La Sicilia ridisegna la propria rete ospedaliera, in un percorso che ormai entra nella fase finale. L’ultima bozza del piano è stata inviata all’Assemblea regionale siciliana alla vigilia di Ferragosto e, pur mantenendo invariato il saldo complessivo — con un taglio di 367 posti letto rispetto al 2019 — modifica in maniera sostanziale l’impianto su cui il governo lavora da oltre un anno.
La vera novità sta nella filosofia: i piccoli e medi ospedali non saranno chiusi, ma riconvertiti. Terranno in vita pochi reparti con possibilità di ricovero e verranno potenziati in attività diurne e day hospital, integrandosi con le micro-strutture territoriali previste dal PNRR. Queste ultime nasceranno in modo capillare in tutta l’Isola, per rispondere sia alle prestazioni quotidiane che alle emergenze di base, evitando così di lasciare scoperte le aree interne e periferiche.
Con queste premesse, la nuova rete ospedaliera si avvia all’ultimo esame. La commissione Sanità dell’Ars, guidata dal leghista Pippo Laccoto, è stata convocata per mercoledì 10 settembre: sarà l’occasione per siglare l’accordo politico già maturo fra i partiti della maggioranza. Poi il piano approderà in giunta e, successivamente, tornerà in commissione per il parere formale, sebbene non vincolante.
Il messaggio politico, intanto, resta chiaro: «I piccoli ospedali non chiudono», ribadiscono dall’assessorato regionale alla Salute. La sfida concreta sarà garantire che la riconversione non si traduca in una riduzione dei servizi essenziali, soprattutto nell’emergenza-urgenza. Su questo terreno i sindaci e l’ANCI Sicilia chiedono garanzie, mentre i sindacati continuano a sollecitare un confronto più ampio, preoccupati dalle ricadute occupazionali e organizzative.
Tra equilibri di bilancio, vincoli PNRR e carenze di personale, il percorso appare complesso. Ma il governo regionale punta a chiudere il dossier a stretto giro, per dare il via alla nuova rete che ridisegnerà la sanità siciliana nei prossimi anni.




