spot_img
spot_img

Sicilia divorata dalle fiamme: oltre cento evacuati, 300 ettari distrutti e temperature fino a 46,5 gradi

La Sicilia continua a bruciare sotto la spinta di temperature estreme, vegetazione inaridita e fronti di fuoco difficili da contenere. La situazione più delicata si registra nell’Agrigentino, dove gli incendi hanno imposto evacuazioni, trasferimenti di pazienti e un imponente dispiegamento di uomini e mezzi aerei.

A Santo Stefano Quisquina le fiamme hanno minacciato il centro abitato e alcune strutture considerate particolarmente sensibili. Oltre cento persone sono state allontanate complessivamente dalle zone a rischio, mentre 22 pazienti della clinica “Ignazio Attardi” sono stati evacuati in via precauzionale e trasferiti in altre strutture sanitarie.

Fuoco vicino alle abitazioni e alle strutture sensibili

I provvedimenti di evacuazione hanno interessato anche le famiglie residenti lungo la strada statale che collega Santo Stefano Quisquina con Bivona, gli abitanti di contrada Canfuto e le persone che vivono nelle vicinanze del bosco Kadera.

L’attenzione delle squadre di soccorso si è concentrata inoltre su un deposito di ossigeno, una stazione di servizio e un’azienda che produce o custodisce materiale pirotecnico. Si tratta di obiettivi particolarmente delicati, sui quali sono stati indirizzati prioritariamente gli interventi dei Canadair, degli elicotteri e delle squadre a terra.

Sul posto stanno operando vigili del fuoco, Corpo Forestale, Protezione civile, carabinieri, polizia e volontari. Rinforzi sono stati mobilitati anche dai distaccamenti di Sciacca e Canicattì.

Le fiamme raggiungono l’Eremo di Santa Rosalia

Nel corso delle ore il fronte dell’incendio si è esteso fino alla zona dell’Eremo di Santa Rosalia, uno dei luoghi simbolici del territorio di Santo Stefano Quisquina.

Più Canadair ed elicotteri sono entrati in azione per tentare di fermare l’avanzata delle fiamme. I velivoli stanno utilizzando anche alcuni laghetti privati della zona, in particolare nel territorio di Cammarata, per rifornirsi d’acqua e ridurre i tempi tra un lancio e l’altro.

L’incendio ha provocato anche problemi alle comunicazioni: in alcune aree la rete telefonica Tim ha smesso di funzionare, complicando ulteriormente le attività di coordinamento e i contatti con i residenti.

Trecento ettari distrutti tra Sambuca e Sciacca

È pesantissimo anche il bilancio del rogo divampato tra Sambuca di Sicilia e Sciacca. Circa 300 ettari di terreni privati e demaniali sarebbero stati attraversati dalle fiamme, dalla contrada Arancio di Sambuca fino alla contrada Carboj, nel territorio saccense.

Il fuoco ha devastato macchia mediterranea, aree boschive, terreni agricoli e coltivazioni. Le fiamme hanno interessato un territorio molto ampio, estendendosi dalla zona della Tardara fino al bivio Misilbesi e lambendo in alcuni punti anche delle abitazioni.

Le operazioni di spegnimento sono state condotte dal personale del Corpo Forestale di Sambuca di Sicilia e Santa Margherita Belìce, con l’intervento di un elicottero, e dai vigili del fuoco del distaccamento di Sciacca, supportati da un Canadair.

Dopo lo spegnimento delle fiamme più alte, resta il lavoro di bonifica e controllo dei focolai. In presenza di vento e temperature così elevate, infatti, anche una sola zona non completamente raffreddata potrebbe provocare una ripresa dell’incendio.

A Modica arrestato un giovane di 23 anni

Mentre nell’Agrigentino proseguono le operazioni di emergenza, a Modica la Polizia di Stato ha arrestato in flagranza un giovane straniero di 23 anni, ritenuto il presunto responsabile di alcuni roghi che hanno minacciato la città.

L’intervento è scattato grazie alla collaborazione tra i vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di spegnimento, e gli investigatori del commissariato di Modica. Il giovane è stato individuato nei pressi di un focolaio sulla collina Monserrato.

Secondo quanto comunicato dalla Questura di Ragusa, il ventitreenne è stato arrestato in flagranza ed è stato posto agli arresti domiciliari. Le responsabilità dovranno comunque essere accertate nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.

L’episodio riporta al centro il tema dell’origine dei roghi. Non tutti gli incendi hanno necessariamente natura dolosa: alcuni possono essere provocati da comportamenti imprudenti, attività agricole sfuggite al controllo, guasti o altre cause accidentali. Soltanto gli accertamenti condotti dalle forze dell’ordine e dagli specialisti potranno stabilire l’origine dei singoli fronti.

Temperature fino a 46,5 gradi

Ad alimentare l’emergenza è una delle giornate più calde dell’estate siciliana. La temperatura massima rilevata dalla rete del Servizio informativo agrometeorologico siciliano è stata registrata dalla centralina di Noto, nel Siracusano, dove il termometro ha raggiunto i 46,5 gradi.

La rete Sias ha rilevato 45,3 gradi a Mineo, nel Catanese, e 45,1 gradi a Lentini e Paternò. A Enna sono stati raggiunti 43,5 gradi, mentre nelle due principali città siciliane sono stati registrati 41,3 gradi a Palermo e 42,7 a Catania.

Valori che rendono estremamente vulnerabili boschi, sterpaglie e terreni agricoli. La vegetazione secca può trasformarsi in combustibile e consentire alle fiamme di avanzare rapidamente, soprattutto nelle zone impervie dove i mezzi terrestri incontrano maggiori difficoltà.

Una battaglia ancora aperta

La priorità rimane la protezione delle persone, delle abitazioni e delle strutture maggiormente esposte. I soccorritori stanno lavorando contemporaneamente su più fronti, in un territorio vastissimo e reso ancora più difficile dal caldo.

Solo quando gli incendi saranno completamente circoscritti sarà possibile avviare una valutazione attendibile dei danni ambientali ed economici. Il bilancio provvisorio, però, è già grave: centinaia di ettari distrutti, aziende e coltivazioni minacciate, pazienti trasferiti, famiglie evacuate e un patrimonio naturalistico ancora una volta ferito dalle fiamme.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles