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“Rottamazione-quinquies”: un’occasione per chi ha debiti con il Fisco. L’intervista al dott. Pippo Testa

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una nuova misura destinata a interessare migliaia di cittadini, famiglie e piccole imprese: la Rottamazione-quinquies delle cartelle esattoriali. Una parola che può sembrare tecnica, ma che in realtà nasconde un’opportunità concreta per chi, negli anni, ha accumulato debiti fiscali e non è riuscito a farvi fronte.

Per capire meglio chi può aderire, cosa si paga davvero e quali sono i rischi, abbiamo chiesto un parere al dott. Pippo Testa, commercialista, iscritto all’Ordine dei Commercialisti di Messina, che quotidianamente assiste contribuenti alle prese con cartelle e piani di rientro.


Dottor Testa, che cos’è in parole semplici la Rottamazione-quinquies?

«È una sanatoria fiscale che permette ai contribuenti di chiudere i debiti con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione pagando solo l’importo principale, cioè le imposte o i contributi dovuti, senza sanzioni, interessi di mora e aggio. Tutte voci che, nel tempo, fanno crescere enormemente il debito.»


Quali debiti rientrano nella nuova rottamazione?

«Rientrano i carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Parliamo soprattutto di Irpef, Iva, altre imposte dichiarate e contributi INPS non versati, purché non derivino da veri e propri accertamenti fiscali.»


Chi può aderire concretamente?

«Possono aderire cittadini, lavoratori autonomi, professionisti e imprese che hanno presentato regolarmente le dichiarazioni fiscali, ma che non sono riusciti a pagare quanto dichiarato. Questo è un punto fondamentale: la rottamazione riguarda debiti dichiarati, non redditi nascosti.»


Quindi non tutti possono beneficiarne?

«Esatto. Non è una misura per chi non ha mai dichiarato nulla. Inoltre, sono esclusi coloro che stanno già pagando la Rottamazione-quater e risultano perfettamente in regola con le rate scadute al 30 settembre 2025


E chi in passato aveva aderito a una rottamazione ma è decaduto?

«Può aderire di nuovo, se i debiti rientrano nei periodi previsti. È una possibilità importante per chi, per difficoltà economiche, non è riuscito a rispettare le scadenze precedenti.»


Cosa si paga aderendo alla Rottamazione-quinquies?

«Si paga solo il debito “pulito”: l’imposta o il contributo dovuto, più le spese di notifica. Non si pagano sanzioni, interessi di mora e aggio, che spesso rappresentano una parte enorme del totale.»


Come e quando si presenta la domanda?

«La domanda va presentata entro il 30 aprile 2026, esclusivamente online sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. È importante non aspettare l’ultimo momento e verificare bene la propria posizione.»


Quali sono le modalità di pagamento?

«Si può scegliere tra:

  • pagamento in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026;
  • oppure pagamento rateale, fino a 54 rate bimestrali, cioè circa 9 anni.
    Sulle rate si applica un interesse annuo del 3%, decisamente più basso rispetto a quello ordinario.»

Cosa succede se non si rispettano le scadenze?

«Bisogna fare molta attenzione. La rottamazione decade se non si paga la rata unica o se, nel piano rateale, si saltano due rate, anche non consecutive, o l’ultima rata. In quel caso, quanto versato resta solo come acconto e il debito torna pienamente esigibile.»


Secondo lei è una misura conveniente?

«Per molti sì, ma va valutata caso per caso. È fondamentale fare bene i conti, perché una volta aderito bisogna rispettare rigorosamente le scadenze.»


C’è qualche aspetto che potrebbe essere migliorato?

«Ci si auspica un allargamento della misura anche ai ruoli affidati alla riscossione fino al 31 dicembre 2024, così da includere ulteriori contribuenti che oggi restano esclusi per pochi mesi.»


In conclusione, questa rottamazione è un “regalo” agli evasori?

«No, ed è importante chiarirlo. È vero che si tratta di una sanatoria, ma riguarda soprattutto contribuenti che hanno dichiarato correttamente il dovuto e che, a causa di difficoltà di liquidità, non sono riusciti a pagare nei tempi, spesso perché hanno scelto di garantire prima stipendi e fornitori. Non è un premio all’evasione, ma uno strumento per recuperare imposte già dichiarate e per riportare nel sistema soggetti che hanno dimostrato collaborazione con il Fisco.»

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