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Sanità di prossimità e Casa di Comunità: la FIDAPA di Mistretta promuove il confronto sul futuro della salute

Si è svolto nel pomeriggio di oggi, sabato 31 gennaio 2026, nella cornice storica di Palazzo Mastrogiovanni Tasca, il convegno dal titolo:

“Casa della Comunità, il modello assistenziale integrato che garantisce salute di prossimità”.

L’iniziativa, organizzata dalla Sezione Fidapa di Mistretta, ha registrato una partecipazione numerosa e attenta, segno di quanto il tema della sanità territoriale sia sentito dalla cittadinanza.


Apertura dei lavori

Dopo i saluti istituzionali della dottoressa Francesca Provenzale, presidente della Fidapa di Mistretta, e del sindaco Tatà Sanzarello, i lavori sono stati introdotti dalla dottoressa Lucia Sottile, responsabile del Pronto Soccorso di Mistretta, che ha sottolineato la necessità di ripensare il sistema sanitario alla luce dei profondi cambiamenti demografici e sociali in atto.

Il convegno ha rappresentato un’importante occasione di confronto sul nuovo modello di sanità di prossimità, fondato sull’integrazione tra ospedale e territorio, cuore della riforma prevista dal Decreto Ministeriale 77/2022 e sostenuta dai fondi del PNRR.


Perché cambiare modello sanitario

L’Italia è uno dei Paesi più anziani d’Europa: oggi oltre il 24% della popolazione ha più di 65 anni e, secondo le stime, questa percentuale supererà il 34% entro il 2050.

All’invecchiamento si accompagna l’aumento delle malattie croniche, spesso multiple, che colpiscono più della metà degli anziani. A questo scenario si aggiungono problemi come solitudine, disabilità e disagio sociale.

In questo contesto, è sempre più evidente che l’ospedale, pur restando fondamentale per le emergenze e le patologie acute, non può essere l’unica risposta ai bisogni di salute.

Come emerso nel corso del convegno, il futuro della sanità passa da un’assistenza più vicina alle persone, capace di seguire il paziente nel tempo e nei luoghi della vita quotidiana.


Cos’è la Casa della Comunità

La Casa della Comunità è il perno di questo nuovo sistema. Non si tratta di un semplice ambulatorio, ma di un luogo unico dove il cittadino può trovare risposte integrate ai propri bisogni sanitari e sociali.

All’interno operano medici di medicina generale, infermieri, specialisti, personale amministrativo, servizi sociali in collaborazione. Qui si effettuano visite, controlli per le patologie croniche, esami diagnostici di base, vaccinazioni e si attivano percorsi di assistenza domiciliare e telemedicina. In altre parole, la Casa della Comunità diventa il primo punto di riferimento per la salute del cittadino.


Il ruolo dei professionisti

Nel corso dell’incontro:

  • Dottor Savio ha illustrato i vantaggi dell’integrazione tra ospedale e territorio, evidenziando come un migliore coordinamento riduca i ricoveri inutili e migliori la qualità delle cure.
  • Gioacchino D’Agostino, responsabile infermieristico del P.S. del SS Salvatore di Mistretta, ha spiegato come il DM 77 ridisegni profondamente l’organizzazione sanitaria, spostando il baricentro dall’ospedale al territorio.
  • I medici di medicina generale Marchese e Lo Turco hanno descritto il ruolo centrale del medico di famiglia nella gestione del paziente fragile e cronico, seguito in modo continuativo e non lasciato solo tra una visita e l’altra.
  • Dottor Bruno Natale ha illustrato il funzionamento e le prospettive della Casa della Comunità di Mistretta, sottolineandone l’importanza per un’area interna come quella nebroidea.

Una sanità più vicina alle persone

Tra i temi affrontati anche quello della digitalizzazione:

  • Il Fascicolo Sanitario Elettronico e il telemonitoraggio permettono oggi ai professionisti di condividere informazioni e seguire i pazienti anche a distanza, riducendo disagi e spostamenti, soprattutto per anziani e persone fragili.

I benefici di questo modello sono evidenti: meno affollamento nei pronto soccorso, cure più appropriate, uso più efficiente delle risorse, migliore qualità della vita per i cittadini


Le sfide ancora aperte

Non mancano però le criticità come la carenza di personale sanitario e le difficoltà organizzative. Molte strutture, infatti, sono pronte, ma occorre investire su formazione, coordinamento e presenza stabile dei professionisti sul territorio.


Una svolta culturale

Come emerso chiaramente dal convegno, l’integrazione tra ospedale e territorio non è solo una riforma organizzativa, ma una svolta culturale: mettere davvero la persona al centro, accompagnandola lungo tutto il percorso di salute. La Casa della Comunità non è un ospedale più piccolo, ma un nuovo modo di prendersi cura delle persone, più umano, più vicino e più attento ai bisogni reali delle comunità locali.

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