Sembrerebbe davvero che questa possa essere la volta buona. Dopo l’ultimo sopralluogo all’impianto di contrada Pianetta, arrivano segnali incoraggianti sull’adeguamento del depuratore consortile di Sant’Agata di Militello–Acquedolci, un’opera finanziata nel 2018 e appaltata nel 2019 dalla struttura commissariale per la depurazione.
Un’opera attesa, necessaria, strategica. Ma anche simbolo di una burocrazia che, negli ultimi anni, ha mostrato tutti i suoi limiti.
Sei anni persi tra carte e imprevisti
I lavori erano partiti nel 2020, ma si sono fermati già a settembre dello stesso anno. Il motivo? Il ritrovamento, nell’area interessata dal cantiere, dei residui di una vecchia discarica di rifiuti non pericolosi. Una “sorpresa” che ha bloccato tutto.
Da quel momento è iniziato un percorso ad ostacoli: pratiche per la caratterizzazione dei materiali, autorizzazioni per lo smaltimento, ricerca di fondi aggiuntivi, aggiornamento dei prezzi. Risultato: quasi sei anni di stallo.
Un tempo enorme, se si considera che si tratta di un’infrastruttura essenziale per la salute pubblica e per la tutela ambientale. Un tempo che pesa come un macigno su una comunità che ogni estate si ritrova a fare i conti con episodi di acqua sporca e tratti di mare inquinati.
I costi lievitano: da 3 a quasi 8 milioni
L’appalto originario ammontava a circa 3 milioni di euro. Oggi la dotazione complessiva sfiora i 7,9 milioni: ai 4,9 milioni dell’appalto iniziale si sono aggiunti 3 milioni di euro messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito dell’“Accordo per la coesione”, a valere sul FSC 2021-2027.
Una cifra necessaria non solo per rimuovere e smaltire i circa 2.760 metri cubi di terre e rocce da scavo contaminate emerse dalla discarica, ma anche per coprire l’adeguamento dei prezzi e altri imprevisti maturati in questi anni di stop.
È il classico paradosso italiano: un’opera che nasce con un certo costo, si blocca per anni e, quando finalmente riparte, costa più del doppio.
Il sopralluogo e la ripartenza
Ieri mattina, all’impianto di contrada Pianetta, si è svolto un sopralluogo tecnico con l’ing. Giuseppe Iannazzo, Rup dell’intervento, l’ing. Salvatore Russo, progettista del gruppo “La Dinamica” e direttore dei lavori, e i rappresentanti delle imprese esecutrici “Ciro Menotti” ed “Emma Lavori”. Presente anche il sindaco Bruno Mancuso.
L’obiettivo è chiaro: redigere a stretto giro una perizia di variante per adeguare il progetto alle mutate condizioni dell’area e consentire la ripartenza dei lavori, che procederanno in parallelo con le operazioni di rimozione dei rifiuti. Le prospettive, almeno sulla carta, appaiono finalmente concrete.
Un’opera fondamentale per il futuro turistico
Il depuratore non è un’opera qualsiasi. È una infrastruttura chiave per il futuro di Sant’Agata. Pensare di puntare seriamente sul turismo senza garantire un mare pulito e un impianto conforme alle normative europee è semplicemente impossibile.
L’attuale impianto, infatti, non risponde pienamente agli standard richiesti. E ogni anno, puntualmente, le polemiche sullo stato delle acque tornano a infiammare il dibattito pubblico. Non si tratta solo di decoro o immagine: si parla di salute, ambiente, economia locale.
La domanda che resta
La comunità spera che questa sia davvero la volta giusta. Ma resta una domanda inevitabile: era davvero necessario perdere sei anni per affrontare un problema che, con una programmazione più accurata e verifiche preliminari più approfondite, forse avrebbe potuto essere intercettato prima?
La sensazione è che, ancora una volta, a pagare il prezzo dei ritardi siano stati i cittadini. Adesso non ci sono più alibi. Le risorse ci sono, il quadro tecnico è definito, le imprese sono pronte. Servono tempi certi, trasparenza e un cronoprogramma rispettato.




