La vicenda giudiziaria che vede contrapposti il Comune di Santo Stefano di Camastra e il maestro ceramista Giuseppe Prinzi si arricchisce di un nuovo capitolo, destinato ad alimentare polemiche non solo sul piano giuridico, ma anche su quello politico e amministrativo.
Lo scorso marzo Quadrochiaro aveva raccontato la sentenza con cui il Giudice di Pace di Mistretta aveva condannato il Comune per aver trattenuto e successivamente donato, senza il consenso dell’autore, una giara artistica realizzata da Prinzi per Expo Milano 2015. Il giudice aveva riconosciuto la responsabilità dell’Ente, condannandolo al risarcimento del danno e al pagamento delle spese di giudizio. Quella decisione, però, è rimasta lettera morta.
Nonostante la sentenza sia stata notificata al Comune il 25 febbraio 2026, accompagnata dalla quantificazione delle somme dovute, e nonostante un successivo sollecito rimasto senza risposta, l’amministrazione non ha provveduto al pagamento.
Un’inerzia durata quasi un anno che ieri, 16 luglio, ha costretto il legale del maestro, l’avvocato Tonino Mauro Ricciardo, a notificare il formale atto di precetto, ultimo passaggio prima dell’esecuzione forzata. Il Comune dispone ora di dieci giorni per pagare. In caso contrario potrà essere avviato il pignoramento dei conti correnti presso la tesoreria comunale. Nel frattempo il conto continua a crescere.
L’esborso inizialmente quantificato in 1.449,30 euro è già salito a 1.661,66 euro, esclusivamente per effetto delle ulteriori spese legali rese necessarie dal mancato adempimento spontaneo della sentenza. Oltre 200 euro in più che finiranno, inevitabilmente, a gravare sulle casse comunali e quindi sui cittadini.
Più che l’entità economica, colpisce il principio. Una pubblica amministrazione è chiamata per prima a rispettare le decisioni della magistratura. Ogni ritardo ingiustificato non produce soltanto un aggravio di spesa, ma alimenta anche un interrogativo sul rapporto tra istituzioni e legalità.
Durissime le parole del maestro Giuseppe Prinzi, che affida il proprio sfogo a Quadrochiaro: «Provo una profonda delusione per la continua arroganza e il cinismo del mio Comune. Un’amministrazione che, invece di valorizzare i propri artisti più rappresentativi, li maltratta e li disprezza. Non hanno avvertito nemmeno il bisogno morale di chiedere scusa per il danno che mi hanno provocato, omaggiando uno dei miei pezzi più significativi a un’autorità internazionale di cui, tra l’altro, si ostinano a non voler rivelare il nome. Trovo inaccettabile che i cittadini debbano pagare di tasca propria i costi di questo disprezzo per l’arte e per le sentenze dello Stato.»
La vicenda assume così un valore che va oltre il contenzioso economico. Fa discutere che proprio la capitale siciliana della ceramica, che della valorizzazione dell’arte ha costruito la propria identità, si ritrovi oggi destinataria di un atto di precetto per non avere dato esecuzione a una sentenza pronunciata in favore di uno dei suoi artisti più rappresentativi.
Adesso il tempo delle attese è finito. Entro dieci giorni il Comune dovrà decidere se chiudere definitivamente la vicenda oppure lasciare che si arrivi all’esecuzione forzata, con ulteriori costi che, ancora una volta, finiranno per ricadere sull’intera collettività.




