In Sicilia, tra la fine di luglio 2025, sono stati registrati quasi 700 incendi in 48 ore e oltre 4,700 dall’inizio dell’anno, con la maggior parte di origine dolosa. Ma perché succede proprio qui con questa gravità, chi ci guadagna davvero e cosa si può fare per cambiare rotta?
Chi c’è dietro agli incendi?
Gli incendi in Sicilia non sono solo dovuti a qualche piromane isolato. Secondo la Commissione regionale antimafia, spesso dietro le fiamme c’è una “regia” criminale ben organizzata. Ma non esiste una sola causa.
Rivalità tra pastori e agricoltori: Certi roghi sono usati come vendetta o per mettere in difficoltà concorrenti. Ecomafie e speculazione: Gruppi criminali vogliono “liberare” i terreni, a volte per influenzare i business legati a rifiuti, energia o agricoltura.
Negli ultimi anni le indagini hanno scoperto anche la presenza di mafia negli affari dell’energia eolica, con impianti realizzati in province con forte presenza mafiosa, anche dove il vento è poco adatto. Alcuni agricoltori (e organizzazioni come la Coldiretti) sospettano che i terreni bruciati vengano poi usati per impiantare pannelli fotovoltaici. Tuttavia, la legge italiana vieta la conversione per almeno 10–15 anni di qualunque terreno colpito da incendio: così la maggior parte degli esperti e delle stesse forze dell’ordine esclude che questo tipo di speculazione sia diffuso su larga scala.
Perché in Sicilia più che nel resto d’Italia?
Criminalità e mafia: Qui la mafia ha radici profonde e il fuoco diventa strumento di minaccia, controllo e affari illeciti.
Debolezza delle istituzioni: Pochi operatori antincendio, mezzi vecchi, poca prevenzione. I piani di controllo e pulizia dei boschi funzionano poco o tardi.
Clima e abbandono: Estati caldissime, venti forti e tanto terreno abbandonato fanno sì che il fuoco si propaghi più facilmente.
Speculazione e pochi controlli: Dove i vincoli sono deboli e i controlli scarsi, qualcuno spera di “cambiare” il valore dei terreni appiccando fuoco.
Chi ci guadagna?
Speculatori che puntano a “liberare” e acquistare terreni a basso prezzo; Mafiosi che controllano appalti, bonifiche e lavori di ricostruzione; Chi gestisce emergenze che diventa protagonista solo quando arriva il fuoco, mentre la prevenzione resta poca. In alcuni casi, anche semplici cittadini esasperati compiono piccoli gesti per rabbia o vendetta, contribuendo al problema. La Sicilia brucia ogni estate non solo per il sole e lo scirocco, ma per un intreccio di interessi criminali, debolezze istituzionali e speculazioni che altrove sono meno forti, meno organizzate o più efficacemente contrastate. La percezione diffusa tra cittadini e agricoltori è quella di una devastazione silenziosa che, più del maltempo o delle fatalità, deriva da una somma di complicità e indifferenze.
Cosa si può fare davvero?
La vera emergenza in Sicilia è strutturale e serve più prevenzione. Serve mappare e rendere pubblici i terreni bruciati. Investire in veri piani antincendio, pulizia del verde e interventi rapidi. Rafforzare i controlli contro le infiltrazioni criminali e le speculazioni. Coinvolgere di più la popolazione nei controlli del territorio e nelle iniziative di prevenzione. Solo così la Sicilia potrà uscire da questa “emergenza infinita” e difendere il suo futuro dalle fiamme e dagli interessi criminali, restituendo speranza a chi ogni anno vede bruciare la propria terra.




