La poltrona lasciata libera dall’ex assessore Barbuzza non è più un semplice posto vacante: è ormai un reperto archeologico. Tutti ne parlano, nessuno la occupa e, di questo passo, potrebbe essere inserita nei percorsi turistici cittadini come “testimonianza della politica locale”. A oltre due mesi dalle dimissioni di Barbuzza – oggi presidente del Parco dei Nebrodi – Sant’Agata di Militello resta sospesa in un limbo amministrativo che ha ormai assunto contorni grotteschi.
Nel frattempo il sindaco Bruno Mancuso continua a detenere le deleghe più delicate: bilancio, viabilità e cimitero. Ufficialmente per senso di responsabilità. Ufficiosamente perché nominare qualcuno significherebbe scontentare qualcun altro. E in una maggioranza costruita come una torre di Jenga, togliere il tassello sbagliato può far crollare tutto. Meglio allora restare immobili, praticando una raffinata forma di yoga politico: respirare, meditare e soprattutto non decidere.
La maggioranza osserva, conta i giorni e accumula mugugni. Forza Italia e Lega tirano ciascuna dalla propria parte, entrambe convinte di avere diritto alla nomina. Nessuno strappa, per ora. Ma i sorrisi di circostanza iniziano a sembrare ghigni forzati. Perché una cosa è attendere, un’altra è sentirsi ostaggio di una non-scelta che blocca tutto. Settori vitali restano rallentati, le decisioni si accumulano e il Comune procede con il freno a mano tirato.
E poi c’è lui. L’uomo che non c’è ma che c’è sempre. Antonio Scurria. Non firma atti, non siede in Giunta, ma aleggia come uno spirito guida. A Sant’Agata, dicono, non si muove foglia senza che Scurria sappia perché. Anzi, senza che abbia suggerito come e quando farla muovere. Altro che consulente: qui siamo al livello del direttore spirituale della politica cittadina.
Sono in tanti a sostenere che Scurria continua a “fare scuola” di amministrazione a diversi consiglieri. Tra questi, raccontano con sarcasmo negli ambienti politici, c’è Alberto Ferraù, talmente influenzato, dicono, da non allacciarsi le scarpe al mattino senza un preventivo cenno del maestro. Maestro che tanti definiscono il Grillo Parlante. Il Grillo Parlante che sussurra all’orecchio del sindaco, mettendo il veto – secondo i ben informati – sulla nomina di Antonio Vitale, in quota Forza Italia e suggerisce al primo cittadino, per sei mesi, di non nominare nessuno.
Sia chiaro, però: non c’è alcuna volontà di prendersela con Scurria. Assolutamente no. Per noi è un personaggio come un altro, uno dei tanti protagonisti – dichiarati o meno – della scena politica cittadina. Se il suo nome ricorre con insistenza in questa vicenda è semplicemente perché, per quanto si racconta in giro, è finito di fatto dentro la storia dell’assessorato vacante al Comune di Sant’Agata di Militello.
Raccontare questi retroscena non significa puntare il dito, ma fotografare il clima politico attuale, fatto di equilibri delicati, influenze informali e decisioni che maturano spesso lontano dai riflettori ufficiali. Il resto, come sempre, lo diranno i fatti.
Ma torniamo a noi. Mancuso ascolta, riflette, prende appunti mentali e poi rinvia. Proprio come Pinocchio, il sindaco sembra incapace di ignorare il Grillo Parlante, anche quando quel grillo non riveste alcun ruolo formale nell’amministrazione. Un Grillo Parlante che, al di là delle metafore, viene comunque considerato da molti una figura politicamente e amministrativamente valida, dotata di esperienza e capacità di lettura degli equilibri.
Ed è forse proprio questo riconoscimento informale a rendere ancora più complesso il quadro: non si tratta di un’interferenza qualunque, ma di un’influenza che nasce dalla stima e dall’ascolto. Resta però il fatto che, tra consigli sussurrati e decisioni rimandate, la scelta finale continua a slittare, lasciando la città in attesa e la poltrona dell’assessore ancora vuota.




