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Sanità, rivoluzione in Sicilia: meno posti letto negli ospedali ma cresce l’assistenza per anziani e cronici

La Sicilia ridisegna la sua rete ospedaliera. La nuova bozza messa a punto dall’assessora regionale alla Salute, Daniela Faraoni, traccia una mappa profondamente rinnovata: meno posti letto per acuti, più attenzione alle esigenze della popolazione anziana, cronica e fragile. A fare da sfondo a questa riorganizzazione, la necessità di adeguarsi alla nuova realtà demografica e sanitaria del territorio, con una progressiva riduzione della popolazione e un aumento delle patologie cronico-degenerative.

La bozza — ancora in fase interlocutoria — prevede una riduzione netta di 367 posti letto nelle strutture pubbliche, passando da 13.000 a circa 12.633. Ma non si tratta solo di tagli: aumentano infatti le dotazioni per geriatria, lungodegenza, riabilitazione e terapia intensiva, segno di un cambiamento nella strategia sanitaria.

“Non possiamo più ragionare con la logica del pronto intervento generalizzato”, ci spiega una fonte vicina all’assessorato. “Serve un sistema ospedaliero più snello, integrato con il territorio e più vicino ai bisogni reali dei cittadini.”

Province a doppia velocità

Le modifiche non colpiscono in modo uniforme. Palermo, ad esempio, guadagna 46 posti letto tra strutture come l’ospedale Ingrassia, il Cervello e il Policlinico. Al contrario, Catania vede ridurre i posti letto acuti di 17 unità, con tagli significativi a Militello (chirurgia generale da 12 a 4 posti).

A Messina, il saldo è negativo: l’Asp provinciale registra un taglio netto di 13 letti acuti, anche se l’ospedale di Taormina viene potenziato con una nuova cardiochirurgia pediatrica e un incremento delle terapie intensive neonatali.

Non mancano poi casi emblematici: Vittoria, in provincia di Ragusa, guadagna ben 50 posti letto, mentre Scicli ne perde 36. A Trapani, l’ospedale di Marsala viene rafforzato, mentre Castelvetrano rischia la chiusura del reparto di ostetricia.

Controversie e critiche

Il piano non è privo di polemiche. La Cgil parla di “scelte clientelari” e “assenza di visione territoriale”, mentre diversi sindaci siciliani chiedono maggiore coinvolgimento nei processi decisionali.

“Siamo di fronte all’ennesimo ridisegno calato dall’alto,” ha dichiarato Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia. “Serve una vera rete integrata, non solo tagli e spostamenti.”

Il nodo centrale resta quello delle risorse e del personale. Per rendere realmente efficace la nuova rete ospedaliera, sarà necessario affiancare alla riorganizzazione dei reparti anche un rafforzamento della medicina territoriale, come previsto dal PNRR.

I prossimi passaggi

La bozza sarà discussa nelle conferenze provinciali dei sindaci entro il 14 luglio, e verrà successivamente portata all’esame della Commissione Salute dell’Assemblea regionale tra il 22 e il 23 luglio. Soltanto dopo potrà diventare definitiva. Nel frattempo, il dibattito resta acceso, tra chi vede nel piano un’opportunità di modernizzazione e chi teme un ulteriore indebolimento del diritto alla salute, soprattutto nei territori più periferici dell’Isola.

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