Beni per un valore complessivo di circa 965 mila euro sono stati sequestrati dalla polizia a Roberto e Salvatore Ravidà, fratelli originari del Messinese, al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e condotta dalla Divisione Anticrimine della Questura di Messina.
Il provvedimento, disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina ai sensi del Codice Antimafia, riguarda sei unità immobiliari situate nel territorio di Oliveri, ritenute frutto di attività illecite e intestate fittiziamente a terzi. Il sequestro è stato proposto congiuntamente dal Procuratore della Repubblica e dal Questore di Messina.
Il ruolo dell’ex dirigente comunale
Al centro dell’inchiesta figura Roberto Ravidà, ex dirigente dell’area tecnica dei Comuni di Oliveri e Mazzarrà Sant’Andrea, già condannato in via definitiva a cinque anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. L’uomo è stato arrestato nel 2020 e scarcerato nel 2023 per fine pena.
La condanna è maturata nell’ambito del procedimento noto come “Gotha 3”, che ha ricostruito un vasto sistema di appalti pubblici pilotati ed estorsioni nel comprensorio tirrenico messinese, evidenziando i legami tra le organizzazioni mafiose delle province di Messina, Catania e Palermo. Secondo le sentenze, l’ex dirigente comunale avrebbe sistematicamente truccato gare d’appalto, favorendo imprese vicine alla consorteria mafiosa dei cosiddetti “barcellonesi”, riconducibile a Cosa Nostra, e segnalando alla stessa gli imprenditori da sottoporre a estorsione.
I favori al fratello ingegnere
Dalle indagini è inoltre emerso che Roberto Ravidà avrebbe condizionato l’attività amministrativa anche in favore del fratello Salvatore, ingegnere libero professionista, approvando o concorrendo all’approvazione di provvedimenti urbanistici ed edilizi illegittimi, in palese conflitto di interessi, dai quali sarebbero derivati gli illeciti arricchimenti oggi sequestrati.
Nonostante la condanna, secondo gli inquirenti l’ex dirigente avrebbe continuato a esercitare la propria influenza anche dopo la scarcerazione, tentando persino di ostacolare il proprio licenziamento definitivo dall’amministrazione comunale.
Le pressioni sugli imprenditori edili
Le investigazioni patrimoniali hanno riguardato anche Salvatore Ravidà, nei cui confronti, pur in assenza di una sentenza di condanna, il Tribunale ha riconosciuto una pericolosità sociale qualificata. Secondo quanto accertato, imprenditori interessati a lottizzazioni o interventi edilizi sarebbero stati costretti ad affidargli la progettazione delle opere, con la minaccia implicita che, in caso contrario, il fratello – allora responsabile dell’ufficio tecnico comunale – avrebbe bloccato l’iter autorizzativo.
L’ingegnere avrebbe inoltre imposto ai committenti anche le ditte fornitrici dei materiali, ricorrendo a pratiche illecite quali l’esercizio abusivo del credito e la partecipazione occulta in società coinvolte in operazioni edilizie irregolari e procedure fallimentari. È stata accertata anche la sua influenza sulle decisioni amministrative del Comune di Oliveri, esercitata attraverso rapporti personali e familiari, sin dalla metà degli anni Ottanta.
Sei immobili sequestrati
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca riguarda sei immobili riconducibili al professionista, ritenuti sproporzionati rispetto alle capacità reddituali degli intestatari e considerati frutto di attività illecite. Nelle prossime udienze, i giudici della prevenzione dovranno decidere non solo sulla confisca definitiva dei beni, ma anche sulla proposta di applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza nei confronti di entrambi i fratelli.




