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Sant’Agata, anche i morti in lista d’attesa: un centinaio di cittadini scrivono a Prefettura, Asp e Finanza

Una bara sarebbe ferma dal giugno 2025, altre da gennaio e febbraio. Segnalati cattivi odori nella camera mortuaria.

A Sant’Agata di Militello la morte ha una coda amministrativa. Prima bisogna attendere un loculo, poi un’ordinanza, quindi un’estumulazione e, infine, sperare che l’ennesima soluzione provvisoria riesca a precedere il prossimo funerale. Questa volta, però, a non voler più aspettare sono i cittadini. Circa cento santagatesi hanno sottoscritto una segnalazione indirizzata alla Prefettura di Messina, all’Azienda sanitaria provinciale e alla Guardia di Finanza per denunciare la situazione del cimitero comunale di contrada Cuccubello.

Il documento parla di una situazione «grave, annosa e insostenibile». Nei locali della camera mortuaria, dell’obitorio e della chiesetta continuerebbero a trovarsi diversi feretri in attesa di una sistemazione definitiva. Uno, secondo quanto riportato nella segnalazione, con tanto di foto allegata, sarebbe depositato nell’obitorio dal giugno 2025. Altri risalirebbero ai mesi di gennaio e febbraio 2026.

Non giorni. Non qualche settimana resa necessaria da un contrattempo. Mesi. In un caso oltre un anno. E mentre i morti aspettano, i vivi che entrano nel cimitero per portare un fiore ai propri familiari riferiscono di odori molto forti e sgradevoli, avvertiti soprattutto nei pressi della camera mortuaria.

Non un’accusa sanitaria, ma una richiesta di accertamento

Gli odori segnalati non costituiscono, da soli, la prova dell’esistenza di un pericolo per la salute. Stabilire lo stato dei feretri, l’idoneità degli ambienti e l’eventuale presenza di criticità igienico-sanitarie spetta ai tecnici dell’Asp, non ai cittadini e neppure a un giornale.

Proprio per questo la richiesta avanzata dai firmatari è semplice e difficilmente equivocabile: effettuare con urgenza un sopralluogo nella camera mortuaria, nell’obitorio e nella chiesetta; verificare le condizioni dei locali e lo stato di conservazione delle salme; accertare se la permanenza prolungata dei feretri sia compatibile con le prescrizioni sanitarie.

La segnalazione è stata indirizzata anche alla direttrice del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Messina, dottoressa Maria Gabriella Caruso. Non viene chiesto all’Asp di sostituirsi al Comune nella costruzione dei loculi. Viene chiesto di fare ciò che soltanto l’autorità sanitaria può fare: controllare, verbalizzare e dire chiaramente se quei locali e quelle condizioni siano regolari.

Questa mattina all’Asp: «Scrivete a Messina». Era già stato fatto

Questa mattina, 31 agosto, ci siamo recati personalmente nella sede territoriale dell’Asp di Sant’Agata di Militello per consegnare a mano una copia della segnalazione. Ad accoglierci è stato il dottor Pietro Salerno, del Distretto sanitario santagatese. Risoluto nei toni, ma visibilmente agitato, ci ha invitati a trasmettere la richiesta direttamente all’Asp di Messina. Cosa che, naturalmente, era già stata fatta.

Non intendiamo trasformare l’atteggiamento di un dirigente sanitario in una questione personale. Il punto è un altro: nel corso della stessa mattinata abbiamo visto il dottor Salerno fare più volte la spola tra la sede dell’Asp e il cimitero comunale, con un fare che cercava di mostrarsi sicuro ma lasciava trasparire una certa tensione.

Non sappiamo, al momento, se questi spostamenti abbiano portato a un sopralluogo ufficiale, a verifiche tecniche o alla redazione di un verbale. Ed è proprio questo che l’Asp dovrebbe chiarire, rendendo pubblici gli esiti di ogni eventuale accertamento.

Se la situazione riscontrata è regolare, i cittadini hanno il diritto di saperlo. Se non lo è, hanno il diritto di conoscere immediatamente quali provvedimenti siano stati adottati o si intendano adottare. Dopo mesi di attese, segnalazioni e cattivi odori, ciò che non è più accettabile è il silenzio.

Una storia cominciata molto prima

La segnalazione dei cento cittadini non nasce da un allarme improvviso. Nel febbraio 2021 due bare erano già rimaste per circa un mese nella camera mortuaria perché non c’erano loculi disponibili. La questione veniva descritta già allora come un problema cronico.

Nel 2022 il Comune arrivò ad adottare un’ordinanza contingibile e urgente per affrontare una situazione con implicazioni igienico-sanitarie. Nello stesso anno vennero messi a disposizione 40 loculi prefabbricati, destinati prioritariamente proprio ai feretri custoditi nella camera mortuaria e nella cappella.

Nel 2024 il Consiglio comunale modificò il regolamento delle concessioni introducendo una disciplina per i casi di «carenza di loculi e grave pregiudizio igienico-sanitario delle salme». Anche in quel caso il problema veniva riconosciuto formalmente.

Nell’agosto 2025 furono consegnati 84 loculi realizzati in autofinanziamento. Nell’avviso ufficiale lo stesso Comune scriveva che alcune salme si trovavano temporaneamente nella sala mortuaria e nella cappella e che le temperature estive imponevano tumulazioni rapide per garantire il rispetto delle norme igienico-sanitarie. Dunque l’Amministrazione conosceva perfettamente sia il problema sia le conseguenze del caldo sulla permanenza prolungata dei feretri. L’avviso è ancora consultabile sul sito del Comune.

Il 7 settembre 2025 QuadroChiaro tornò nel cimitero e documentò odori nauseabondi e fuoriuscite di liquidi da alcune bare custodite nella chiesa. Le rassicurazioni fornite il giorno precedente dall’allora assessore Domenico Barbuzza non avevano retto alla verifica sul posto. Quelle immagini avrebbero dovuto rappresentare un punto di non ritorno. E invece, quasi un anno dopo, siamo nuovamente qui.

Esposti, sequestri e bare ancora senza posto

Nel frattempo la vicenda del cimitero ha superato da tempo i confini della polemica politica. Il 5 giugno 2025 un cittadino aveva presentato alla Procura della Repubblica di Patti, attraverso la Guardia di Finanza, un articolato esposto sulla gestione del camposanto, sulla carenza di loculi, sulle operazioni cimiteriali, sui registri e sulla gestione dei resti provenienti da esumazioni ed estumulazioni.

Nel gennaio 2026 la Procura ha aperto un fascicolo e due ossari in disuso sono stati sottoposti a sequestro. I finanzieri hanno successivamente recuperato materiali sui quali sono stati disposti accertamenti per stabilirne natura e provenienza.

Il 29 giugno la Guardia di Finanza è tornata nel cimitero, sequestrando un magazzino e un’altra porzione dell’area dopo il rinvenimento, tra la vegetazione, di frammenti di lapidi e parti di casse funebri. Sarà naturalmente la magistratura a stabilire se siano stati commessi reati e da chi. Il secondo sequestro avrebbe però dovuto determinare, sul piano amministrativo, una ricognizione straordinaria dell’intero sistema cimiteriale. Dopo esposti, indagini, sequestri e denunce pubbliche, il risultato concreto continua invece a essere lo stesso: le bare aspettano.

Il Comune certifica ciò che i cittadini denunciano

Il 16 agosto QuadroChiaro aveva chiesto pubblicamente all’Asp di intervenire, sottolineando che l’“emergenza infinita” non poteva più essere trattata come un fatto imprevedibile.

Tre giorni dopo è arrivata l’ordinanza sindacale n. 102 del 19 agosto 2026. Con quell’atto il sindaco Bruno Mancuso ha disposto l’estumulazione di 15 salme collocate in loculi le cui concessioni risultano scadute da oltre 99 anni. L’obiettivo dichiarato è recuperare posti da assegnare prioritariamente ai feretri custoditi nella sala mortuaria e nella cappella.

Nelle premesse il Comune riconosce una «significativa carenza di loculi disponibili per le nuove tumulazioni» e ammette che le alte temperature, insieme alla permanenza prolungata delle salme nei locali di deposito, possono determinare condizioni di maggiore criticità igienico-sanitaria. L’ordinanza, dunque, conferma ufficialmente il quadro.

Estumulare salme dopo la scadenza delle concessioni è una normale attività cimiteriale. Doverlo fare con urgenza per ricavare spazi nei quali collocare bare ferme da mesi è, invece, la certificazione di una programmazione arrivata ancora una volta in ritardo.

L’emergenza come metodo di governo

Il punto politico è persino più semplice di quello sanitario. Un decesso può essere improvviso per una famiglia. Non lo è statisticamente per un Comune. Un’amministrazione conosce il numero medio dei morti, i loculi disponibili, le concessioni in scadenza, i tempi delle estumulazioni e quelli necessari per costruire nuove sepolture.

Non occorre essere profeti per sapere che i loculi finiscono. Non occorre essere meteorologi per prevedere che ad agosto faccia caldo. Quando la saturazione si ripete per anni, non siamo più davanti a un’emergenza. Siamo davanti a un modello di gestione nel quale l’urgenza sostituisce la programmazione: si aspetta che le bare si accumulino, si recuperano alcuni posti, si supera il momento peggiore e si ricomincia da capo.

L’Amministrazione Mancuso non ha inventato tutti i problemi del cimitero santagatese. Sarebbe scorretto attribuirle ogni responsabilità accumulata nel corso dei decenni. Ma governa la città da abbastanza tempo da non poter continuare a presentarsi soltanto come erede delle difficoltà. Chi amministra eredita i problemi. Dopo anni, però, eredita anche la responsabilità di non averli risolti.

Il vero disinteresse è quello disperso tra gli uffici

Parlare di indifferenza di tutti non sarebbe esatto. Non sono indifferenti i familiari che aspettano di poter dare una sepoltura definitiva ai propri cari. Non sono indifferenti i cento cittadini che hanno firmato la nuova segnalazione. Non erano indifferenti gli oltre 1.800 santagatesi che negli anni scorsi sottoscrissero una petizione per il cimitero.

L’indifferenza che emerge da questa storia è più sottile e più resistente: è quella che si disperde tra un ufficio e l’altro, tra un’ordinanza e una promessa, tra il Comune che deve trovare i loculi e l’Asp che deve verificare le condizioni sanitarie. È l’indifferenza senza un volto preciso, e proprio per questo comodissima. Tutti sono competenti per una parte e, alla fine, nessuno sembra responsabile del risultato.

Ma il risultato è misurabile. Una bara sarebbe ferma dal giugno 2025. Altre dai primi mesi del 2026. I cittadini denunciano cattivi odori. Il Comune certifica la carenza di loculi. L’autorità sanitaria è stata formalmente investita della questione. Adesso servono risposte altrettanto misurabili: quanti sono esattamente i feretri in attesa? Dove sono custoditi? Da quanto tempo? Quando è stato effettuato l’ultimo sopralluogo sanitario? Qual è stato l’esito? Quando saranno utilizzabili i 15 loculi recuperati? Quanti nuovi posti verranno realizzati e in quale data?

Non comunicati rassicuranti. Numeri, verbali e scadenze.

La dignità non può aspettare il prossimo loculo

Dietro ogni feretro depositato “temporaneamente” non c’è una pratica. C’è una famiglia alla quale il lutto è stato prolungato dalla burocrazia. C’è chi entra nel cimitero e non trova ancora una tomba davanti alla quale fermarsi. C’è chi ha celebrato un funerale senza poter completare l’ultimo gesto che una comunità civile deve garantire ai propri morti.

Il rispetto dei defunti non si misura soltanto con le commemorazioni e le corone di fiori. Si misura nella capacità, molto meno solenne ma assai più concreta, di assicurare una sepoltura dignitosa in tempi ragionevoli.

Oggi a Sant’Agata ci sono morti che aspettano un posto e vivi costretti a raccogliere firme perché le istituzioni guardino ciò che da anni è davanti agli occhi di tutti. Se questa viene ancora chiamata emergenza, allora la parola ha perso il proprio significato. È un problema strutturale, conosciuto e irrisolto. E davanti a una bara ferma da oltre un anno non esiste più alcuna burocrazia dietro la quale nascondersi.

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