spot_img
spot_img

Riforma Enti Locali in Sicilia, via libera tra spaccature: bocciati terzo mandato e consigliere supplente

Due minuti dopo le 19, con 50 voti favorevoli, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato la riforma degli Enti locali. Ma quella licenziata dall’Aula è una legge profondamente modificata rispetto al testo iniziale: una riforma “dimezzata”, segnata da bocciature eccellenti e divisioni politiche evidenti.

Un via libera tra tensioni e colpi di scena

La seduta a Sala d’Ercole, a Palazzo dei Normanni, è iniziata poco prima delle 16 sotto la presidenza della vicepresidente Luisa Lantieri, poi sostituita dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.

L’obiettivo era chiudere in fretta l’iter del disegno di legge sugli Enti locali, anche in vista delle prossime elezioni amministrative di primavera. Ma il percorso si è rivelato tutt’altro che lineare.

A pesare sull’esito finale sono stati ancora una volta i voti segreti, che hanno cambiato gli equilibri in Aula e fatto emergere crepe nella maggioranza che sostiene il presidente della Regione Renato Schifani.

Le norme bocciate: addio terzo mandato e consigliere supplente

Due erano i punti qualificanti della riforma: Il terzo mandato per i sindaci dei Comuni fino a 15 mila abitanti e l’introduzione della figura del consigliere supplente. Entrambi sono stati bocciati.

Il consigliere supplente è caduto con 32 voti contrari contro 22 favorevoli. Stesso destino per il terzo mandato, respinto con 34 voti contrari contro 24 favorevoli. Decisivo, in entrambi i casi, il ricorso al voto segreto, che ha permesso a una parte della maggioranza di votare insieme all’opposizione.

Almeno una decina di deputati di maggioranza si sono espressi contro il cuore della riforma, certificando una frattura interna sempre più evidente.

Si salvano le quote rosa e il tagliando antifrode

Se due pilastri sono crollati, alcune norme hanno invece superato l’esame dell’Aula.

È stata mantenuta la disposizione dell’articolo 8 sulla rappresentanza di genere, che fissa al 40% la presenza femminile nelle giunte comunali. Una misura sostenuta anche da un flash mob organizzato davanti al Parlamento regionale dalle quindici deputate dell’Ars.

Via libera anche al cosiddetto tagliando antifrode, inserito nell’articolo 13. La norma, proposta dalla deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci, introduce un sistema per rendere le schede elettorali uniche e identificabili, senza però permettere di risalire all’elettore. L’obiettivo è contrastare fenomeni come la “scheda ballerina” e rafforzare la regolarità delle elezioni amministrative, allineando la Sicilia alle regole già in vigore per le politiche.

Le accuse dell’opposizione

Duro il commento del capogruppo del M5S all’Ars, Antonio De Luca, che ha parlato di una maggioranza “andata gambe all’aria” e di fratture ormai insanabili tra i partiti che sostengono Schifani. Secondo De Luca, la riforma, al netto di poche norme condivisibili, non avrebbe portato benefici concreti ai Comuni, ma avrebbe risposto soprattutto a logiche interne ai partiti.

Parole che fotografano un clima politico sempre più teso, dove il voto segreto diventa terreno di scontro e strumento per regolare conti interni.

Una legge approvata, ma indebolita

Dopo sospensioni, riunioni di Commissione e ulteriori votazioni su articoli secondari – alcuni approvati, altri soppressi – si è arrivati al voto finale. Un voto palese, concordato tra i gruppi, su un testo ormai profondamente modificato.

Il disegno di legge è stato approvato con 50 voti favorevoli. Ma quello che esce dall’Aula è un provvedimento “monco”: quasi la metà degli articoli originari è stata eliminata.

Lo stesso presidente Galvagno ha sintetizzato la situazione con parole emblematiche: “Tra voto segreto e voto palese sono rimaste solo le macerie”.

Il quadro politico

Al di là del contenuto normativo, la seduta ha messo in luce una maggioranza fragile e attraversata da divisioni profonde. I cosiddetti “franchi tiratori” – accusa respinta dagli interessati – hanno dimostrato che l’unità del centrodestra siciliano non è affatto compatta.

In vista delle elezioni amministrative, la riforma entra in vigore in una versione ridotta, mentre resta aperto il nodo politico: la tenuta della coalizione che governa la Regione.

A farne le spese, come spesso accade, rischiano di essere i sindaci e gli amministratori locali, che attendevano una riforma organica. E, soprattutto, i cittadini siciliani, che si trovano davanti a un cambiamento normativo parziale, nato tra contrasti e compromessi. La legge sugli Enti locali è stata approvata. Ma la vera partita, quella politica, sembra tutt’altro che chiusa.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles