Un interessante incontro-dibattito dal tema “Intelligenza Artificiale e Sicurezza: Binomio Possibile?” si è svolto, sabato scorso , al Palauxilium di Sant’Agata di Militello, promosso dalla Diocesi di Patti, guidata dal vescovo Guglielmo Giombanco, con il patrocinio dell’ Istituto Teologico San Tommaso Messina -Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia-Messina unita all’Università Pontificia Salesiana.
Ad aprire i lavori, Nicola D’Arrigo, direttore dell’Ufficio delle Comunicazioni Sociali, poi i saluti
di don Antonino Di Bella direttore dell’Insegnamento della Religione Cattolica e responsabile
della parrocchia di Oliveri, e a seguire , l’articolata relazione della professoressa Maria Maisano,
docente dell’Università di Messina che ha parlato del sistema nervoso e dunque del cervello, del
midollo spinale, degli organi di senso e tutti i nervi che mettono in comunicazione questi organi con il resto del corpo.
Al centro del discorso, l’interazione tra il cervello umano, in quanto modello di efficienza e di complessità capace di elaborare enormi quantità di informazioni e l’intelligenza artificiale i cui, ricercatori si ispirano alle caratteristiche umane per progettare algoritmi sempre più avanzati.
Infatti, attraverso le reti neurali artificiali modellati sulla base dei neuroni biologici, notevoli sono,
oggi, i progressi straordinari nell’elaborazione del linguaggio naturale, nel riconoscimento delle
immagini e nella robotica, ponendo l’attenzione sul concetto di sicurezza, sempre legato a come il
sistema sia istruito solamente dall’uomo.
Ha suggerito ai presenti di essere dei “motivatori delle giovani menti”, educando al bello e facendo
affidamento sulla loro intelligenza ,al rispetto reciproco, in relazione all’ ambiente, all’ inclusione e
alla solidarietà senza timore di ciò che non si conosce, creando una equilibrata coesione.
Per don Arturo Grasso, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Cesi, il tema dell’intelligenza artificiale è dentro la quotidianità , e risulta necessario formarsi per utilizzare tale sistema.
Soffermandosi sul fatto che oggi «viviamo una rivoluzione», con questo «strumento affascinante e
tremendo-come lo definiva Papa Francesco », dove tutto è archiviato ma tutto può essere manipolato, è dell’avviso che occorre captare i cambiamenti, avere un’ identità digitale ma anche la dignità digitale.
Emerge, dunque, la responsabilità morale dell’uomo che crea la macchina e non viceversa, e che la
tecnologia non può cambiare l’uomo ma supportarlo. « L’I.A. non deve essere divinizzata, è un
grande dono se rimane al servizio della persona, come sostiene Papa Leone, altrimenti è potere».
«Nell’era dell’I.A.- ha concluso don Arturo- per salvare l’uomo ci vuole poesia,amore,tenerezza,
mitezza, ciò che l’algoritmo non può dare».
L’incontro poi, è stato aperto al pubblico che è intervenuto per esprimere le proprie impressioni.




