Il 4 febbraio 2026 l’Amministrazione di Sant’Agata di Militello ha deliberato — con aria di rito e bontà amministrativa — un pacchetto di moduli aggiornati per lavorazioni cimiteriali, tumulazioni, estumulazioni, verifiche e quant’altro. L’atto ribadisce il rispetto di normative ambientali, di sicurezza sul lavoro e di disciplinari tecnici, accompagnato da roboanti richiami alla “trasparenza” e alla “tutela dell’Ente”. Già qui si può arricciare il sopracciglio: quando un atto è tanto solerte nel proteggere l’Ente, a volte è perché l’Ente teme di doverlo difendere.
Formalmente innocuo, il provvedimento appare come un classico aggiornamento tecnico. Ma adottare una nuova modulistica immediatamente dopo il riesplodere delle polemiche sul cimitero non è proprio un caso fortuito.
Il cimitero sotto inchiesta: ossari sequestrati, resti e rifiuti speciali
A metà gennaio, gli uomini della Guardia di Finanza, su coordinamento della Procura di Patti, hanno sequestrato due ossari all’interno del camposanto cittadino dopo la segnalazione di un cittadino: resti umani, casse mortuarie smembrate e materiali che non avrebbero dovuto esserci. L’inchiesta non è più solo questione di ossa sparse: si è estesa a presunti illeciti di smaltimento di rifiuti speciali, residui di tombe demolite e persino sospetti roghi al cui interno potrebbero essere state bruciate bare in legno, con ritrovamenti di residui di zinco — materiale tipico delle casse funebri.
L’intera vicenda non è un caso locale isolato: la Procura ipotizza violazioni amministrative e penali, dai reati di smaltimento irregolare alla più grave distruzione o sottrazione di cadavere. Nulla è ancora provato — e lo ribadiamo — ma è significativo che un semplice esposto cittadino abbia aperto un fascicolo tanto corposo.
È possibile che il nuovo modulo “per lavori cimiteriali” nasca per mettere una pezza retroattiva?
La domanda, tagliente come un bisturi, è la seguente: quel repentino aggiornamento della modulistica è davvero una buona prassi amministrativa o il tentativo di blindare procedure che — forse — già navigavano in acque torbide?
È un sospetto amaro, ma non privo di fondamento per un osservatore cinico. Una modulistica più complessa, più dettagliata e più controllata può servire a posteriori come scudo burocratico:
Se c’è un processo in corso sui rifiuti speciali, un atto che enfatizza la “conformità normativa” potrebbe essere utile a dimostrare che d’ora in poi tutto sarà tracciato. Se emergono responsabilità nella gestione dei lavori, un nuovo iter amministrativo può fungere da parafulmine contro eventuali critiche sul controllo precedente.
Non è peregrino chiedersi se dietro il linguaggio burocratico su trasparenza e tracciabilità non si nasconda anche una qualche ansia difensiva dell’Ente — non solo nei confronti dei cittadini, ma nei confronti della legge stessa.
Una città divisa tra indignazione e sospetto
Sant’Agata di Militello non è nuova a tensioni su questo tema: polemiche politiche avevano già investito la carenza di loculi, la gestione affidata ai privati e il project financing bocciato e poi approvato. Ora, l’inchiesta giudiziaria solleva interrogativi concreti sulla gestione dei rifiuti cimiteriali e sulle procedure operative adottate nel passato recente.
Un Comune in piena luce mediatica — specie quando la giustizia entra in gioco — dovrebbe evitare interpretazioni ambigue. Ma la velocità con cui la nuova modulistica è stata approvata, proprio mentre gli inquirenti indagano su smaltimenti sospetti, fa pensare




