Domenico Barbuzza è pronto a spiccare il volo verso la prestigiosa presidenza del Parco dei Nebrodi. Un incarico che pesa, che porta visibilità e che inevitabilmente lo costringerà a lasciare la sua sedia da assessore comunale. Ed è proprio lì, su quella sedia rimasta vuota, che si scatenerà l’inferno. A Sant’Agata la poltrona non è un semplice arredo: è l’oggetto del desiderio, il trofeo da conquistare, il bottino per cui vale la pena litigare, filosofeggiare e perfino scrivere su Facebook.
Già, perché la politica santagatese ha ormai il suo vero campo di battaglia sui social. Gli assessori Ilaria Pulejo e Salvatore Sanna hanno inaugurato la stagione dei “messaggi subliminali”. Lei ha citato la “sindrome di Hubris”, la malattia del potere che fa sentire onnipotenti: un post che pareva un estratto da un manuale di filosofia politica, ma che in realtà suonava come un avviso ai naviganti. Lui, invece, ha scelto la parabola di “Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno”: e in tanti, leggendo, hanno pensato che più che parabola fosse il verbale delle ultime riunioni di maggioranza.
Sanna ha poi rincarato la dose parlando di “ambienti tossici” e di “ego smisurati”. Un colpo di grazia che sembrava più la diagnosi di uno psicologo aziendale che un’analisi di vita amministrativa.
E come poteva mancare il guru della politica locale, Antonio Scurria? Lui, che da ex assessore al Bilancio sogna il grande ritorno, ha scelto la via dialettale: “I maccarruna incunu ‘a panza, ma ci vuole la sostanza”. Tradotto: gli altri fanno scena, lui è la sostanza. O almeno così è convinto. Scurria, che starebbe allattando a due capezzoli – Castrovinci (Lega) – alle scorse elezioni provinciali cercava voti per Ferraù – e Calderone (Forza Italia) – si è già messo in moto per piazzare un suo uomo in giunta, Marzio Poma o Alberto Ferraù, o tutti e due – non mettiamo limiti alla provvidenza – per poi prepararsi al vero obiettivo: candidarsi a sindaco.
Intanto gli assessori “indiziati allo sfratto” – Pulejo e Sanna – resistono a colpi di post filosofici e morali. Un clima che più che politico somiglia a un talent show: c’è chi cita i greci, chi le parabole, chi i proverbi, chi parla di tossicità. Tutti, naturalmente, “per il bene del paese”.
Peccato che, fuori dai social, il paese reale attenda altro: strade senza buche, servizi che funzionano, problemi quotidiani risolti. Ma a Sant’Agata la politica sembra avere altre priorità. Perché alla fine una certezza resta: l’unica cosa asfaltata bene è la strada che porta dritta dritta alla poltrona.




