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Sant’Agata, Mancuso perde un pezzo della maggioranza: Vitale si dichiara indipendente

Da oggi Antonio Vitale non fa più parte della maggioranza che sostiene il sindaco Bruno Mancuso. Il consigliere comunale ha formalizzato la propria decisione con una comunicazione indirizzata ai vertici istituzionali di Palazzo Faraci e al segretario comunale, dichiarandosi indipendente.

È questo il fatto politico nuovo. Una decisione che modifica la geografia del Consiglio comunale e rende ufficiale una frattura che, nei fatti, era diventata sempre più evidente negli ultimi mesi. Vitale, pur provenendo dalla compagine che nel 2023 aveva sostenuto Mancuso, aveva progressivamente assunto posizioni autonome, attraverso interrogazioni, mozioni, emendamenti e interventi in aula spesso critici nei confronti dell’azione amministrativa. Adesso quel dissenso esce dalla dimensione dei singoli provvedimenti e diventa una scelta politica formale.

«I consiglieri usati come notai»

Nel documento con il quale comunica la propria decisione, Vitale non si limita ad annunciare l’uscita dalla maggioranza. Le motivazioni investono direttamente il metodo di governo adottato dall’amministrazione e, in particolare, il rapporto tra Giunta e consiglieri che hanno sostenuto la coalizione.

«Le scelte amministrative sono sempre arrivate “calate dall’alto” senza mai un confronto antecedente alle decisioni finali: i consiglieri venivano e vengono chiamati solo e sempre per ratificare. Usati come notai, in Consiglio non si decide, si subiscono le scelte prese da altri.»

È probabilmente questo uno dei passaggi politicamente più pesanti della nota. Vitale descrive una maggioranza nella quale, a suo giudizio, sarebbe progressivamente venuto meno il confronto preventivo sulle decisioni strategiche, riducendo il ruolo dei consiglieri alla ratifica di scelte già assunte. Una critica che assume un significato diverso proprio perché non proviene dall’opposizione, ma da un consigliere eletto all’interno del progetto politico che ha portato Mancuso alla guida della città.

Dalle grandi opere ai finanziamenti: la critica diventa amministrativa

Il giudizio di Vitale si estende poi ai risultati dell’amministrazione. Nel documento vengono richiamati alcuni dei dossier più importanti per il futuro di Sant’Agata di Militello: Porto dei Nebrodi, muro paraonde, difesa e ripascimento della costa, Villa Falcone e Borsellino, insieme alla capacità dell’ente di intercettare e utilizzare finanziamenti.

È su questo terreno che il dissenso politico diventa anche una valutazione sull’efficacia dell’azione amministrativa. Secondo Vitale, a tre anni dall’inizio della consiliatura, la distanza tra gli obiettivi inizialmente indicati e quanto concretamente realizzato sarebbe diventata troppo ampia per continuare a sostenere la maggioranza come se nulla fosse.

Conti comunali, tasse e costi della politica

Altro capitolo centrale è quello finanziario. Vitale contesta soprattutto le modalità attraverso le quali l’amministrazione avrebbe affrontato le difficoltà dei conti comunali, sostenendo che il peso del risanamento sia stato trasferito prevalentemente sui cittadini.

«Per ripristinare i conti si è sempre scelta la via più facile: aumentare tasse e tariffe e tagliare i servizi, senza mai ipotizzare un preventivo taglio dei costi della politica — dagli stipendi della Giunta e delle cariche consiliari ai gettoni di presenza.»

Il tema non è secondario. La situazione finanziaria del Comune rappresenta da tempo uno dei principali terreni del confronto politico santagatese e la presa di posizione di Vitale apre adesso una crepa anche all’interno dello schieramento che ha governato questa fase.

«Da oggi il mio unico schieramento sarà il bene comune»

La dichiarazione di indipendenza, almeno nelle intenzioni espresse dal consigliere, non equivale automaticamente al passaggio all’opposizione. Vitale annuncia piuttosto una collocazione autonoma, con voti che saranno valutati provvedimento per provvedimento.

«Da oggi il mio unico schieramento sarà il bene comune. Voterò ogni proposta utile per la città, a prescindere da chi la presenterà in aula, e voterò contro tutto ciò che serve solo all’interesse del singolo a scapito della collettività.»

Nel documento c’è anche un passaggio di assunzione di responsabilità. Il consigliere non cancella i tre anni trascorsi nella maggioranza e riconosce di avere condiviso un progetto politico che, a suo giudizio, non è riuscito a tradurre pienamente in atti il programma presentato agli elettori. Da qui anche le scuse rivolte alla città. Rimane, invece, distinta la dimensione personale: Vitale conferma la propria stima nei confronti di Bruno Mancuso. La rottura, almeno formalmente, è politica e amministrativa.

Ma quando comincia davvero la frattura?

Se quella di oggi è la formalizzazione dello strappo, per comprenderne la genesi bisogna però tornare indietro di diversi mesi. Il passaggio che segna l’inizio del progressivo deterioramento dei rapporti può essere individuato nelle dimissioni di Domenico Barbuzza dalla Giunta Mancuso, dopo la sua nomina alla presidenza del Parco dei Nebrodi.

L’uscita di Barbuzza aprì inevitabilmente una partita politica nella maggioranza: chi avrebbe preso il suo posto nell’esecutivo?

Tra le aspirazioni emerse in quella fase c’era anche quella di Antonio Vitale, che puntava all’ingresso in Giunta e alla possibilità di assumere il ruolo di assessore lasciato libero da Barbuzza. Un’aspettativa politica che non si concretizzò. Il sindaco Mancuso, infatti, scelse di non procedere alla nomina di un nuovo assessore, lasciando vacante quella casella e proseguendo con un esecutivo numericamente ridotto.

È da quel momento che il rapporto politico tra Vitale e l’amministrazione comincia progressivamente a cambiare. I segnali di insofferenza diventano più frequenti, l’attività consiliare più autonoma e le distanze su alcune questioni sempre più marcate. Il dissenso di Vitale si è strutturato su questioni amministrative concrete e si è manifestato pubblicamente in Consiglio comunale.

Una crepa politica per Mancuso

È proprio questa successione temporale a rendere politicamente interessante la vicenda. Prima l’aspettativa di un nuovo equilibrio dopo l’uscita di Barbuzza. Poi la decisione di Mancuso di non completare la Giunta. Successivamente il progressivo distanziamento di Vitale, le iniziative autonome in Consiglio, le critiche su singoli dossier e, infine, la dichiarazione di indipendenza di oggi. Non si tratta necessariamente di una crisi capace, nell’immediato, di mettere in discussione la tenuta numerica dell’amministrazione. È però una frattura che riguarda il perimetro politico originario della coalizione e che arriva quando la consiliatura è ormai entrata nella sua seconda parte.

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