Si riaccende la polemica tra politica e magistratura. A innescare il nuovo scontro sono state le parole del ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, che ieri a Ragalna, in provincia di Catania, ha definito i magistrati «killer», aggiungendo che spetta alla stampa «darne notizia».
Un’espressione che ha immediatamente sollevato le reazioni indignate dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), che in una nota ha parlato di dichiarazioni «gravi e offensive», sottolineando come si tratti di un «tentativo di delegittimare chi ogni giorno applica la legge nell’interesse dei cittadini».
Il sindacato delle toghe ha quindi rivolto un monito diretto al governo: «Chi ricopre incarichi istituzionali dovrebbe misurare le parole – si legge nel comunicato – invece di alimentare sospetti e propaganda contro chi ha il solo compito, costituzionale, di rendere giustizia».
Il caso rischia di riaprire un fronte delicato nei rapporti già spesso tesi tra magistratura e politica. Le affermazioni di Musumeci si inseriscono infatti in un clima di diffidenza reciproca che, negli ultimi mesi, ha già visto emergere numerosi scontri verbali tra esponenti dell’esecutivo e le toghe.
Resta ora da capire se arriverà una precisazione o una rettifica da parte del ministro, o se la polemica continuerà ad alimentare il dibattito politico-giudiziario delle prossime settimane.




