La lettera aperta di Pippo Baglione, recentemente inviata alla redazione di Quadrochiaro, rappresenta un appello accorato e urgente a favore del Ponte di Contrada Zu’ Pardo, un gioiello dimenticato nel territorio di Mistretta. Questo antico ponte, risalente ai primi decenni del Seicento, non è solo un’opera di ingegneria storica ma un simbolo vivente della storia, della cultura e dell’identità siciliana. Immerso in uno scenario naturale di grande fascino, il Ponte di Zu’ Pardo testimonia il passato rurale e le antiche vie di comunicazione che per secoli hanno collegato territori e comunità.
Tuttavia, oggi questa preziosa testimonianza rischia di andare perduta a causa di un grave cedimento strutturale e del progressivo degrado dovuto all’erosione e all’abbandono. Baglione richiama l’attenzione sulle responsabilità delle istituzioni locali e regionali affinché si impegnino concretamente per garantire un immediato intervento di restauro e consolidamento, per tutelare e valorizzare questo patrimonio.
Salviamo il Ponte di Contrada Zu’ Pardo, tesoro dimenticato di Mistretta
Gentile Direttore,
a pochi chilometri da Mistretta, in una valle di straordinaria bellezza naturale, sorge il Ponte di Contrada Zu’ Pardo: un manufatto antico, prezioso testimone della storia e dell’ingegno costruttivo siciliano.



Immerso in un contesto paesaggistico di straordinaria suggestione, il ponte rappresenta una rara testimonianza dell’architettura viaria storica dell’entroterra siciliano. Collocato a circa venti metri dal greto del fiume, l’antico manufatto è presumibilmente ascrivibile ai primi decenni del Seicento, come attestato da un’iscrizione incisa sulla pietra della fontana limitrofa, che ne sancisce l’antica origine.
Questo ponte costituiva un nodo strategico lungo la vetusta trazzera che collegava l’antica città di Kalacta con Amestratus, l’odierna Mistretta, fungendo da arteria di transito essenziale per gli spostamenti e i traffici dell’epoca.

Abbandonato per lunghi decenni all’oblio e all’azione erosiva del tempo, il ponte è stato negli ultimi anni rivalutato e riscoperto da escursionisti, studiosi e appassionati di storia locale, divenendo altresì simbolo identitario di un evento sportivo di rilievo internazionale: l’Eco Trail dello Zu’ Pardo. Tale manifestazione richiama ogni anno atleti e visitatori provenienti da diverse parti del mondo, offrendo un’occasione per coniugare sport, natura e cultura.
Tuttavia, il fascino di questa preziosa eredità storica è oggi gravemente minacciato da un evidente cedimento strutturale. Come documentato in recenti rilievi fotografici, uno dei fianchi del ponte presenta un preoccupante collasso, che ne compromette la stabilità e ne aggrava lo stato di degrado, ponendo l’intera struttura in una condizione di vulnerabilità estrema.

Alla luce di quanto emerso, si rende imprescindibile un intervento urgente di restauro e consolidamento, finalizzato non solo alla messa in sicurezza del ponte, ma anche alla sua piena valorizzazione in quanto bene culturale di rilevanza storica, architettonica e identitaria.
Per secoli ha unito territori e comunità, ed è stato riscoperto negli ultimi anni da escursionisti, studiosi e appassionati. Oggi, però, questo straordinario ponte è a rischio di crollo, salvarlo significherebbe preservare non solo un manufatto architettonico, ma anche la memoria storica e il legame profondo tra uomo, cultura e natura sul territorio amastratino.

È inaccettabile che un bene di tale valore storico, architettonico e identitario venga lasciato morire nel silenzio.
Questa missiva vuole essere un grido di allarme ma anche di speranza. Servire da stimolo per le istituzioni locali e regionali – alla Regione Siciliana, alla Soprintendenza di Messina, all’Assessorato ai Beni Culturali, al Comune di Mistretta e all’Ente Parco dei Nebrodi – per intervenire con urgenza per:
- mettere in sicurezza e restaurare la struttura,
- valorizzarla come patrimonio culturale e turistico,
- inserirla in un progetto di tutela permanente del territorio amastratino.
Lasciare che questo ponte crolli sarebbe come spezzare un legame con la nostra storia.
Salvarlo, invece, significherebbe restituire dignità a un’opera che da secoli unisce pietra, memoria e identità.
Non perdiamo altro tempo. Salviamo il Ponte di Zu’ Pardo.




