La vicenda del cimitero comunale di Sant’Agata di Militello continua a tenere banco in città. Dopo che la Guardia di Finanza della locale Tenenza, su disposizione della Procura della Repubblica di Patti, ha posto sotto sequestro una botola contenente pezzi di bare e ossa umane, oltre a un ossario in disuso poco distante, l’attenzione resta alta. I reati ipotizzati sono tutt’altro che marginali: irregolarità nello smaltimento di materiale cimiteriale e distruzione di cadavere.
Ma più che gli atti della Procura, a far discutere in queste ore sono le dichiarazioni rilasciate al TG3 Regionale, andato in onda nella serata di ieri alle 19:30, dal vicesindaco Calogero Pedalà, che – ascoltandolo – sembra aver deciso di affiancare ufficialmente gli inquirenti, se non addirittura anticiparli.
«Dobbiamo capire quando sono andati a finire là dentro questi resti», afferma Pedalà. Dobbiamo, chi? L’amministrazione comunale? La cittadinanza tutta? O forse un ristretto nucleo investigativo improvvisato? Il punto resta sospeso, come in ogni buon giallo che si rispetti.
Subito dopo arriva il vero nodo, secondo il vicesindaco: «Se la botola è stata aperta, qualcuno, se ha messo qualcosa, ne paga le conseguenze…». Dunque il problema non sembrerebbe essere tanto la presenza di resti umani e casse ammassati in modo anomalo, quanto il gesto tecnico dell’apertura della botola. Prima la botola, poi i cadaveri. Una scala di priorità che lascia perplessi e che restituisce un approccio più orientato a individuare e punire un responsabile che a chiarire la gravità di quanto emerso.
“L’investigatore” Pedalà prosegue con deduzioni degne della Signora in Giallo: «Ma sicuramente non è stato fatto da parte del custode o del personale del cimitero…». Caso chiuso. Nessun dubbio, nessuna ipotesi alternativa. Non c’entra nemmeno il maggiordomo, verrebbe da dire. Il vicesindaco già sa chi va escluso dalle indagini, forte – immaginiamo – di una profonda esperienza investigativa.
E la motivazione è altrettanto rivelatrice: «Perché le stumulazioni vengono autorizzate solo per i parenti che ne fanno richiesta». Un’affermazione che, però, sembra parlare di un’altra storia. Perché qui non si discute di una stumulazione autorizzata, ma di resti rinvenuti in una botola e in un ossario abbandonato, tanto da spingere la Procura a disporre il sequestro dell’area. Se fosse tutto così lineare, forse non saremmo di fronte a un’indagine penale.
Ma nel racconto del vicesindaco entra anche un altro elemento disturbante: l’informazione. «Prima ancora che la Guardia di Finanza venisse a fare il sopralluogo sono state pubblicate delle foto, dei post, dove va a fotografare esattamente questa fossa…». Dove va chi? Forse il riferimento è alla giornalista Teresa Frusteri, che avrebbe pubblicato immagini prima del sopralluogo ufficiale.
Vale la pena ricordarlo: il giornalista, quando riceve una segnalazione, ha il dovere di verificare. Se alla giornalista è stata indicata una scoperta macabra e la stessa ha controllato, documentato e sollevato la questione sul proprio blog, non ha fatto altro che svolgere il proprio lavoro. Informare non è un reato. Tacere, semmai, lo è.
Qui il vicesindaco sembra più infastidito dal fatto che qualcuno abbia acceso i riflettori sulla vicenda, piuttosto che dalla possibilità che nel cimitero comunale si siano consumate pratiche irregolari. Eppure, se la Procura ha avviato un’indagine e la Guardia di Finanza ha sequestrato l’area, è evidente che qualcosa non torna. O no?
La conclusione di Pedalà è degna di un finale enigmatico: «Quindi evidentemente qualcuno ha aperto questa botola che tra le altre cose è una botola di cemento che non è facile spostarla». Una frase che sembra scollegata dal resto, ma che aggiunge suspense: una botola pesante, difficile da muovere, aperta da un ignoto soggetto. Chi? Quando? Perché? Domande che, per ora, restano senza risposta.
Forse sarebbe opportuno che ciascuno restasse nel proprio ruolo: la politica a garantire trasparenza e rispetto istituzionale, la magistratura a indagare, le forze dell’ordine a operare, i giornalisti a informare. Perché i gialli sono affascinanti nei romanzi, ma quando riguardano ossa umane e possibili reati, l’unico detective che dovrebbe parlare è quello incaricato dalla legge.




