Il Tribunale del Riesame di Palermo ha confermato gli arresti domiciliari per Totò Cuffaro, ex presidente della Regione siciliana, sottoposto alla misura cautelare da circa tre settimane. La decisione arriva nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Palermo su un presunto sistema di corruzione, finalizzato a pilotare appalti nella sanità pubblica e concorsi all’interno di aziende sanitarie e ospedaliere dell’Isola. Le motivazioni del provvedimento non sono ancora state depositate.
L’indagine, che ipotizza reati di corruzione, falso e turbativa d’asta, ha già portato all’applicazione di tre misure cautelari ai domiciliari. Oltre a Cuffaro, restano sottoposti alla stessa misura anche Roberto Colletti, ex direttore generale dell’azienda ospedaliera Villa Sofia Cervello di Palermo – attualmente ricoverato dopo un malore – e Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso ospedale. Per Cuffaro e Colletti, il Riesame ha confermato integralmente i provvedimenti disposti dal gip Carmen Salustro.
Il giudice per le indagini preliminari aveva invece disposto misure alternative per altri indagati. Vito Raso, ritenuto coinvolto in un presunto aggiustamento di un concorso per operatori sanitari, non è ai domiciliari ma è sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Una misura che il Tribunale del Riesame ha oggi ribadito, ritenendo marginale il suo ruolo: secondo l’accusa, avrebbe fornito le tracce delle prove ai candidati favoriti.
Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria anche per Mauro Marchese e Marco Dammone, rappresentanti dell’impresa Dussmann, entrambi inoltre sospesi dall’esercizio dell’attività d’impresa per un anno. Le loro posizioni rientrano nel filone dell’inchiesta che riguarda la gestione degli appalti pubblici nel settore sanitario.
Il quadro investigativo delineato dai pm, sulla base delle indagini condotte dal Ros dei carabinieri, è però più ampio. Il gip Salustro aveva escluso alcune delle circostanze contestate dall’accusa e, per questo motivo, la Procura ha presentato appello, chiedendo una rivalutazione del contesto complessivo e l’adozione di ulteriori misure cautelari. Al centro dell’inchiesta c’è una sanità siciliana descritta come terreno di interessi, pressioni e presunte trame affaristiche, con episodi che si estenderebbero da Palermo fino a Siracusa.
Ora l’attenzione si concentra sulle motivazioni del Riesame, attese nei prossimi giorni, che chiariranno nel dettaglio le valutazioni dei giudici sul quadro indiziario e sulle esigenze cautelari a carico degli indagati. Un passaggio chiave per comprendere gli sviluppi futuri di un’inchiesta che continua a scuotere il sistema sanitario regionale.




