle giunte comunali al 40 per cento, in linea con la normativa nazionale: una norma che però non è mai stata votata, sospesa tra tatticismi di commissione e l’accusa di voler sacrificare i diritti delle donne sull’altare delle dinamiche interne. Lo stesso destino è toccato alla proposta di introdurre il terzo mandato per i sindaci nei comuni con meno di 15.000 abitanti, anch’essa rimasta ai margini del dibattito. La maggioranza non è riuscita a trovare una quadra e ha di fatto rinunciato ad affrontare questi capitoli centrali della riforma.
Insorgono le parlamentari: “Spettacolo indecoroso”
La bocciatura e il rinvio hanno scatenato le reazioni di parecchie deputate regionali. In una nota congiunta, 15 parlamentari siciliane di diversi schieramenti hanno definito lo spettacolo in Aula “indecoroso”, denunciando che si è assistito a una deliberata volontà di impallinare una “proposta giusta e utile alla politica”, particolarmente sul tema della presenza femminile nelle istituzioni.
Le deputate hanno ricordato che la Sicilia è tra le regioni con la percentuale più bassa di donne nelle giunte comunali, ben al di sotto della soglia nazionale, e hanno ribadito l’importanza di votare a viso aperto le norme sulle quote di genere, senza ricorrere a strumenti come il voto segreto che possono tradurre un rifiuto politico in anonimato procedurale.
Critiche del M5S: “Riforma delle poltrone”
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars, Antonio De Luca, ha duramente criticato il disegno di legge definendolo “inutile” e fuori tempo rispetto alle vere emergenze dei siciliani. “A poche ore da due enormi disastri che hanno colpito la Sicilia – ha detto – ci siamo trovati a discutere una legge che, al netto di poche norme apprezzabili, contiene cose che poco o nulla interessano i cittadini”. Secondo De Luca, il testo è da chiamare con il suo “vero nome”: non una riforma, bensì una riforma delle poltrone.
Il rinvio che potrebbe affossare definitivamente la legge
La riforma, per entrare in vigore in tempo per le elezioni amministrative di giugno, doveva essere approvata entro l’11 febbraio. Ma con il rinvio delle discussioni generali, l’Ars tornerà ad occuparsene solo il 10 febbraio, con appena 24 ore di tempo per votare l’intera legge. In assenza di un accordo “blindato” nei prossimi giorni, è praticamente certo che la riforma non potrà essere licenziata in tempo utile e scivolerà alla prossima tornata elettorale, nel 2027.




