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Sant’Agata: “un posto di assessore per troppi pretendenti”, presto nei migliori cinema

Il proverbio siciliano “na figlia e cento iénniri” ossia “una figlia e cento generi” è l’immagine perfetta per descrivere quelle situazioni in cui l’oggetto del desiderio è uno solo, ma i pretendenti si moltiplicano all’infinito. La figlia – simbolo di un posto ambito, una carica, un’opportunità – rimane unica e indivisibile; i generi, invece, spuntano come funghi, ciascuno convinto di avere il diritto, il titolo o il merito per aggiudicarsela. Il risultato è una competizione grottesca, dove la sproporzione, tra l’offerta e la domanda, genera inevitabilmente tensioni, gelosie e teatrini degni di una commedia. Una commedia cinematografica in cui il protagonista è sindaco di Sant’Agata, Bruno Mancuso, nel ruolo di regista, che deve tenere insieme una compagnia non tanto talentuosa.

Il punto di partenza è semplice: Domenico Barbuzza, attuale assessore comunale e fedelissimo di Bernadette Grasso ma anche della squadra del sindaco Mancuso, è destinato – salvo colpi di scena – a sedere sulla poltrona di presidente del Parco dei Nebrodi. Un incarico prestigioso, di peso politico e simbolico, che naturalmente comporta le sue dimissioni da assessore comunale. Fin qui, tutto regolare. Ma è dal momento in cui la casella della giunta si svuota che si scatena il carnevale.

La promessa (dimenticata?) a Forza Italia

In teoria, la questione dovrebbe essere semplice: al posto di Barbuzza dovrebbe entrare Maria Damiano, designata di Forza Italia, che in tempi di campagna elettorale aveva ricevuto la promessa –  a voce alta – di subentrare proprio in casi come questo. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo… la memoria del sindaco. E qui nasce il problema: Mancuso ricorda ancora quell’accordo? O, complice l’età, le tante incombenze e i riflessi un po’ appannati, ha archiviato la promessa in qualche cassetto della mente?

Ferraù, sogna l’assessorato  

Chi non ha dimenticato nulla è il consigliere provinciale Ferraù. Anzi, lui l’assessorato lo sogna pure di notte. Nei suoi sogni gli capita spesso di incontrare Antonio Vitale, a cui prova a spiegare – senza mai riuscire a convincerlo – perché l’uomo giusto da nominare sia proprio lui. Ma il problema è che Vitale, sia nei sogni che da sveglio, è convinto, invece, che l’uomo giusto sia… Vitale stesso. Ma per entrambi, tra ambizioni personali e sogni a occhi aperti, l’assessorato rischia di rimanere più un miraggio che un approdo reale. In tal caso Ferraù ha già pronta la carta della consigliera Pilato, trasformando così l’assessorato in un percorso a ostacoli degno della “via crucis”.

L’autoconvincimento di Poma (aiutato da Scurria)

A rendere il quadro ancora più esilarante ci pensa Marzio Poma il quale ha maturato la granitica convinzione che a prendere il posto dell’Assessore Barbuzza potrebbe anche essere lui. A rassicurarlo c’è Antonio Scurria che, con la delicatezza di un disco rotto, gli ripete in continuazione: “Non ti preoccupare”. E il povero Poma, suggestionato fino al midollo, ci crede davvero, convinto in un intervento risolutivo dell’on. Calderone. Al deputato di Forza Italia piacerebbe che Poma entrasse nella giunta Mancuso, ma non può fare “ u sceccu ‘nto linzolu“, il finto ingenuo insomma. Tommaso è un politico navigato, sa benissimo che una casella dell’esecutivo è già occupata dalla fedelissima Valeria Fazio.

Calogerino Indriolo ed Enrico Natale

Alla partita partecipa anche Rino Indriolo, fedelissimo di Mancuso e sponsorizzato dalla consigliera Laura Reitano (Lega), che scalpita per entrare in giunta. Poi c’è il consigliere Enrico Natale, fresco di passaggio con Pino Galluzzo il quale rivendica spazio per Enrico. A complicare il quadro, non va dimenticato che sia la Lega che lo stesso Galluzzo, in tempi recenti, hanno sostenuto Paolo Starvaggi: un dettaglio che pesa come un macigno negli equilibri interni.

Una poltrona per troppi

Il risultato è che quella che doveva essere una normale sostituzione rischia di trasformarsi in una gara a eliminazione multipla, con pretendenti vecchi e nuovi pronti a saltare sul palco. Tutti sicuri, determinati, convinti che “questa volta tocca a me”.

La soluzione estrema

A questo punto, verrebbe da dire che l’unico modo per uscirne sarebbe una mossa clamorosa: il sindaco Mancuso potrebbe azzerare completamente la giunta e proporre una “giunta di salute pubblica”. Una sorta di governo tecnico in salsa santagatese, magari pescando anche nella minoranza, che metterebbe d’accordo tutti… Ma cu ciù dici a Pedalà? Un’idea del genere non andrebbe sicuramente giù al vice sindaco Calogerò che, per il forte trauma, potrebbe iniziare a rivalutare come “amico del cuore”  Paolo Starvaggi.  

Per ora l’unico dato certo è che a Sant’Agata di Militello i candidati spuntano più numerosi dei funghi dopo la pioggia. Sul palco resta Mancuso, regista improvvisato di una commedia sempre più vicina alla farsa. Sta a lui decidere se rispettare il copione già scritto o regalare un colpo di scena. In ogni caso, la “figlia” finirà per sposare uno solo: tutti gli altri dovranno accontentarsi di restare tra i “cento generi” respinti, pronti a giurare che la prossima volta sarà davvero il loro turno.

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