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Santo Stefano, Casa di Comunità con l’ascensore fermo: la sanità che inciampa proprio sui pazienti fragili

Una struttura moderna, ma con un problema che rischia di comprometterne la funzione principale

Tagliare un nastro è sempre più semplice che garantire un servizio. E il rischio è che una delle opere simbolo della nuova sanità territoriale finisca per rappresentare, suo malgrado, uno dei paradossi più evidenti dell’attuazione del PNRR.

Accade a Santo Stefano di Camastra, dove la Casa della Comunità inaugurata lo scorso 10 aprile rischia di trasformarsi da modello di innovazione sanitaria a caso emblematico di un’opera formalmente pronta ma ancora lontana dall’essere realmente fruibile da tutti.

L’edificio, ricavato nei locali dell’ex scuola “Maria Gomez” e riqualificato con un investimento superiore a un milione e mezzo di euro finanziato con fondi PNRR, si presenta come una struttura moderna, funzionale e ben organizzata. Ambulatori specialistici, spazi dedicati alla prevenzione, al supporto psicologico, all’integrazione con i medici di medicina generale: sulla carta non manca nulla. Il problema, però, è che proprio ciò che dovrebbe renderla accessibile ai suoi utenti principali continua a non funzionare.

L’ascensore fermo e il paradosso della sanità di prossimità

Secondo quanto viene segnalato, a quasi tre mesi dall’inaugurazione l’ascensore risulta ancora inutilizzabile. Una circostanza che non rappresenta un semplice disagio logistico.

Le Case della Comunità, infatti, sono state introdotte dal DM 77/2022 proprio per diventare il punto di riferimento dell’assistenza territoriale destinata soprattutto ad anziani, persone con disabilità, pazienti cronici e cittadini fragili. Se gli ambulatori sono collocati prevalentemente al primo piano e l’unico sistema di abbattimento delle barriere architettoniche non è funzionante, il problema assume inevitabilmente una dimensione diversa. Non si tratta semplicemente di un ascensore guasto. Si tratta della concreta possibilità che una parte dell’utenza non riesca ad accedere ai servizi per i quali la struttura è stata progettata.

Nessuna chiusura automatica, ma la criticità è reale

È opportuno distinguere il piano giuridico da quello politico-amministrativo. La normativa non prevede che un guasto all’ascensore comporti automaticamente la chiusura della struttura né l’applicazione immediata di sanzioni.

Tuttavia, se il mancato funzionamento si prolunga nel tempo e impedisce stabilmente l’accesso ai servizi da parte di persone con ridotta mobilità, la situazione può incidere sul rispetto dei requisiti di accessibilità richiesti alle strutture sanitarie pubbliche. In tali casi gli organi competenti possono disporre verifiche, prescrizioni, diffide e imporre l’adeguamento della struttura. Nei casi più gravi, qualora vengano meno i requisiti autorizzativi previsti dalla normativa, potrebbero essere adottati provvedimenti sull’autorizzazione all’esercizio o sull’accreditamento fino al ripristino delle condizioni di conformità. È un’eventualità che oggi non può essere data per acquisita, ma che certamente merita attenzione.

L’inaugurazione con le autorità, il problema rimasto irrisolto

Alla cerimonia inaugurale del 10 aprile erano presenti il direttore generale dell’Asp di Messina, Giuseppe Cuccì, il direttore amministrativo Giancarlo Miutta, il direttore sanitario Giuseppe Ranieri Trimarchi, il sindaco di Santo Stefano di Camastra Francesco Re, altri amministratori del comprensorio e il parroco don Calogero Calanni, che impartì la benedizione ai locali.

La domanda che oggi inevitabilmente emerge è semplice: il problema dell’ascensore era già noto oppure si è manifestato successivamente all’apertura? E, soprattutto, perché a distanza di quasi tre mesi non è stato ancora risolto? Sono interrogativi ai quali sarebbe auspicabile che l’Azienda Sanitaria Provinciale fornisse una risposta pubblica e puntuale.

Nel corso della preparazione di questo articolo abbiamo tentato di ottenere chiarimenti direttamente dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina. Sono stati effettuati ripetuti tentativi di contattare la Segreteria della Direzione generale e lo stesso direttore generale, Giuseppe Cuccì, per conoscere le ragioni del mancato funzionamento dell’ascensore e i tempi previsti per il ripristino del servizio. Tentativi che, però, non hanno avuto esito: non è stato possibile ottenere alcuna risposta né un riscontro ufficiale. Un silenzio che, considerata la rilevanza della questione e l’interesse pubblico che riveste, contribuisce inevitabilmente ad alimentare interrogativi che meriterebbero invece spiegazioni puntuali e trasparenti.

Non solo l’ascensore: pesa anche l’isolamento della struttura

Le criticità segnalate dagli utenti non riguardano esclusivamente l’accessibilità interna. La Casa della Comunità sorge nella parte più periferica del centro abitato e, secondo numerose segnalazioni, non esiste un servizio di navetta dedicato. Per molti cittadini anziani raggiungere la struttura significa affrontare un percorso in salita difficilmente sostenibile senza un’automobile o l’aiuto di familiari.

Anche questo aspetto appare in contrasto con la filosofia delle Case della Comunità, nate proprio per avvicinare i servizi sanitari ai cittadini più fragili e non per renderne più complesso l’accesso.

Una risposta che il territorio merita

La vicenda non mette in discussione la qualità dell’investimento né il valore strategico dell’opera.

Anzi, proprio perché la Casa della Comunità rappresenta uno degli interventi più significativi della riorganizzazione della sanità territoriale finanziata dal PNRR, ogni criticità dovrebbe essere affrontata e risolta con la massima rapidità e trasparenza. Se il problema riguarda esclusivamente un ritardo tecnico, è interesse di tutti che venga spiegato e superato nel più breve tempo possibile.

Perché una Casa della Comunità non può limitarsi ad essere bella da inaugurare. Deve essere, soprattutto, pienamente accessibile a chi è stata progettata per servire: gli anziani, le persone con disabilità e tutti quei cittadini fragili che il DM 77/2022 pone al centro del nuovo modello di assistenza territoriale.

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