spot_img
spot_img

Sanità siciliana a rischio collasso: senza la proroga dei medici in pensione mancano 1.500 camici bianchi

La sanità siciliana si trova di fronte a un nuovo e grave bivio. Se da Roma non arriverà in tempi rapidi una proroga normativa, l’Isola rischia di perdere almeno 1.500 medici tra aziende sanitarie provinciali e ospedali, di cui circa 500 solo nei Pronto soccorso. Una carenza che potrebbe mettere seriamente in discussione la garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), già oggi sotto pressione.

Il nodo centrale riguarda i contratti dei medici in pensione, uno strumento straordinario che negli ultimi anni ha consentito alla Regione Siciliana di tamponare una carenza strutturale di personale sanitario, soprattutto nelle aree più critiche come l’emergenza-urgenza, la medicina interna e alcune specialità ospedaliere. Grazie a una normativa nazionale, infatti, i professionisti già in quiescenza hanno potuto continuare a lavorare con contratti annuali rinnovabili, evitando la chiusura di reparti e la riduzione dei servizi.

La mancata proroga nazionale

Il problema è che questo meccanismo, dato ormai per scontato dalle aziende sanitarie, non è stato rinnovato per il 2026. La proroga non è comparsa né nella Legge di Bilancio né nel più recente decreto Milleproroghe, lasciando Regioni come la Sicilia – che più di altre dipendono da questa soluzione tampone – in una situazione di forte incertezza.

Un vuoto normativo che rischia di avere effetti immediati: senza una copertura legislativa, i contratti dei medici pensionati non potranno essere rinnovati e centinaia di professionisti dovranno lasciare il servizio, spesso senza che esista un ricambio pronto a subentrare.

L’allarme dalle Asp: “Serve un paracadute”

Di fronte a questo scenario, la Regione ha dato un input uniforme a tutti i territori “oltre lo Stretto” che si trovano nella stessa condizione, tentando di correre ai ripari. Ma nel frattempo, alcune Asp hanno già lanciato l’allarme.

Le aziende sanitarie di Caltanissetta e Catania hanno formalmente chiesto al Dipartimento della Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, guidato da Salvatore Iacolino, di poter ricorrere ai cosiddetti “gettonisti”: medici assunti tramite cooperative private, pagati a chiamata, spesso per coprire turni scoperti all’ultimo momento.

Nel Nisseno la richiesta riguarda in particolare il reparto di Ginecologia, mentre nel Catanese il fronte più critico resta quello dell’emergenza-urgenza. Ma il timore è che, dopo le festività, la richiesta possa estendersi “a cascata” ad altre province e ad altre discipline, proprio nei territori dove la proroga dei medici in quiescenza ha finora coperto i vuoti in pianta organica.

Il nodo dei “gettonisti”: costi alti e soluzione fragile

Il ricorso ai gettonisti, però, rappresenta una soluzione costosa e controversa. Questi professionisti, pur garantendo una copertura immediata dei turni, comportano esborsi molto più elevati rispetto al personale dipendente e non assicurano continuità assistenziale.

In Sicilia il fenomeno è già ampiamente diffuso: migliaia di turni, soprattutto nei Pronto soccorso, sono coperti da medici esterni. Ma anche questo sistema mostra crepe, con contratti in scadenza e una crescente difficoltà a reperire professionisti disposti a lavorare in contesti ad alta pressione, spesso per brevi periodi.

Una crisi che non nasce oggi

La situazione attuale è il risultato di una carenza strutturale di medici, che non riguarda solo la Sicilia ma l’intero Paese. Pensionamenti massicci, scarsa attrattività di alcune specializzazioni, lunghi tempi di formazione e concorsi poco appetibili hanno creato un vuoto che le misure emergenziali – come i medici in pensione o i gettonisti – hanno solo parzialmente colmato.

Secondo le stime delle società scientifiche, nei prossimi anni l’emergenza potrebbe aggravarsi ulteriormente, soprattutto nei Pronto soccorso, dove il rischio è quello di turni scoperti, liste d’attesa più lunghe e sovraffollamento cronico.

Il tempo stringe

Ora la palla è soprattutto nelle mani del Governo nazionale. Senza una proroga chiara e immediata della normativa sui medici in pensione, la Regione Siciliana rischia di trovarsi senza strumenti efficaci per garantire i servizi sanitari essenziali, soprattutto nelle aree più fragili e periferiche.

La sanità siciliana, ancora una volta, si regge su soluzioni straordinarie. Ma l’emergenza, se diventa permanente, smette di essere una risposta e diventa un problema strutturale. E a pagarne il prezzo, come sempre, rischiano di essere i cittadini.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles