Due colpi da maglio firmati Palazzo Chigi stanno mettendo in seria difficoltà il governo regionale siciliano e il suo parlamento, entrambi in materia sanitaria.
1.Aborto: la Regione obbliga medici “non obiettori” e Roma impugna
La Sicilia è stata la prima regione in Italia ad approvare una legge che obbliga le aziende ospedaliere pubbliche a riservare assunzioni a medici non obiettori di coscienza, in reparti di ginecologia e ostetricia dedicati all’interruzione volontaria di gravidanza. Se un medico inizialmente non obiettore cambiasse idea, verrebbe però automaticamente sostituito
L’obiettivo, ha spiegato il PD, è garantire il diritto all’aborto nella pratica, non solo sulla carta, considerata la percentuale altissima di obiettori (oltre l’80 %)
Palazzo Chigi però ha già impugnato la norma: secondo lo Stato, la Regione non può limitare i concorsi pubblici con criteri sulla base di scelte personali o morali, come l’obiezione di coscienza, protetta dalla Costituzione. Si configurerebbe quindi una discriminazione illegittima
2.Laboratori in crisi: stanziati 15 milioni, ma la norma viene cassata
In Sicilia, i laboratori di analisi convenzionati si trovano in pericolo a causa del nuovo nomenclatore tariffario nazionale entrato in vigore il 30 dicembre 2024, che ha ridotto drasticamente i rimborsi previsti. Per tamponare la situazione, la Regione aveva stanziato 15 milioni di euro nella manovra bis, ma il governo ha impugnato anche questa norma. La motivazione? Mancanza di copertura finanziaria e violazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, tanto caro proprio al presidente Schifani
Ne deriva una mancata tutela per i cittadini che rischiano di dover pagare di tasca propria le analisi, e il futuro a rischio per molti lavoratori del settore.
Due provvedimenti per l’idilio di Palazzo Chigi con una sanità “che funzioni davvero” si infrangono contro i limiti tecnici, politici e costituzionali:
Il primo, ideologico ma necessario nella sua aspirazione, rischia di cadere perché privo di una base normativa solida: la Costituzione difende l’obiezione di coscienza, anche se pure il diritto all’aborto va garantito;
Il secondo, pragmatico ma finanziariamente ingenuo, si è infranto contro la rigidità del patto di stabilità interno e l’inerzia di una politica incapace di trovare coperture alternative o mediazioni.
Il paradosso è evidente: la Sicilia, forse tra le regioni più fragili in sanità, si trova bloccata tra la tutela dei diritti (aborto) e quella della sostenibilità (laboratori), senza che alcun governo, regionale o centrale, abbia mostrato fino in fondo visione, coerenza e determinazione programmatica.




