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Stop alle analisi con ricetta in Sicilia: proteste, divisioni e servizi a rischio

Da oggi, mercoledì 26 novembre, in tutta la Sicilia i laboratori di analisi e gli ambulatori specialistici convenzionati hanno sospeso le prestazioni gratuite prescritte con ricetta dal Servizio sanitario regionale. Le strutture continueranno a lavorare solo a pagamento, garantendo comunque le urgenze e le prestazioni indifferibili.
La decisione arriva dopo settimane di tensioni e proteste sul tema dei budget, dei ritardi nella programmazione e delle difficoltà nel dialogo con le istituzioni.

Perché si protesta

Le sigle che hanno proclamato lo stop lamentano problemi ormai cronici:

  • budget annuali insufficienti, che si esauriscono troppo presto;
  • liste d’attesa sempre più lunghe, senza strumenti adeguati per ridurle;
  • mancanza di confronto vero tra assessorato e rappresentanti del settore;
  • incertezza sulle contrattualizzazioni dell’anno in corso.

Secondo Cimest e altre organizzazioni, nonostante l’incontro di venerdì scorso all’assessorato alla Salute, non si intravederebbero soluzioni concrete. Da qui la scelta di interrompere le prestazioni in convenzione e scendere in piazza, con due sit-in organizzati oggi: uno davanti alla Presidenza della Regione in piazza Indipendenza e un altro in piazza Ottavio Ziino, vicino all’assessorato.

La posizione della Regione

L’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, dopo l’incontro di venerdì, ha assicurato “massimo impegno” per trovare soluzioni e migliorare il dialogo:

“L’incontro è stato utile per chiarire i punti principali. Il mio assessorato è disponibile ad ascoltare le esigenze delle strutture accreditate”.

Dalla Regione filtra la volontà di continuare il confronto, anche per affrontare un altro tema caldo: la reale rappresentatività delle sigle sindacali, che verrà ripreso nei prossimi incontri.

Le Associazioni che non aderiscono allo sciopero: “Garantire la continuità assistenziale”

Non tutto il settore, però, si muove nella stessa direzione.
Le Associazioni maggiormente rappresentative della Specialistica Ambulatoriale Accreditata/Convenzionata – tra cui C.S.A., A.C.A.P. Salute, AMSA FKT, ANMED, ASSOCENDIS-ARDIAR, CONFIMI Sanità Sicilia, FESIOP, Gruppo Autonomo Specialisti Branche a Visita, ULPEA MEDEAC – hanno annunciato la non adesione alla protesta del 26 novembre.

Le strutture appartenenti a queste organizzazioni rimarranno aperte e operative, garantendo regolarmente i servizi.

Anche U.A.P. – Unione Ambulatori e Poliambulatori, una delle principali sigle nazionali del settore, si è allineata a questa posizione.

Durante l’incontro del 21 novembre con l’assessorato, queste associazioni hanno ribadito di voler mantenere un confronto istituzionale e hanno segnalato diverse criticità:

  • ritardi nella definizione dei budget;
  • necessità di superare i “budget storici” per passare a criteri basati sul fabbisogno reale;
  • segnalazioni dell’Autorità Garante su possibili distorsioni concorrenziali;
  • rischio di interruzione del servizio pubblico a causa dei limiti imposti alle prestazioni.

Le associazioni chiedono inoltre di attivare subito i Tavoli Tecnici di Branca e di verificare la rappresentatività delle varie sigle secondo criteri chiari.
Entro il 31 dicembre 2025 chiederanno di poter scegliere nuove forme di aggregazione per le strutture più piccole, mentre entro febbraio 2026 vogliono arrivare a nuovi criteri di assegnazione dei budget.

Uno scenario complesso

La giornata di oggi potrebbe rivelarsi decisiva: al termine delle manifestazioni è attesa una nuova convocazione tra assessorato e sigle, con l’obiettivo di riaprire un dialogo che, al momento, appare difficile. Nel frattempo, milioni di cittadini siciliani rischiano di dover pagare di tasca propria per esami e visite che, fino a ieri, rientravano nei servizi garantiti dal Sistema sanitario regionale.

Resta chiaro, però, che il settore della specialistica convenzionata in Sicilia è attraversato da una frattura: da una parte chi protesta e sospende le prestazioni, dall’altra chi chiede responsabilità e continuità assistenziale. Il confronto con la Regione sarà fondamentale per evitare che a pagare il prezzo della crisi siano, ancora una volta, i cittadini.

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