Le vicende giudiziarie e la politica seguono percorsi distinti, ma spesso finiscono per incrociarsi nei momenti istituzionali più delicati. È ciò che rischia di accadere martedì prossimo all’Assemblea Regionale Siciliana, quando il presidente della Regione Renato Schifani presenterà la relazione annuale sullo stato di attuazione del programma di governo. Un appuntamento previsto dalla legge, destinato quest’anno a svolgersi sotto l’ombra dell’inchiesta sul Cefpas che ha portato agli arresti domiciliari il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo.
Formalmente il dibattito dovrebbe concentrarsi sull’azione amministrativa dell’esecutivo: gli obiettivi raggiunti, quelli ancora in corso, l’impiego delle risorse del PNRR, la sanità, le infrastrutture, lo sviluppo economico e le riforme. Sul piano politico, tuttavia, il rischio è che il confronto si trasformi in una discussione ben più ampia sulla credibilità della maggioranza che sostiene il governo regionale.
L’effetto politico dell’inchiesta
L’ordinanza cautelare emessa nell’ambito dell’indagine sulla gestione del Cefpas arriva infatti in un momento particolarmente sensibile per il centrodestra siciliano. Al di là delle responsabilità individuali, che saranno accertate esclusivamente nelle sedi giudiziarie competenti, l’inchiesta offre alle opposizioni un nuovo argomento per rilanciare il tema della cosiddetta “questione morale”, già emerso più volte nel corso della legislatura.
Non è un caso che le prime reazioni siano arrivate dal Movimento 5 Stelle. Il coordinatore regionale Nuccio Di Paola e il capogruppo all’Ars Antonio De Luca hanno parlato di una maggioranza ormai abitualmente attraversata da arresti, inchieste e scandali, sostenendo che questi episodi abbiano finito quasi per non suscitare più sorpresa nell’opinione pubblica. Parole destinate ad aprire il confronto parlamentare dei prossimi giorni.
Una seduta destinata a cambiare volto
La relazione annuale del presidente della Regione rappresenta tradizionalmente uno dei momenti più importanti della vita politica siciliana. È il giorno in cui il governo traccia il bilancio della propria attività e l’opposizione misura la distanza tra gli impegni assunti e i risultati effettivamente conseguiti.
Quest’anno, però, lo scenario appare diverso. L’inchiesta sul Cefpas rischia infatti di spostare l’attenzione dall’attività amministrativa al terreno politico. Più che discutere soltanto di riforme, investimenti o fondi europei, l’Aula potrebbe trasformarsi nel luogo in cui opposizioni e maggioranza misureranno la rispettiva credibilità davanti all’opinione pubblica.
Non solo il caso Gallo
Le opposizioni, infatti, non sembrano intenzionate a limitare il confronto alla sola posizione del deputato agrigentino. Nel dibattito parlamentare potrebbero riemergere anche altre vicende giudiziarie che negli ultimi mesi hanno interessato esponenti del centrodestra siciliano, dal procedimento che coinvolge il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno al rinvio a giudizio dell’assessore regionale al Turismo Elvira Amata, fino alle posizioni di altri esponenti politici della coalizione.
L’obiettivo politico appare evidente: sostenere che non si tratti di episodi isolati, ma di un problema più ampio che investe la qualità della classe dirigente regionale.
Il precedente richiamo della Corte dei Conti
A rendere ancora più delicato il momento contribuisce anche un passaggio pronunciato nelle scorse settimane dal Procuratore generale della Corte dei Conti per la Sicilia, Romeo Ermenegildo Palma, durante l’udienza di parifica del Rendiconto della Regione. Nel suo intervento il magistrato aveva richiamato l’importanza della trasparenza amministrativa e della corretta gestione della cosa pubblica, soffermandosi anche sul caso Cefpas, oggi al centro dell’indagine della Procura di Caltanissetta.
Si tratta di un richiamo formulato nell’ambito delle funzioni istituzionali della magistratura contabile e non di una valutazione politica. Tuttavia, è prevedibile che quel passaggio venga richiamato durante il confronto parlamentare come elemento di contesto.
Il difficile equilibrio tra diritto e politica
Il tema, però, resta particolarmente delicato. Sul piano giuridico vale un principio imprescindibile: ogni persona è presunta innocente fino a una sentenza definitiva. Le misure cautelari non costituiscono una condanna e l’accertamento delle responsabilità appartiene esclusivamente ai tribunali.
Diverso è il piano della responsabilità politica. È proprio su questo terreno che si svilupperà probabilmente il confronto nell’Aula di Palazzo dei Normanni. Per le opposizioni, la frequenza con cui esponenti della maggioranza finiscono coinvolti in procedimenti giudiziari impone una riflessione politica indipendente dagli esiti processuali. Per il centrodestra, invece, ogni tentativo di trasformare un’indagine in una condanna politica rappresenta una pericolosa sovrapposizione tra giustizia e lotta politica.
Due impostazioni destinate inevitabilmente a scontrarsi.
Schifani davanti al passaggio più delicato della legislatura
Per il presidente della Regione la seduta di martedì rappresenta probabilmente uno dei passaggi parlamentari più complessi dall’inizio della legislatura. Da una parte dovrà rivendicare i risultati raggiunti dal governo, difendendo l’operato dell’esecutivo e rilanciando gli obiettivi ancora da conseguire. Dall’altra sarà chiamato, inevitabilmente, a confrontarsi con un’opposizione che tenterà di spostare il dibattito dal programma di governo alla tenuta politica della sua maggioranza.
Il rischio, per Palazzo d’Orléans, è che il contenuto della relazione finisca inevitabilmente in secondo piano rispetto allo scontro sulla questione morale. E sarà proprio questo, con ogni probabilità, il vero banco di prova della prossima seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana: verificare se il governo riuscirà a riportare il confronto sul terreno dell’azione amministrativa o se, ancora una volta, saranno le vicende giudiziarie a dominare il dibattito politico regionale.




