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Scoperta una nuova malattia genetica del neurosviluppo: decisivo il contributo dell’Irccs Oasi di Troina. Lo studio pubblicato su Brain

Identificato il ruolo del gene GIT1 in una rara sindrome: la ricerca apre nuove prospettive per la diagnosi delle malattie genetiche ancora senza nome

Una scoperta che rappresenta un passo avanti significativo nella medicina genomica e nella comprensione delle malattie rare arriva dalla Sicilia. Un team di ricercatori dell’Irccs Oasi Maria Santissima di Troina, in collaborazione con l’Università di Catania, il Policlinico “G. Rodolico – San Marco” e l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha identificato una nuova malattia genetica del neurosviluppo causata da alterazioni del gene GIT1.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Brain dell’Oxford University Press, identifica per la prima volta il gene GIT1 come responsabile di una rara sindrome caratterizzata da microcefalia, grave disabilità intellettiva, alterazioni cerebrali, ritardo della crescita e specifiche caratteristiche del volto.

Si tratta di un risultato di grande rilievo scientifico, destinato ad avere ricadute concrete sulla diagnosi e sull’assistenza di pazienti che, fino ad oggi, erano rimasti senza una spiegazione clinica della loro condizione.

Una scoperta nata dall’osservazione clinica

Il lavoro prende avvio dall’attività clinica svolta all’Irccs Oasi di Troina dalla dottoressa Pinella Failla e dal suo gruppo di ricerca. I medici avevano osservato una numerosa famiglia consanguinea nella quale più persone presentavano una grave disabilità intellettiva associata ad altre anomalie neurologiche.

Quella che inizialmente appariva come una casistica familiare particolarmente complessa si è rivelata il punto di partenza di un percorso scientifico che ha consentito di identificare una patologia completamente nuova.

Successivamente sono stati individuati altri pazienti con caratteristiche cliniche analoghe appartenenti a una seconda famiglia italiana seguita sempre dall’Oasi di Troina e, grazie alla collaborazione internazionale tra ricercatori, anche a una famiglia francese.

In totale, lo studio ha analizzato nove pazienti appartenenti a tre diverse famiglie, accomunati dallo stesso quadro clinico.

Il gene GIT1: una nuova chiave per comprendere il neurosviluppo

L’elemento centrale della ricerca è stato proprio il gene GIT1.

Fino ad oggi il suo ruolo era noto soprattutto negli studi sperimentali sullo sviluppo neuronale, ma non era mai stato associato con certezza a una malattia genetica umana.

Le persone studiate presentavano:

  • microcefalia;
  • anomalie cerebrali evidenziate dalla risonanza magnetica;
  • grave disabilità intellettiva;
  • ritardo della crescita già durante la vita fetale;
  • bassa statura;
  • caratteristiche morfologiche del volto ricorrenti.

L’identificazione di questa correlazione permette oggi di classificare una nuova sindrome genetica e di inserirla tra le malattie rare riconosciute.

Le moderne tecnologie che hanno permesso la scoperta

Il risultato è stato possibile grazie all’integrazione tra osservazione clinica e genetica molecolare avanzata.

Un ruolo determinante è stato svolto dal professor Marco Fichera, insieme ai biologi dei laboratori di Genetica Medica dell’Irccs Oasi di Troina e del Policlinico Rodolico-San Marco di Catania.

Attraverso un’estesa analisi di linkage sull’intero genoma, i ricercatori sono riusciti a restringere progressivamente il campo di ricerca fino a individuare la regione cromosomica responsabile della malattia.

Successivamente il ricorso al sequenziamento dell’esoma, oggi una delle tecniche più avanzate nella diagnostica genetica, ha consentito di identificare definitivamente il gene GIT1 come responsabile della sindrome.

È la dimostrazione di come le nuove tecnologie di sequenziamento del Dna stiano rivoluzionando la capacità della medicina di riconoscere malattie che fino a pochi anni fa rimanevano prive di una diagnosi.

La conferma sperimentale arrivata dal Bambino Gesù

La ricerca non si è limitata all’identificazione del gene. Un contributo decisivo è arrivato dal gruppo guidato dal dottor Marco Tartaglia presso l’Irccs Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. I ricercatori hanno infatti dimostrato sperimentalmente che le mutazioni osservate nei pazienti sono realmente responsabili della malattia.

Per farlo hanno utilizzato studi funzionali sia in vitro sia in vivo, sfruttando il modello sperimentale dello zebrafish, un piccolo pesce largamente impiegato nella ricerca genetica perché il suo sviluppo embrionale presenta sorprendenti analogie con quello umano.

Gli esperimenti hanno mostrato che la perdita di funzione del gene GIT1 altera la dinamica del citoscheletro cellulare, cioè l’insieme di strutture che consentono alle cellule di mantenere la propria forma, muoversi, aderire ai tessuti e svilupparsi correttamente.

Il meccanismo coinvolge una riduzione dell’attività della proteina RAC1, fondamentale per il corretto sviluppo del sistema nervoso.

Anche nello zebrafish sono state osservate anomalie dello sviluppo sovrapponibili a quelle riscontrate nei pazienti, rafforzando definitivamente il legame tra il gene GIT1 e la nuova sindrome.

Un risultato che cambia la vita delle famiglie

Il valore della scoperta non è soltanto scientifico. Per molte famiglie convivere con una malattia genetica senza nome significa affrontare anni di visite specialistiche, esami e incertezze senza arrivare mai a una diagnosi definitiva.

L’identificazione del gene responsabile permette invece di:

  • ottenere una diagnosi certa;
  • migliorare la consulenza genetica;
  • valutare il rischio di ricorrenza nelle future gravidanze;
  • personalizzare il percorso assistenziale dei pazienti;
  • favorire l’inserimento in studi clinici internazionali.

Inoltre, ogni nuovo gene-malattia identificato amplia le conoscenze sui meccanismi biologici che regolano lo sviluppo del cervello, aprendo la strada a future ricerche terapeutiche.

La rete dei pazienti senza diagnosi

La ricerca è stata sviluppata nell’ambito delle attività dedicate ai cosiddetti “pazienti orfani di diagnosi”, persone che presentano malattie rare non ancora identificate.

Il progetto rientra nelle iniziative della Rete IDEA, che riunisce gli Irccs pediatrici italiani impegnati nella ricerca sulle malattie genetiche rare, con finanziamenti del Ministero della Salute e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Un ruolo strategico è stato svolto anche dalla piattaforma scientifica condivisa tra l’Università di Catania e l’Irccs Oasi di Troina, che negli ultimi anni si è affermata come uno dei poli di riferimento nazionali nello studio delle patologie neurologiche e genetiche.

La Sicilia protagonista della ricerca internazionale

La pubblicazione su Brain, una delle riviste più autorevoli al mondo nel campo delle neuroscienze, rappresenta anche un importante riconoscimento per la ricerca italiana e, in particolare, per quella siciliana.

L’Irccs Oasi Maria Santissima di Troina conferma il proprio ruolo di centro d’eccellenza nella genetica del neurosviluppo, dimostrando come la collaborazione tra istituti di ricerca, università e ospedali pediatrici possa produrre risultati di livello internazionale.

La scoperta del ruolo del gene GIT1 non costituisce soltanto l’identificazione di una nuova malattia rara: rappresenta un tassello in più nella comprensione dei complessi meccanismi che regolano lo sviluppo del cervello umano e offre una concreta speranza a numerose famiglie che, ancora oggi, attendono un nome per la malattia dei propri figli.

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