spot_img
spot_img

Sicilia, l’isola delle meraviglie (e degli scandali): il caso Himera

Nel cuore della Sicilia, dove si consumò una delle battaglie più epiche dell’antichità — quella di Himera del 480 a.C. — oggi pascola indisturbata una mandria di 50 mucche. L’area archeologica, tra le più importanti della regione, è al centro di uno scandalo che getta una luce inquietante sulla gestione dei beni di straordinario valore storico e culturale.

La Regione Siciliana, tramite il direttore del Parco archeologico di Himera ha concesso in affitto per tre anni un terreno vincolato a una famiglia coinvolta in vicende giudiziarie legate alla criminalità organizzata, per poco più di 200 euro l’anno. Un fatto che ha suscitato clamore e spinto il deputato regionale Ismaele La Vardera a presentare un’interrogazione urgente all’Assessore regionale ai Beni culturali.

La domanda che sorge spontanea — e che dovrebbe scuotere l’opinione pubblica — è: come è possibile che in un sito sostenuto da fondi pubblici nazionali ed europei si autorizzi il pascolo di animali che calpestano e danneggiano resti millenari?

Il sito di Himera è privo di videosorveglianza, i musei sono aperti a singhiozzo e la sicurezza è gravemente carente. La celebre “Phiale d’oro”, reperto di inestimabile valore, è custodita senza alcuna protezione elettronica. Mentre si moltiplicano progetti di valorizzazione e piani di investimento, le mandrie pascolano sulle rovine, a pochi metri dai turisti.

Secondo i dati ufficiali, il Parco archeologico riceve finanziamenti pubblici per la conservazione e promozione del sito, ma la realtà è ben diversa: pochi visitatori, scarsa vigilanza, zero controlli e concessioni surreali. La stessa Regione, che confisca beni a famiglie colluse con la mafia, concede ad esse — o ai loro discendenti — appezzamenti all’interno del patrimonio culturale regionale.

La vicenda di Himera non è solo una gaffe amministrativa. È il simbolo di un sistema fragile, privo di responsabilità chiare, controllo degli atti e di una visione seria della cultura come risorsa strategica. Si parla di turismo, identità e valorizzazione, ma nei fatti il patrimonio archeologico siciliano viene trattato con una leggerezza grottesca.

Oggi le mucche pascolano sui resti di un’antica civiltà. Domani, su cosa?

L’associazione “Himera’s Friends”, guidata da Fabrizio Russo, ha denunciato la presenza delle mucche nell’area archeologica, definendola un grave oltraggio alla memoria millenaria del sito, di cui la Regione è garante per custodia, tutela, valorizzazione e fruizione. La lettera inviata al presidente della Regione Renato Schifani, all’assessore ai Beni Culturali Francesco Scarpinato e ai sindaci dei comuni limitrofi chiede controlli immediati per verificare eventuali danni ai reperti archeologici e un impegno concreto per la tutela e valorizzazione dell’area.

Il direttore del Parco, Domenico Targia, ha risposto che le foto circolate sono di repertorio e che dal 31 maggio scorso l’autorizzazione al pascolo è stata sospesa in autotutela. Ha inoltre sottolineato che il Parco sta lavorando intensamente, anche nei weekend, per garantire la valorizzazione dell’area, con interventi di diserbo e pulizia già avviati.

Questa vicenda rappresenta un campanello d’allarme sulla gestione del nostro patrimonio culturale, che merita rispetto, trasparenza e responsabilità ben più rigorose.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles