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Sanità siciliana, cambia tutto: nasce il nuovo sistema per scegliere i direttori generali

La Regione Siciliana riscrive le regole del gioco per la scelta dei manager della sanità. Dopo settimane di annunci, la giunta riunita a Palazzo d’Orleans ha approvato una norma che introduce un meccanismo più strutturato e – nelle intenzioni – più impermeabile alle scelte discrezionali della politica. Un cambio di passo che il governo Schifani presenta come una “svolta” nella gestione del sistema sanitario regionale.

Un filtro tecnico prima della politica

Il cuore della riforma è la creazione di una nuova commissione di esperti, voluta direttamente dal Presidente della Regione. Non si tratta però di un organismo interamente regionale. Un componente viene indicato da Agenas, uno dalla Conferenza dei Rettori e il terzo è scelto dal Presidente. Una struttura mista, che sulla carta dovrebbe garantire competenze tecniche e un certo bilanciamento delle influenze.

La selezione diventa un percorso a ostacoli

Fino a oggi la scelta dei direttori generali delle Asp e degli ospedali passava soprattutto per il livello politico. Con la riforma, la procedura diventa più lunga e più articolata. Si parte da una prima commissione, quella prevista dal decreto legislativo 171/2016, che valuta i candidati iscritti nell’elenco nazionale dei direttori generali. Esamina curricula, titoli e svolge colloqui. Da qui nasce una rosa di idonei, una sorta di “albo regionale”. Sul secondo livello entra in scena il nuovo organismo creato dalla Regione: da quell’albo selezionerà, per ogni azienda sanitaria, una terna di nomi. I candidati potranno essere sentiti nuovamente per un secondo colloquio, utile a verificare competenze e attitudine al ruolo.

L’ultima parola resta alla politica

Alla fine, nonostante i filtri tecnici, la scelta resta politica. L’assessore alla Salute individua uno dei tre nomi della terna e lo propone alla giunta regionale per la nomina definitiva.
Ogni candidato potrà essere inserito in più terne e le liste rimarranno valide per tre anni, così da non dover ripetere tutto il procedimento a ogni rinnovo.

Una riforma che non tocca i Policlinici

Restano fuori dal nuovo meccanismo i Policlinici universitari. Per questi, il percorso resta quello tradizionale: è il rettore dell’ateneo a proporre la sua terna di nomi, dalla quale la Regione sceglie il direttore generale.

La visione politica dietro la riforma

Per il presidente Schifani si tratta di un modello che “garantisce trasparenza, competenza e il diritto alla salute dei siciliani”. Una promessa impegnativa, soprattutto in un settore dove le nomine hanno storicamente un peso politico rilevante. Più che una rivoluzione, il provvedimento appare come un tentativo di incanalare la scelta dei manager dentro binari più tecnici, lasciando comunque alla politica la decisione finale. Una soluzione di compromesso: rassicurare Bruxelles e Roma sulla trasparenza delle procedure, senza rinunciare del tutto al controllo strategico del settore sanitario.

Cosa aspettarsi adesso

La riforma entrerà in vigore a breve. Le nuove terne e gli elenchi triennali dovrebbero rendere più ordinata e programmabile la selezione dei dirigenti. Ma il vero banco di prova sarà la capacità della commissione di operare con autonomia reale e non solo sulla carta. Il governo promette rigore e verifiche costanti sui risultati dei futuri direttori generali. Sarà questa la vera novità: non soltanto selezionare i manager, ma anche misurare la loro efficacia. E, se necessario, cambiarli.

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